“US ” (“Noi”), un horror d’autore destinato a diventare un cult

“US ” (“Noi”), un horror d’autore destinato a diventare un cult

Un’analisi del secondo capitolo del celebre regista americano Jordan Peele, pellicola ricca di metafore e riferimenti alla società odierna.

 

Premessa: il presente scritto contiene spoiler.

 

Ho voluto scrivere una breve recensione relativa ad uno dei più interessanti film del 2019, “US – Noi”, horror d’autore (e molto altro) di Jordan Peele.

Ho conosciuto l’ormai celebre (ma non troppo, o meglio, non a sufficienza) regista nel 2017, andando al cinema a vedere il suo primo film con distribuzione italiana, “Scappa-Get out”. In realtà ero andato anche controvoglia, in una sera d’estate durante una noiosa quanto pesante sessione estiva, senza nessuna pretesa se non con la volontà di staccare un po’ dalla solita routine di studio. Ringrazierò sempre l’amico che me lo ha consigliato; si trattava di una replica, in quanto il film era stato distribuito qualche mese prima. Un’illuminazione totale.

Anzitutto, perché penso che “Get out” sia uno di quei film che ti fa riflettere: “come può un essere umano concepire una storia del genere?”. Inoltre, ha una trama per niente prevedibile, ricca di colpi di scena e di elementi apparentemente senza senso, ma che un senso ce l’hanno, eccome.

Purtroppo, non sono riuscito l’anno successivo, quando uscì nelle sale italiane, ad andare a vedere il nuovo capitolo del regista, “US” per l’appunto, pentendomene amaramente, perché, checché se ne dica, il cinema è sempre il cinema.

Il film parla di una semplice famiglia afroamericana che decide di passare le vacanze estive a Santa Cruz, in California, presso la casa vacanze della famiglia della moglie Adelaide. Sin da subito Adelaide (interpretata dalla fantastica Lupita Nyong’o) appare scossa e non troppo convinta che la seconda casa di Santa Cruz sia il miglior posto dove trascorrere le vacanze. La suspense che si genera, quando, in una delle scene iniziali sulla spiaggia, Adelaide perde di vista il figlio minore Jason è il crocevia per comprendere il perché del suo atteggiamento turbato: da bambina, nel luna park di Santa Cruz, aveva incontrato la sua sosia in un’attrazione tipica delle fiere stile “horror”, una sala degli specchi.

Da questo momento in poi il film è un costante climax ascendente.

La scena migliore è nettamente il primo incontro tra la famiglia Wilson e i sosia: lungo il vialetto della casa, di notte, appaiono le sagome in lontananza di quattro persone, che poi si scoprono essere una copia esatta dei Wilson, vestiti di rosso, dotati di un paio di forbici dorate.

Red, la sosia di Adelaide, è l’unica in grado di parlare. L’unica di tutti i sosia, perché sì, ne esiste uno per ciascuno di noi; un doppio che è scappato da un laboratorio sotterraneo e vuole uccidere il suo equivalente di superficie.

Dopo una serie di lotte e fughe dai sosia assetati di sangue, il colpo di scena definitivo: Adelaide è in realtà Red, o meglio, nella sala degli specchi sopra citata, vi fu uno scambio. Si spiega così il perché Red sia l’unica in grado di parlare (la visione del film chiarisce questo colpo di scena).

Ma cosa ci vuol trasmettere il regista con questa pellicola? Quali sono le interpretazioni e i significati del film? Difficile a dirsi. Lo stesso Peele, in un’intervista di presentazione del film, ammette di aver avuto l’ispirazione per la trama ricorrendo ad un’immagine che ciascuno di noi credo abbia pensato almeno una volta nella vita: trovarsi di fronte un’identica copia di se stessi dall’altra parte del binario di una stazione qualunque. Il regista, tuttavia, non fornisce mai un’interpretazione univoca del film, anche se essa appare facilmente intuibile da alcuni easter egg in esso contenuti.

In primis, il titolo del film, US, acronimo di United States. Come in Get out, sicuramente un significato politico-sociale è presente. Mentre nel primo film Peele sembra concentrarsi più sulla questione afroamericana, in US pare che il regista sia orientato ad una critica “complessiva” della società americana, e probabilmente, dell’intera società occidentale.

Come riportano molte recensioni sul web, sembra esservi un significato profondo intorno alle figure dei doppelgänger, che rappresentano l’ascesa del populismo e il crollo del sogno americano. Una società, quella americana e occidentale, ormai divisa: mentre la famiglia Wilson e tutti gli altri umani di superficie rappresentano l’élite privilegiata, ricca e benestante, i cloni rappresentano gli ultimi, che, tramite la loro leader Red organizzano una rivolta col fine di eliminare gli “originali” di superficie e prendersi quello che non hanno mai avuto, il controllo sul mondo.

Un’interessante metafora che porta ad uno spunto di riflessione: quanto l’essere gli ultimi, trascurati e ai margini, può risultare un collante per una rivolta cruda e violenta, con la volontà di una presa di potere che in realtà potrebbe nascondere una semplice rivendicazione di diritti.

 

Su questa linea il riferimento a “Hands cross America”, simbolo di una solidarietà fittizia nella società odierna delle contraddizioni e dell’ipocrisia, dove chi raggiunge il benessere difficilmente vi rinuncia a vantaggio dei meno fortunati.

Molti altri indizi sostengono questa linea interpretativa di fondo del film, come le tute rosse indossate dai cloni, chiaro richiamo all’ideologia comunista e all’idea di rivoluzione.

Tuttavia, un semplice botta e risposta permette di comprendere a fondo il significato della pellicola: alla banale domanda della famiglia verso i cloni sul chi fossero, Red risponde incisivamente con “Siamo Americani”, come a dire “siamo come voi, stessi diritti e stessi doveri”.

Da non sottovalutare anche la colonna sonora del film, “I got 5 on it” dei Luniz: Peele rivela di averla scelta per il suo sound “horror” di fondo e per il fatto di essere uno dei suoi brani preferiti in giovane età, ma forse ci nasconde qualcosa.

Non mi resta altro che consigliare la visione di questo horror d’autore, uno dei miei film preferiti del 2019.

In attesa della prossima pellicola del grande Jordan Peele.

 

Di Federico Stassi.

 

Ulteriori approfondimenti:

  • Luca Ciccioni, “Noi (US): la spiegazione del film e l’importantissimo significato del finale”, www.anonimacinefili.it.
  •  “Recensione: “US” (Noi)”, www.ilbuioinsala.blogspot.com.

 

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