Viva la Repubblica!

Viva la Repubblica!

Oggi la Repubblica italiana compie 75 anni. Può sembrare un’età adulta se paragonata a quella media di un singolo cittadino, ma in ambito di diritto costituzionale l’ordinamento repubblicano italiano è molto giovane, specialmente se paragonato ad altri Paesi, come gli Stati Uniti o il Regno Unito.

Nonostante la sua giovane età, l’Italia repubblicana ha affrontato già notevoli sfide e raggiunto traguardi importanti, lasciando un segno indelebile sulla storia della seconda metà del secolo XX. Una “vita” segnata da momenti positivi, come la partecipazione alla creazione dell’odierna Unione Europea o il boom economico, e da fasi critiche, come la difficile sfida degli anni di piombo o la crisi economica del 2008. In ogni caso, la Repubblica italiana è riuscita sempre a superare tali momenti, garantendo i diritti e la protezione dei propri cittadini.

Purtroppo, anche questo 2 giugno non sarà un “compleanno” particolarmente festoso, nonostante l’importante traguardo. Ci saranno le frecce tricolori e le cerimonie istituzionali a ranghi ridotti, ma nessuna parata accompagnerà questa importante data. Il Covid-19, che da due anni tiene in ostaggio il Bel Paese e il mondo intero, non è stato ancora sconfitto.

Dopotutto, celebrare tale data è necessario, ma allo stesso tempo è difficile festeggiare in una fase di lenta ripartenza. Il Paese e gran parte dei cittadini stanno ancora guarendo dalle ferite inferte da questa minaccia invisibile. La reclusione alla quale ci ha costretto il SARS-nCoV-2 ha portato difficoltà e dolore: molte persone hanno perso il lavoro, ragazzi hanno perso due anni di opportunità, di esperienza e di socialità, tanti hanno dovuto superare con difficoltà il virus o affrontare enormi ostacoli per curare altre patologie e molti, troppi cittadini hanno perso amici e parenti cari.

Viviamo una fase storica difficile, come tutti sanno, dove ci trasciniamo verso una ripartenza e tanta incertezza sul futuro, dovuto soprattutto ai riflessi del Covid-19. Proprio per questo riteniamo che il 2 giugno sia una data fondamentale per dare forza a questo cammino verso la ripresa. La voglia di festeggiare non c’è, ma la Festa della Repubblica è sempre un buon momento per fermarsi e meditare. Riflettere sui valori repubblicani: la forza della nostra Italia.

Il nostro Paese ha tanti difetti, tanti limiti, troppe cose da migliorare, ma è la nostra culla, la nostra casa che ci ha protetto e ci protegge dall’autoritarismo e dalla violenza, dall’intolleranza, dall’estremismo più becero e dall’ignoranza. Riflettere sui diritti fondamentali intoccabili della prima parte del dettato costituzionale è un primo passo non solo per nobilitare il nostro spirito, per rialzarci e ripartire, ma soprattutto per ricostruire e rafforzare la nostra Repubblica.

C’è un passaggio del discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del 2 giugno 2020 che trovo fondamentale per affrontare questo momento: “La nascita della Repubblica, nel 1946, segnava anch’essa un nuovo inizio. Superando divisioni che avevano lacerato il Paese, per fare della Repubblica la casa di tutti, sulla base dei valori di libertà, pace e democrazia.

Forze politiche, che erano divise, distanti e contrapposte su molti punti, trovavano il modo di collaborare nella redazione della nostra Costituzione, convergendo nella condivisione di valori e principi su cui fondare la nostra democrazia.

Quello spirito costituente rappresentò il principale motore della rinascita dell’Italia. Seppe unire gli italiani, al di là delle appartenenze, nella convinzione che soltanto insieme si sarebbe potuta affrontare la condizione di estrema difficoltà nella quale il Paese era precipitato.

Questa sostanziale unità morale è stata il vero cemento che ha fatto nascere e ha tenuto insieme la Repubblica. È quel che ci fa riconoscere, ancora oggi, legati da un comune destino.

[…] Dobbiamo avere piena consapevolezza delle difficoltà che abbiamo di fronte. La risalita non sarà veloce, la ricostruzione sarà impegnativa, per qualche aspetto sofferta. Serviranno coraggio e prudenza. Il coraggio di guardare oltre i limiti dell’emergenza, pensando al futuro e a quel che deve cambiare. E la prudenza per tenere sotto controllo un possibile ritorno del virus, imparando a conviverci in sicurezza per il tempo che sarà necessario alla scienza per sconfiggerlo definitivamente”.

Le parole del Presidente, che quest’anno celebra l’ultimo 2 giugno del suo mandato, devono essere di ispirazione per tutti. Riflettere sui valori, sulle peculiarità e sui difetti del nostro grande Paese è il miglior modo per celebrare tale festività e riscaldare un po’ il nostro cuore per guardare con maggior forza e fiducia al futuro.

Non sarà facile, nulla lo è. Tuttavia, dobbiamo saper affrontare le difficoltà e voler tornare a costruire con fiducia reciproca un paese più forte, più sicuro e dirigerci finalmente verso un futuro migliore.

Da parte nostra, i più sinceri e profondi auguri di buona festa della Repubblica. 

Per l’occasione, come DIXXIT, abbiamo intervistato il prof. Guerrino Maccagnan, cavaliere per il merito della Repubblica Italiana.

 

Alla porta mi accoglie sorridente la moglie, Artura, mi invita ad entrare in casa.

La casa del professore mi incuriosisce, ai muri bianchi e gli stipiti in legno si contrappongono delle decorazioni dall’aria quasi barocca, frutto di anni di collezioni, ogni oggetto ha il suo posto, anche se sono tutti così diversi tra loro. 

Ci accomodiamo al tavolo del salotto ed inizia la nostra chiacchierata. La prima domanda è ovvia ma necessaria: “qual è stata la sua reazione quando ha saputo di aver ricevuto questo titolo onorifico?”.

Il Professore, compiaciuto, mi risponde che per lui è stata una grande sorpresa, in quanto non gli era stato precedentemente comunicato della richiesta per questo titolo e commosso si dice onorato che il suo comune natale si sia mobilitato per renderlo possibile, lo considera un grande riconoscimento per le sue ricerche storiografiche locali.

Un’opera che, infatti, è molto cara al prof. Maccagnan è proprio la raccolta di sei volumi sulla storia del nostro piccolo paese, che con rammarico ammette di non essere riuscito a finire. Mentre ascolto il professore parlare di questa sua raccolta rimango stupita dal fatto che siano stati scritti sei volumi sulla storia del mio paesino di poco più di cinquemila anime e di come questo mi abbia portato ad avere un certo senso di appartenenza.

Dato che stiamo parlando delle produzioni del professore sono curiosa di sapere quale sia quella che gli è più cara. Questa domanda sembra metterlo in difficoltà perché sceglierne una sola sarebbe troppo restrittivo, allora ne sceglie due, che sono velocemente diventate tre.

Il primo volume riguarda la storia delle Clarisse di Verona, quindi una ricerca storiografica locale, che è la sua area di interesse e lavoro principale. Il secondo volume è dedicato al passaggio dell’ Imperatore Carlo V che nel nostro paese ha un velo di leggenda ed è motivo di grande vanto: il Professore, mio compaesano, ricorda con piacere la rievocazione storica che è stata fatta qualche anno fa proprio sulla base dei suoi studi. Fu un momento di condivisione molto speciale per la nostra piccola comunità.

Il terzo elaborato molto caro al professore è il volume dedicato ai podestà locali, che negli anni della Serenissima scambiavano lettere con il Doge di Venezia. Proprio questa ultima raccolta di lettere mi porta alla domanda successiva, sul procedimento della sua ricerca e di come si sviluppa il suo lavoro. Questo punto è molto importante per il Professore, il suo sguardo si fa più serio ed inizia con la premessa che il suo lavoro è sempre “documentazione, non narrazione”, il suo processo consiste in una rigorosa e attenta ricerca condotta in archivi di locali ed ancora più spesso negli archivi di Stato di Verona e Venezia.

Il professore racconta che spesso fotocopiava i documenti originali che erano principalmente in latino, per poterli studiare a casa nel tempo libero, mentre lavorava a tempo pieno come professore del liceo. I documenti necessitavano di una scrupolosa analisi e di interpretazione dei difficili testi latini. Il professore descrive scherzosamente questi grandi sforzi dicendomi “per anni ho cavalcato il cavallo del mio intelletto”, apprezzo l’acuto gioco di parole in collegamento con l’onorificenza appena ricevuta.

Nella nostra realtà locale il prof. Maccagnan è conosciuto anche per due importanti servizi alla comunità: è stato mentore di molti studenti, aiutandoli con la loro tesi di laurea, ed ha aiutato molti cittadini stranieri a ritrovare le propri origini, in collaborazione con il Comune. La nostra chiacchierata continua parlando proprio di questo.

 

Il professore ricorda con affetto i giovani che sono passati per il suo studio: ha affiancato studenti di moltissime facoltà, da lettere e storia, magari più vicine alla sua carriera, ad architettura, perché i suoi studi lo hanno portato a documentare anche moltissimi edifici storici oggetto di tesi. Il Professore dice di riporre molte speranze in noi giovani, che magari in futuro qualcuno di noi riuscirà a completare i suoi manuali sulla storia del paese o trasformare le sue documentazioni in una narrazione fruibile a tutti i cittadini del paese, possiamo dire che la sua opera non è orientata solamente alla storia e al passato, bensì è altrettanto attenta al futuro. 

Il lavoro che, invece, fa con gli stranieri per aiutarli a trovare le loro origini è molto simile al procedimento che utilizza per i suoi volumi: la scrupolosa ricerca negli archivi, questa volta comunali e parrocchiali. Con soddisfazione ricorda tutti i souvenir che gli sono stati donati come ringraziamento e la gioia condivisa con coloro che hanno avuto la possibilità di sapere di più sulle proprie origini ed avviare i procedimenti per ottenere la cittadinanza italiana grazie al lavoro del professore. Apparentemente abbiamo anche una celebrità tra di loro: si tratta di Felipe Scolari, spero che qualche tifoso lo riconosca.

Concludiamo la nostra conversazione con una dedica. Il professore tiene a ringraziare la moglie, Artura, che è stata il suo più grande sostegno e gli ha permesso di coltivare queste sue passioni. Lo ha sostenuto quando passava ogni momento libero negli archivi o quando dopo aver corretto i compiti degli studenti passava serate e nottate a studiare lettere in latino, in salotto con lei accanto che silenziosamente lo appoggiava, mentre guardava la televisione. Immagino quelle serate: silenziose, con il sottofondo quasi sfocato della televisione. Mentre il professore si accinge a concludere la risposta, vedo la moglie passare nel corridoio, indaffarata, ma sorridente. Qui ve lo devo dire cari lettori di Dixxit, mi è scesa una piccola lacrima, sparita velocemente sotto la mascherina.

 

a cura di Noemi Bressan.

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