Yuka e Nutri-score rivoluzionano il modo di fare la spesa?

Yuka e Nutri-score rivoluzionano il modo di fare la spesa?

Alzi la mano chi passa molto tempo davanti agli scaffali del supermercato ad analizzare gli ingredienti ed i benefici contenuti all’interno di un determinato prodotto.

In media, solo un consumatore su tre sceglie di comprare un prodotto in base alle informazioni riportate sulle etichette. 

I consumatori fanno scelte inconsapevoli perché molte volte non hanno la possibilità, né il tempo, né la voglia di “decifrare” queste etichette che spesso sono complicate persino per gli esperti. 

Perciò,  nel corso degli anni sono state create delle etichette alimentari più semplici da consultare, come il Nutri-score, e talvolta anche delle applicazioni che le esaminano al posto nostro, come la famosissima app “ Yuka”. 

Nel 2017 il sistema di etichettatura “Nutri-score” è stato inventato dall’università di Parigi e dall’Inserm, Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale.

Il Nutri-score è una targhetta colorata, posta sul lato frontale di alcuni prodotti alimentari, che ha  lo scopo di aiutare i consumatori ad intraprendere e seguire abitudini alimentari sane. 

Nella pratica, come si calcola il Nutri-score? Il prodotto in questione viene classificato a seconda del suo contenuto: in particolare vengono analizzate le sostanze benefiche, come le fibre e le vitamine, e quelle che invece devono essere limitate, come per esempio i grassi, il sale e gli zuccheri.

Questi ultimi sono ormai noti per essere alcune delle maggiori cause di obesità, diabete e malattie cardiovascolari.

Tenendo in considerazione queste sostanze, si arriva ad un punteggio finale, il quale determinerà l’assegnazione del colore e della lettera corrispondente.

In altre parole, a seconda del punteggio ottenuto, si assegnerà una lettera (dalla A alla E) ed un colore (dal verde al rosso). Ovviamente, la lettera A ed il colore verde indicheranno i prodotti da preferire, mentre la lettera E ed il colore rosso quelli da ridurre.

Per questo motivo molto spesso questa etichettatura viene chiamata “sistema a semaforo”.

Supponiamo di prendere in considerazione il burro: questo ha un alto contenuto di grassi e di colesterolo, perciò è stato considerato come uno dei peggiori alimenti: dunque contrassegnato con la lettera “E” e il colore rosso. 

Sul piano digitale invece, nel 2017 tre imprenditori francesi hanno creato un’applicazione, Yuka, che fa una valutazione nutrizionale dei prodotti alimentari e non, messi sul mercato. 

Il suo funzionamento è molto semplice: tramite la scansione del codice a barre del prodotto, questa app rivelerà i suoi impatti sulla salute e sull’ambiente. In questo caso, al prodotto viene assegnato un punteggio in centesimi ed un colore da verde a rosso. 

Possiamo dedurre che si tratta di un’alternativa digitale del sistema di etichettatura precedente, in altre parole un “Nutri-score digitale”.  A differenza di quella cartacea, l’applicazione fornisce delle alternative più sane per ogni prodotto “bocciato”. 

Questi due sistemi francesi hanno già conquistato molti consumatori ed anche i produttori di tutto il mondo. In soli tre anni “Yuka” è stata scaricata da oltre 18 milioni di persone, che scansionano in media 5 milioni di codici al giorno.

Una app che sta diventando più che virale e che permette di avvicinare i consumatori alla consapevolezza di adottare abitudini sane e di penalizzare “i prodotti con un po’ di chimica di troppo”. 

Per quanto riguarda il Nutri-score, le statistiche indicano che il 93% dei consumatori francesi reputa questa etichetta come uno strumento utile; inoltre, l’89% degli intervistati pensa persino che dovrebbe essere obbligatorio.

Oggigiorno questo sistema di etichettatura è sempre più diffuso anche in altri paesi europei, come Spagna e Germania. In Italia, il Nutri-score non è stato accolto a braccia aperte, anzi, ha generato forti critiche e polemiche.

Molti politici italiani considerano il Nutri-score come uno strumento che penalizza la dieta mediterranea ed il Made in Italy. 

Per esempio, Matteo Salvini e Mariastella Gelmini hanno criticato tale sistema di etichettatura sui loro profili social dicendo “Il problema è che secondo questo semaforo prodotti come la Coca-cola zero sono considerati più salutari del parmigiano reggiano, dell’olio d’oliva e del prosciutto di Parma”.

Contrariamente, la maggior parte dei nutrizionisti italiani non considera il Nustri-score un’arma contro la dieta mediterranea ed il Made in Italy; anzi, sostiene che il sistema possa aiutare semplicemente i consumatori nella scelta degli alimenti equiparabili.

Perciò un confronto tra l’olio d’oliva e la Coca-cola zero non ha alcun senso. La Coca-cola non è (e non può essere) utilizzata in sostituzione dell’olio. Nessuno decide di condire l’insalata o di friggere qualcosa con la Coca-cola e viceversa, come è improbabile che qualcuno si rinfreschi con un bel bicchiere d’olio. 

Dunque, secondo tale ragionamento, l’etichetta francese può consentire al consumatore di scegliere l’olio d’oliva migliore a livello nutrizionale, rispetto ad altri oli d’oliva messi in commercio. 

Il Nutri-score e l’applicazione Yuka non vogliono né sminuire la dieta mediterranea, né fare una lista di cibi buoni e cattivi, ma lasciare al consumatore la possibilità di scegliere più consapevolmente ciò che mettiamo in tavola.

In questa maniera siamo influenzati a migliorare le nostre abitudini alimentari, per preservare al meglio la nostra salute. Infatti, secondo le statistiche francesi, il 57% dei consumatori ha rivelato di aver cambiato la propria alimentazione e, di conseguenza, le proprie abitudini d’acquisto grazie al Nutri-score e all’applicazione Yuka.

A questo punto però, due domande sorgono spontanee:

Era davvero necessario ricorrere ad una “pagella a colori” per far si che ci fosse più trasparenza e consapevolezza nel rapporto produttore-consumatore? La salute pubblica è così poco importante rispetto al profitto?

In ogni caso, i numerosi download e le svariate adesioni da parte degli stessi cittadini mostrano come i clienti richiedano una maggiore trasparenza, al fine di prendersi maggiormente cura del proprio benessere.

Questi due mezzi di etichettatura dovrebbero aiutare il consumatore a scegliere un prodotto rispetto ad un altro, senza sminuire il potere decisionale del singolo individuo.

Da non dimenticare, però, che a tavola vige la legge del “quello che conta è la misura”.

Gli alimenti con un punteggio alto sono da favorire, ma quest’ultimi non devono completamente sostituire gli altri alimenti con un punteggio più basso.

Mangiare sano significa fare le scelte giuste e consapevoli e non farsi abbindolare né da una lettera colorata né da un cartellone pubblicitario.

“Siamo quello che mangiamo”: il nostro modo di mangiare influenzerà la nostra salute presente e futura.

Quindi perché sottovalutarlo? 

 

di Giorgia Vatteone.

 

Fonti ed ulteriori approfondimenti:

  • https://ilfattoalimentare.it/tag/nutri-score
  • https://ilfattoalimentare.it/yuka-app.html
  • https://www.repubblica.it/economia/diritti-e-consumi/diritti-consumatori/2020/09/30/news/arriva_yuka_l_app_che_introduce_in_italia_l_etichetta_a_semaforo_degli_alimenti-268799282/
  • https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/arriva-in-italia-yuka-la-app-che-smaschera-gli-alimenti-squilibrati 
  • https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/06/19/bibite-zuccherate-etichette/

 

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