Un mondo vegano: perché no?

Un mondo vegano: perché no?

In un mondo che soffre per via dell’inquinamento, della deforestazione, della distruzione degli habitat e dello sfruttamento del suolo e delle acque mi chiedo: è possibile continuare a vivere così o c’è qualcosa di concreto che si può fare per provare a migliorare le cose?

 

La popolazione globale sta aumentando. Si stima che entro il 2050 saremo circa 9 miliardi di persone. Il mondo si trova di fronte ad una grande sfida: sfamare sempre più bocche. Per aumentare la disponibilità di cibo occorre considerare innanzitutto come le colture sono attualmente distribuite.

È importante notare come il 36% delle calorie prodotte dalle colture globali sia diretto a sfamare gli animali degli allevamenti. Inoltre, nonostante quasi la metà di tutto il terreno coltivabile sia indirizzato all’allevamento di bestiame, esso produce solo il 18% delle calorie globali.

Se i prodotti delle coltivazioni fossero diretti esclusivamente a sfamare gli esseri umani, senza passare per gli animali, le calorie disponibili potrebbero aumentare del 70%, abbastanza da soddisfare l’appetito di altre 4 miliardi di persone. Si stima che ci siano 800 milioni di persone che soffrono gravemente la fame. Gli Stati Uniti da soli sarebbero in grado di sfamare ciascuna di esse con il grano che attualmente utilizzano per sostenere i capi di bestiame negli allevamenti.

Secondo un report delle Nazioni Unite, per salvare il mondo dalla fame è necessario un cambiamento decisivo nella nostra alimentazione. Questo cambiamento, in particolare, dovrebbe riguardare il consumo di carne e di altri prodotti di origine animale. Si stima che l’agricoltura, in particolare quella diretta a sostenere la produzione di carne, sia responsabile dell’utilizzo del 70% dell’acqua consumata globalmente, del 38% del terreno disponibile e del 19% delle emissioni di gas serra.

Secondo una review pubblicata nel 2016, l’adozione di una dieta sostenibile che limiti o elimini del tutto i prodotti di origine animale può diminuire l’impatto negativo della nostra alimentazione fino ad un 70-80% sulle emissioni di gas serra.

Un quarto delle emissioni globali proviene dal mercato del cibo, ma il dato interessante è che ben il 58% di questo inquinamento è imputabile alla produzione di prodotti animali. Inoltre, l’allevamento del bestiame contribuisce gravemente alla deforestazione. Ogni secondo che passa vengono abbattuti dagli 1 ai 2 acri di foresta pluviale per fare spazio a colture i cui prodotti sono diretti a sfamare gli animali che mangiamo.

Convertendo le colture attualmente disponibili in modo da indirizzarne i prodotti al diretto consumo dell’essere umano, non solo si potrebbe dare un taglio alla fame nel mondo, ma l’impatto negativo sull’ambiente diminuirebbe drasticamente. Infatti, per produrre le calorie utili a sfamare la popolazione globale molti di questi campi non sarebbero più necessari e potrebbero quindi essere riconsegnati alla natura.

Per quanto riguarda l’utilizzo dell’acqua, si stima che negli Stati Uniti il 56% di essa sia utilizzata per coltivare cibo per gli allevamenti. Ma i dati disarmanti sono i seguenti. Per produrre una bistecca sono necessari all’incirca 674 galloni di acqua, corrispondenti a 2.551 litri. In altre parole, ogni volta che si mangia una bistecca si sta utilizzando un ammontare d’acqua sufficiente a riempire una piscina gonfiabile di media dimensione (244 x 76 cm).

Un fatto rilevante, soprattutto a fronte della pandemia di Covid-19, è l’utilizzo che si fa degli antibiotici all’interno degli allevamenti intensivi allo scopo di prevenire il diffondersi di malattie infettive. La somministrazione di antibiotici agli animali può aumentare il rischio di trasmissione all’uomo di batteri resistenti ai farmaci. Alcuni ricercatori sostengono che entro il 2050 la resistenza agli antibiotici causerà 10 milioni di vittime ogni anno, superando il cancro come causa principale di morte.

Insomma, in un mondo sempre più malato pare che non si possano più ignorare le conseguenze che l’alimentazione onnivora ha su di esso.

Smettere o diminuire di mangiare carne e prodotti di origine animale produce un effetto a cascata sul mercato: quando la richiesta diminuisce, l’offerta decresce di conseguenza e con essa anche la produzione. E dato che l’impatto positivo della nostra dieta sull’ambiente sembra essere proporzionale alla minor quantità di prodotti di origine animale che introduciamo in essa, la soluzione potrebbe essere going vegan.

L’alimentazione vegana, cioè quella che esclude qualsiasi animale ed ogni prodotto derivato da essi, emerge come la dieta che ha meno conseguenze negative sull’ambiente. Ma per quanto riguarda la salute? Non è forse rischioso limitarsi a mangiare solo prodotti d’origine vegetale?

Una delle prime domande che possono sorgere spontanee quando si parla con un vegano è: “Da dove prendi le proteine?”. Uno studio di grande portata condotto in America nel 2013, ha confrontato i profili nutrizionali di circa 30 mila “carnivori”, 20 mila vegetariani e 5 mila vegani. I risultati dicono che tutti e tre questi tipi di diete non solo permettono un adeguato apporto proteico, ma addirittura superano la quantità giornaliera minima di 42 grammi.

Ciò che è emerso però, oltre a queste informazioni sulle proteine, è che circa il 97% degli americani è deficitario in un nutriente: le fibre. Questo è un dato da tenere in considerazione, poiché una carenza di fibre è associata ad un maggiore rischio di diabete, di sindrome metabolica, di malattia cardiovascolare e di obesità. Ad un basso livello di fibre aumenta anche il rischio di avere alti livelli di colesterolo, di pressione sanguigna e di glucosio nel sangue.

Quindi la domanda da porsi non è “Da dove prendi le proteine?”, ma “Da dove prendi le fibre?”. Ebbene, per definizione le fibre si trovano nelle piante. Dopo aver monitorato l’alimentazione di più di 12 mila soggetti, lo studio sopracitato ha constatato che la percentuale di uomini americani (dai 14 ai 50 anni) che consuma una percentuale adeguata di fibre è pari allo 0%. Emerge quindi che molte persone non mangiano a sufficienza frutta, verdura e legumi.

A questo punto, è opportuno chiedersi quanto sia salutare mangiare alimenti di origine animale in confronto a quelli di origine vegetale e capire quali possono essere le conseguenze di una dieta sbilanciata e povera di piante.

Quando si comparano con i “carnivori”, i vegetariani (e ancor più i vegani) hanno un livello di concentrazione plasmatica media di colesterolo più bassa, presentano un rischio minore di costipazione, di malattia diverticolare, di appendicite e di calcoli biliari.

In uno studio pubblicato su The Journal of Nutrition è emerso che coloro che seguono una dieta a base vegetale presentano un minor rischio di morte associato a svariate malattie, mentre i più grandi enti inglesi e statunitensi che si occupano di nutrizione (The American Dietetic Association e The British Dietetic Association) hanno affermato che una dieta vegana è adeguata e sicura dal punto di vista nutrizionale per tutti gli stadi della vita, compresa la gravidanza.

Al contrario, consumare prodotti animali è associato ad un rischio maggiore di diabete, di infarto, di demenza e di problemi cardiaci; ma anche di ipertensione, osteoporosi e alcuni tipi di cancro. Numerosi studi hanno dimostrato come una dieta vegana possa non solo prevenire, ma addirittura contribuire ampiamente alla cura di malattie cardiovascolari.

Se il consumo di carne peggiora la funzione endoteliale (che è associata ad un normale funzionamento), le verdure la migliorano, aumentando il flusso sanguigno. Inoltre, dalle proteine della carne si ottengono molecole infiammatorie come Neu5Gc e endotossina. L’infiammazione indotta da queste molecole riduce il flusso sanguigno nelle arterie, aumentando il dolore percepito durante l’attività fisica e aumentando i tempi di recupero.

Dalle proteine vegetali, invece, si ottengono antiossidanti, fotochimici, minerali e vitamine che riducono l’infiammazione e migliorano il flusso sanguigno.

Alla luce di queste evidenze scientifiche, credo i motivi per cui sempre più persone decidano di diventare vegane siano quantomeno ragionevoli. Salute e impatto ambientale, ma gli animali?

In questo articolo ho deliberatamente deciso di non trattare le sistematiche pratiche di violenza che vengono inflitte agli animali e di mettere da parte per un secondo la terribile sofferenza che devono patire ogni istante della loro vita allo scopo di soddisfare il palato avido dell’uomo.

Il problema infatti non riguarda più soltanto gli animali. Anche coloro che credono che maiali, capre, galline, pesci e mucche esistano solo per essere trasformati in un delizioso pasto, non possono chiudere gli occhi di fronte alla realtà. E la realtà è che il mercato della carne e dei prodotti animali è una minaccia alla sopravvivenza stessa dell’uomo.

Certo, cambiando la nostra dieta non risolveremmo immediatamente tutti i problemi che minacciano la nostra salute e il pianeta. Per far questo ci vorrà ben altro. Ma una cosa di cui sono convinto è che i grandi cambiamenti avvengono a piccoli passi. Operare concretamente nel proprio piccolo, chiedendosi qual è l’impatto di ciò che portiamo ogni giorno sulla nostra tavola e agire di conseguenza è ciò che siamo chiamati a fare di fronte ad un mondo che sta arrancando.

 

di Giacomo Catani.

 

Fonti e ulteriori letture:

 

  • Cassidy, E., West, P., Gerber, J. & Foley, J. (2013). Redefining agricultural yields: from tonnes to people nourished per hectare, Environmental Research Letters
  • Ritchie, H. (2019). Half of the world’s habitable land is used for agriculture, Our World in Data
  • Harrabin, R. (2019). Plant-based diet can fight climate change – UN, BBC News
  • https://www.theguardian.com/environment/2010/jun/02/un-report-meat-free-diet
  • Aleksandrowicz, L., Green, R., Joy, E., Smith, P., Haines, A. (2016). The impacts of Dietary Change on Greenhouse Gas Emissions, Land Use, Water Use, and Health: A Systematic Review, Plos One
  • https://www.cowspiracy.com/facts 
  • https://www.watercalculator.org/footprint/foods-big-water-footprint/ 
  • Key, T., Davey, G. & Appleby, P. (2007). Health benefits of a vegetarian diet, Cambridge University Press
  • Esselstyn, C. (2017). A plant-based diet and coronary artery disease: a mandate for effective therapy, Journal of Geriatric Cardiology
  • Rizzo, N., Jaceldo-Siegl, K., Sabate, J., Fraser, G. (2013). Nutrients profiles of vegetarian and nonvegetarian dietary patterns, National Library of Medicine
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  • https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27557656/
  • https://gamechangersmovie.com/resources/ 
  • Sandoiu, A. (2018). Drug resistance: Does antibiotic use in animals affect human health?, MedicalNewsToday
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  • Earthling Ed. 30 Non-Vegan Excuses and How to Respond to Them
  • Harwatt, H. & Hayek, M. (2019). Eating away at climate change with negative emissions, Harvard Law School
  • Kim, H., Caulfield, L., Rebholz, C. (2018). Healthy Plant-Based Diets Are Associated with Lower Risk of All-Cause Mortality in US Adults, The Journal of Nutrition

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