Venerdì 13

Venerdì 13

Nonostante il 17 resti il numero più sfortunato nella nostra cultura, il 13 si è fatto strada negli ultimi anni, terrorizzando i paesi occidentali. Tuttavia, esistono molti altri numeri considerati “fortunati” o “sfortunati”. 

 

Ogni cultura porta con sé la propria dose di tradizioni bizzarre, alcune tra le più interessanti sono sicuramente quelle legate ai vari aspetti della scaramanzia. Infatti, è comune pensare che le credenze secondo le quali determinati oggetti, azioni e numeri sono ‘sfortunati’ siano universalmente condivise, ma non è così. Interessante è vedere come tutte le culture siano estremamente influenzate, anche indirettamente, da queste credenze e che, pur non essendo completamente convinti che un giorno o un numero possano portare male, cercano comunque di evitarli. Per fare un esempio: negli aerei italiani non esiste la diciassettesima fila, mentre in Cina non esiste il quarto piano.  Fenomeni che identificano questo stato d’animo e questa credenza sono l’ansia e l’insicurezza secondo l’indagine condotta dal Dottor Richard Wiseman, professore di psicologia alla Univeristy of Headforshire

 

Spesso alcuni numeri hanno valenza negativa per alcune culture, mentre per altre sono estremamente positivi, in primis il numero 13, che per quanto sia identificato come sfortunato nei paesi anglosassoni e del nord Europa, in Italia, soprattutto a Napoli, è considerato un numero fortunato, perché riporta ai tredici miracoli di Sant’Antonio da Padova, uno dei patroni della città. A causa della diffusione del fenomeno della Globalizzazione questa usanza è svanita nel tempo, lasciando spazio al terrore internazionale del numero 13. Nella maggior parte del mondo occidentale il 13 è considerato un numero sfortunato, a tal punto da aver coniato la triscaidecafobia, una vera e propria fobia del numero 13. È per questo che spesso negli aerei non compare la 13esima fila, così come la stanza numero 13 negli alberghi. Tuttavia questa credenza pare essere limitata esclusivamente al mondo cristiano, trovando le sue origini nel fatto che Giuda fosse proprio il tredicesimo commensale dell’Ultima Cena.

Per quanto riguarda il numero 17, invece, le credenze che lo vedono sfortunato nascono già nell’antica Grecia, in quanto il numero si trova tra il 16 ed il 18: entrambi considerati perfetti dai seguaci di Pitagora perché rappresentano due dei quadrilateri più comuni (4×4 e 3×6). Si passa poi alle credenze latine, che ripudiavano lo stesso numero perché, se scritto in numeri romani, rappresenta un anagramma della parola “VIXI” (“vissi”, per estensione interpretato come “sono morto”) e che spesso compariva sulle antiche tombe.

 

In estremo Oriente, un numero considerato particolarmente sfortunato è il 4, per via della somiglianza fonetica tra esso e la parola ‘morte’ in tre delle lingue più diffuse: cinese, giapponese e coreano. In questo caso, è molto comune anche posticipare la registrazione di nascita di un figlio al giorno successivo, il cinque, per evitare che ci siano ricorrenze o festeggiamenti nel giorno ‘funesto’. Analogamente nei cortili delle siheyuan, le case tradizionali cinesi, non vengono mai piantati alberi in numero di quattro, nei vasi dei bonsai non vengono mai messe quattro piante. Nel gioco del weiqi una pedina circondata da quattro pedine avversarie muore e viene immediatamente rimossa dal goban, fino ad arrivare in Corea dove il numero viene saltato anche nell’indicazione dei civici, perché il valore commerciale potrebbe addirittura diminuire nel caso in cui la cifra si presenti più volte, come nel 404.

 

Nonostante la tendenza a portare l’attenzione solo sui numeri sfortunati, è importante ricordare che ogni paese conserva, nella sua cultura, anche diversi numeri fortunati. 

Per esempio, in Cina e in Giappone, che considerano il numero 8 estremamente fortunato a causa dell’assonanza, in entrambe le lingue con la parola “prosperità”. Tuttavia, soffrono anche di contraddizioni, come ad esempio il numero 9, che mentre in Cina è associato al termine “a lungo” che rimanda all’eternità e viene associato all’imperatore, in Giappone viene identificato con la parola “sofferenza”. Per di più, la Cina ha un carattere molto superstizioso per cui tende a programmare interi eventi matematicamente nella speranza di ottenere un risultato ancora migliore. L’esempio più significativo è forse l’inizio della cerimonia di apertura delle Olimpiadi a Pechino, avvenuta il 8/08/2008 alle 8.08 e 8 secondi del mattino.

 

Un paese in completa controtendenza alle credenze Orientali è la Germania, per cui il numero prediletto risulta essere il 4. Questo numero ricorda le foglie di un quadrifoglio, pianta rara da trovare e pertanto universalmente riconosciuta per la sua fortuna. Inoltre, ad ogni foglia sembra essere collegata una caratteristica della vita ideale: Rispetto, Abbondanza, Amore e Salute. 

 

Un altro numero molto presente, soprattutto nella cultura nordica e anglosassone, è il 7, che rimane importante non solo per la tradizione biblica, che narra la storia della Creazione del mondo orchestrata da Dio in sette giorni, ma anche perché corrisponde al numero dei pianeti che costituiscono il Sistema Solare, ai giorni della settimana e alle meraviglie presenti nel mondo.

 

Tuttavia, tra i paesi nordici la Norvegia e la Svezia si distinguono in questa tradizione. La prima regala al nove il ruolo più importante, poiché, secondo la vecchia mitologia nordica, si narra che l’Universo sia in realtà composto da nove mondi sorretti a loro volta da un “albero cosmico”, leggenda che ha ottenuto un grande seguito dando vita a molti miti, come quello ideato dalla Marvel sull’Avenger Thor (Asgard sarebbe infatti uno dei nove mondi). La seconda, d’altra parte, si unisce all’Italia nella credenza che il numero più fortunato sia il 3, anche se per ragioni diverse. Infatti, mentre nella penisola italiana questo numero riporta da un lato alla forma triangolare ed indistruttibile, mentre dall’altro alla Trinità composta da Padre, Figlio e Spirito Santo; in Svezia la credenza si sviluppa da un detto: “Le cose belle arrivano sempre a gruppi di tre”, che ricorda invece il medesimo detto Cinese per cui “le cose belle arrivano (invece) sempre in coppia”. 

 

Per concludere la lista dei numeri fortunati manca solo il 15. Questo numero è molto popolare nei paesi ispanofoni e la sua popolarità deriva dal soprannome dato alla regina Isabella II al compiere quindici anni, la niña bonita (la bella bimba), che resterà da allora invariato. La lotteria spagnola da questo momento chiamerà il 15 in questo modo e diventerà parte del gergo comune. Un’altra ragione per la sua popolarità è attribuita alla ricorrenza di San Indalecio, che si festeggia il 15 maggio con grandi processioni.

Infine, anche se l’apparenza non è quella di un Paese superstizioso, si trova la Russia che non fa distinzioni, giudicando tutti i numeri dispari fortunati e quelli pari sfortunati. Abitudine forse strana per le nostre credenze, che di solito tendono a considerare più i numeri pari come positivi e fortunati, nonostante la maggioranza dei paesi abbia un numero dispari sia per indicare la fortuna che la sfortuna. Inoltre ci sono molte tradizioni collegate ai numeri: l’esempio più comune sta nel numero dei fiori, che deve sempre essere dispari eccetto che si tratti di un funerale.

 

Riprendendo una citazione di Umberto Eco la superstizione porta male”, perché il continuo lasciarci condizionare da queste credenze può limitare le azioni dell’individuo nel corso della sua vita, ma allo stesso tempo nessuno smetterà di crederci nel dubbio che sia vero, applicando un ragionamento simile a quello reso celebre dalla Scommessa di Pascal, che, riferendosi al quesito dell’esistenza di Dio dice: “è necessario “scommettere” considerando la scelta più conveniente.” L’assunto pascaliano è che esistendo, stiamo già vivendo la scelta: l’uomo infatti è costretto a scegliere tra il vivere come se Dio ci fosse e il vivere come se Dio non ci fosse e nessuno può rifiutarsi di prendere una posizione, poiché il non voler scegliere è già una scelta negativa.

La decisione saggia è scommettere sull’esistenza di Dio, in quanto “se vincete, guadagnate tutto; se perdete, non perdete nulla”

 

Concludendo, possiamo affermare che le superstizioni sono parte di tutte le culture e che nessuno ha davvero voglia di scoprire se la fila numero 17 in aereo sia davvero la più sfortunata. 

 

 

Mara Vos Carrero
Irene Pontecorvo

 

 

 

 

 

link

https://naturamatematica.blogspot.com/2015/04/il-13-numero-sfortunato-o-fortunato-giuda-ultima-cena.html

https://www.viaggiandonelmondo.it/numeri-fortunati-e-sfortunati-nel-mondo/

https://it.wikipedia.org/wiki/Scommessa_di_Pascal#Schema_sintetico_della_scommessa 

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