Venezuela: ieri, oggi e domani.

Venezuela: ieri, oggi e domani.

Esperienze, sogni e speranze di chi ha vissuto in prima persona un’epoca

 

In tanti, nell’arco di questi anni, hanno scritto e raccontato del Venezuela nei modi più disparati, esaltandone le indubbie bellezze e condannando le gesta di un governo figlio di sogni infranti per mano di avidi despoti, i quali hanno defraudato la popolazione di qualcosa di più importante del bene materiale: il diritto di credere ad un futuro migliore.

È dal racconto di alcuni amici che emerge la forza d’animo e la tempra di chi ha vissuto un mondo differente, più difficile, ma certamente formativo rispetto a chi, come noi, ha avuto la fortuna di non imbattersi nell’instabilità di uno dei pochi Paesi che ancora oggi, nell’era delle lotte per l’ambiente e per l’uguaglianza sociale, è vittima del regime totalitario di Nicolas Maduro.

Gianfranco, Costanza e Jhulianna sono alcuni, tra i tanti ragazzi, che hanno toccato con mano quanto esposto pocanzi e che, con orgoglio e grande voglia, hanno aperto la loro mente ed il loro cuore a tutti noi nella speranza che questo possa essere un modo per comprendere non solo le oggettive difficoltà, ma anche le bellezze di un Venezuela che vuole rialzarsi.

Davanti ad un caffè con Gianfranco e Costanza ed in conference call dal Venezuela con Jhulianna, abbiamo iniziato il nostro viaggio da molto lontano per comprendere quanto questo Paese “cambi molto rapidamente nel tempo”, come dice Costanza, e che “negli anni ’50 era per tanti europei il sogno americano poiché qui avevano la possibilità di ottenere con il loro lavoro cose che mai avrebbero ottenuto nel loro paese di origine”. Una storia che pochi raccontano, lasciando pensare a tanti che la nazione ha da sempre vissuto solo e soltanto momenti bui, quando in realtà sino al 1999 il Venezuela era in un notevole periodo di sviluppo e prosperità.

È appunto il 1999 lo snodo cruciale per il Paese che, con l’approvazione della nuova Costituzione ed il definitivo ingresso nella politica venezuelana del Chavismo, inizia ad affrontare un periodo di declino. Tanti uomini di cultura, fiutando il pericolo di uno Stato militarizzato, tornano rapidamente nel loro paese natale, le grandi aziende, nella speranza che tutto si normalizzi, resistono ma nulla possono dinanzi a nuove e vincolanti leggi, pertanto chiudono i propri stabilimenti portando la nazione ad un collasso economico senza precedenti nella sua storia.

Quella che fino ad allora era un’isola felice per tanti, diventa nel giro di pochi anni la peggiore delle paludi e getta nello sconforto chi mai prima di allora aveva immaginato di dover cercare nuovi porti sicuri per trovare la propria realizzazione sociale ed economica.

L’esperienza in prima persona di Gianfranco con il Venezuela finisce fortunatamente poco prima che tutto si rovini ed emigra in Italia con i suoi genitori, conservando il ricordo di un Paese decisamente vivibile seppur già vicino ad essere quello che noi tutti oggi conosciamo.

Quel Venezuela così presente sulla cronaca odierna che, differentemente da lui, Costanza e Jhulianna hanno vissuto o continuano a vivere sulla propria pelle. La prima, pur tra mille difficoltà dettate dalle situazioni, non ha mai nascosto l’amore per la propria terra, per le proprie radici. A malincuore ha lasciato la nazione nel 2014, a suo avviso “uno degli anni peggiori della storia venezuelana” per via delle tante rivolte studentesche in opposizione al regime, i continui blackout e la difficoltà nel trovare cibo e prodotti per la propria igiene personale; paradossale, poi, è “non trovare la benzina nel paese con la più grande risorsa petrolifera al mondo”.

Diversa per tanti aspetti la storia di Jhulianna, figlia di quell’aristocrazia venezuelana che, nonostante tutto, riesce a farcela pur tra tante difficoltà. Lei ha deciso di non andare via e lottare per cercare di cambiare le cose in prima persona, perché non si arrende a vedere il suo amato Venezuela in questo stato. Qualche mese fa è riuscita ad aprire la propria attività commerciale, un centro estetico, e con gli iniziali ricavi ha acquistato la sua prima automobile. Quelle che per la classe media italiana possono sembrare piccolezze, sono motivi di grande gioia, orgoglio e soddisfazione personale per la “borghesia” venezuelana. Sentimenti che trasparivano con forza dagli occhi di una ragazza emozionatissima nel raccontare di come ce la stava tutta pur di superare con positività il momento.

Quella stessa emozione scorta negli occhi di Jhulianna, è apparsa anche negli altri protagonisti di questo piccolo viaggio quando è stata posta loro la domanda: “come ti immagini e sogni il Venezuela del futuro?”

Forse la domanda più importante, nella cui risposta sei finalmente legittimato a pensare in libertà nell’immaginare un Paese senza restrizioni, senza costrizioni, senza censure. Tuttavia, se hai vissuto questa montagna russa di emozioni, se hai toccato con mano il cielo per poi cadere rovinosamente per colpe non tue, anche sognare costa e la fantasia propria del sogno lascia spazio alla ragione.

È forse questa la domanda che mi ha sorpreso più di tutte, perché pensavo tutti sognassero ed immaginassero il Venezuela fuori da questa grave crisi nel breve periodo; ed invece no.

Gianfranco, Costanza e Jhulianna, nella consapevolezza di un momento storico molto delicato e difficile, non riescono ad intravedere la fine di quest’incubo nell’arco di poco tempo. Anzi, temono che lo stesso possa protrarsi ancora per molti anni a venire per via di una corruzione fin troppo presente all’interno del sistema venezuelano.

A noi non resta che sperare che tutto questo finisca, che possa essere ricordato solo come un brutto periodo di transizione volto a far sì che l’economia di questo magnifico Paese torni a risplendere come un tempo, perché seppur tra mille difficoltà, come dice Costanza, “il Venezuela è una splendida terra che ti insegna molte cose, ti insegna a non vedere l’impossibile, ti insegna ad essere persistente e ad essere forte”.

Ad maiora.

 

di Vincenzo Paolo Chiarelli Furio

 

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