Una giungla finanziaria: gli animali nel mercato

Una giungla finanziaria: gli animali nel mercato

Il mondo finanziario occupa una parte importante delle nostre vite nonostante sembri spesso incomprensibile. Ma se invece di usare parole complicate iniziasse a definire situazioni e persone con nomi di animali?

Per molti il mondo della finanza è, e rimarrà sempre, una realtà caotica, piena di movimento e di alti e bassi. Forse questa visione è, in parte, il risultato di una lunga tradizione di film che trattano la tematica della borsa e della finanza al suo stato più puro, cercando di trasmettere la sensazione di adrenalina e incertezza che caratterizza un lavoro in questo campo. Un esempio ne può essere il noto film di Martin Scorsese, “The Wolf of Wall Street”, che non solo mostra gli aspetti positivi e negativi del mondo della borsa, ma spiega anche come dal nulla e in pochissimo tempo si possa arrivare ai vertici più alti di questo mondo. È noto a tutti, infatti, come ogni giorno tutte le compagnie si affaccino alla sfida imposta dal mondo della borsa registrando crescite o perdite di varia misura, attese o inaspettate. Per certi aspetti potrebbe paragonarsi ad una giungla in cui gli animali quotidianamente si trovano ad affrontare una sfida nuova e inaspettata, senza sapere se sopravvivranno.

Quello che invece è noto solo ad alcuni è che sempre più animali, dai più innocui ai più temuti, stanno prendendo vita all’interno del mondo economico, sostituendo interi concetti. Già in passato, il primo ad associare questo termine all’economia fu John Maynard Keynes, che sostenne l’esistenza di uno spirito animale, presente in tutti gli individui, definito come “un complesso di emozioni istintive che guidano il comportamento umano in generale e quello imprenditoriale in particolare.” Con questa affermazione Keynes sembra voler sostenere che l’uomo possiede una forza naturale innata che lo spinge continuamente a trovare una soluzione quando si trova in una situazione critica. 

I primi animali all’appello sono il toro e l’orso, le cui immagini da secoli hanno caratterizzato il mondo del mercato. Il primo indica un mercato di tipo rialzista, ovvero una situazione in cui si prevede un incremento dei prezzi nel breve periodo portando gli investitori a comprare strumenti finanziari per poterli rivendere in futuro ricavandone un guadagno. La motivazione che ha portato alla scelta di questo animale è che il toro, quando si trova in posizione di attacco, tende ad eseguire un movimento che va dal basso verso l’alto sfruttando le sue corna. Molto importante da ricordare è anche come il toro sia diventato il simbolo del distretto finanziario Wall Street che ha eretto una statua per comunicare tenacia e coraggio a tutti coloro che ci passano davanti. Al contrario, il “bear market” serve per identificare la situazione opposta. Infatti l’orso attacca andando dall’alto verso il basso, come in un mercato ribassista in cui ci si aspetta che il livello del prezzo precipiti nel breve periodo. Pertanto gli individui che si ritrovano in questa situazione tenteranno di vendere il numero più alto di titoli possibile prima che questi perdano valore. Nonostante non sia presente come statua singola in nessun distretto finanziario, l’orso diventa un simbolo di Francoforte dove si possono trovare le statue di entrambe le figure, poste una davanti all’altra, ad indicare la ciclicità dell’economia, che si alterna sempre tra momenti di recessione e di espansione.

Le origini di questi termini sembrano essere riconducibili già alla seconda metà del Cinquecento, quando spesso questi due animali venivano legati e obbligati a combattere contro un branco di cani. Si pensa che gli spettatori vedendo la loro strategia di attacco abbiano inseguito coniato i due termini. Tuttavia sembra che la testimonianza più diretta derivi da una tipica frase del gergo americano: “buy the bear” che apparve in un giornale famoso per indicare l’azione di assicurare un valore reale ad un oggetto immaginario per trasmettere sicurezza ad un investitore. 

Un altro esempio di accostamento di due animali in una seconda parte della finanza può essere ritrovato nel paragone tra falchi e colombe. Questi animali servono a definire la politica seguita da responsabili politici e consulenti di una banca centrale con il fine di semplificare la scelta agli elettori. Il falco, ad esempio, indica una figura che sostiene una politica monetaria più severa, che incoraggia tassi di interesse più alti per evitare  che si verifichi un’inflazione all’interno dell’economia. La paura di non poter ripagare i prestiti porterà gli investitori a risparmiare o a vendere i propri titoli facendo sì che l’economia non registri una crescita. Tra i falchi più famosi ricordiamo tipicamente Jerome Powell, presidente della Federal Reserve degli Stati Uniti.

D’altra parte ci sono le cosiddette colombe. Queste figure sono note perché “richiamano la pace”, come sottolinea Antonio Cardarelli nel suo articolo sul Financial Lounge, ed effettivamente  seguono una politica meno aggressiva, con tassi d’interesse bassi per favorire l’acquisto di titoli e azioni. Ovviamente, questo tipo di politica monetaria porta ad avere un rischio maggiore di ricadere in un’inflazione che spesso non si riesce a controllare in tempo, ma conferisce più sicurezza agli investitori sul mercato e aiuta lo sviluppo. Uno de maggiori esponenti degli ultimi tempi, Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (BCE) dal 2011 fino al recente 31 ottobre 2019, è stato definito colomba riuscendo a tenere una situazione di equilibrio pur non toccando i tassi di interesse.

Nonostante questi appellativi indichino delle specifiche politiche monetarie è comunque possibile che durante l’incarico il responsabile eletto decida di cambiare strategia in base alla situazione che starà affrontando.

Trattando invece singoli fenomeni del mondo della finanza ritroviamo una serie di animali individuali che servono ad identificare episodi specifici. Un esempio calzante è il cigno nero. Questo animale non sembra mai indicare una situazione positiva, dovuto forse alla fama del film thriller di Darren Aronofsky che ne prende il nome. Infatti il cigno nero è un termine utilizzato per descrivere quegli episodi inaspettati che non si possono evitare e che spesso portano gravi danni all’economia. L’esempio più famoso potrebbe essere l’episodio della caduta delle torri gemelle (o del World Trade Centre) a New York il 11 settembre 2001 che ha portato sconforto, insicurezza e un forte calo degli investimenti. Tuttavia queste situazioni imprevedibili, possono essere in parte prevenute adoperando investimenti di tipo vario e diversificato, in modo da riuscire a prevenire il crollo totale dell’economia di un paese in una situazione in cui uno dei suoi settori improvvisamente affondi. Un altro animale utilizzato per identificare una situazione simile è il rinoceronte. Questa volta non si tratta però di un evento inaspettato ma di uno prevedibile, che come un rinoceronte, può essere identificato facilmente a causa del suo peso e che dovrebbe allarmare gli esperti e spronarli a trovare una soluzione, anche se questo spesso non avviene. Con il termine rinoceronte possiamo quindi definire la pandemia da Covid-19 che è entrata nelle nostre vite a gennaio ribaltando la situazione globale.

Un altro animale che è riuscito ad entrare nel mondo della finanza a causa del suo noto peso abbondante è l’elefante che, contrariamente al rinoceronte, serve ad individuare gli investitori istituzionali, e soprattutto i grandi fondi pensione e assicurativi, le cui azioni sono in grado di cambiare completamente la percezione del mercato riguardo ad un titolo.

Estraniandosi dal mondo animale reale si può parlare di un nuovo fenomeno incomprensibile agli occhi di molti, che sta diventando sempre più popolare: le aziende unicorno. Queste aziende sono nate approssimativamente nel 2013, con la cosiddetta “New Economy”, e includono tutte quelle start-up non quotate in borsa ma che sono valutate ad una somma di almeno un miliardo nel breve periodo. Il carattere innovativo di queste creature inverosimili le rende uniche riuscendo a catturare l’attenzione di un pubblico molto ampio come hanno ad esempio fatto applicazioni come Uber, Airbnb e anche Spotify.

Infine si possono ricondurre a questo mondo anche termini usati in altri campi. Ad esempio si può parlare di gufi, come nel calcio, definendo quelle persone che continuamente ripetono che un episodio si verificherà finché non avviene veramente venendo identificati come “portatori di sfortuna”, oppure di corvi, individui che invece profetizzano istantaneamente una situazione negativa che si verificherà nel breve periodo. Molto noti sono anche gli squali, i predatori più feroci e spietati del mondo, che agitano la liquidità senza una strategia definita ma basandosi sulla probabilità, con il solo scopo di avvantaggiare i loro interessi, come Gordon Gekko nel film “Wall street: money never sleeps”. A questi animali feroci si oppongono invece gli investitori che si comportano da buoi, o pecore, e che non sapendo dove investire il proprio denaro si affidano ai trend.

Si può quindi concludere che questo complesso mondo si sta dotando sempre di più di una terminologia propria e intuitiva per identificare diverse situazioni e personaggi. In effetti è un mondo frenetico, e come tale necessita di un vocabolario ristretto con cui riesca a comunicare interi concetti in tempi molto brevi.

di Mara Vos Carrero

 

Un pensiero su “Una giungla finanziaria: gli animali nel mercato

  1. Molto interessante il artículo sulla giungla finanziaria! Non conoscevo tutta la terminologia animale, che si usa anche in politica

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