Un diritto senza limiti?

Un diritto senza limiti?

La libertà di espressione è uno dei diritti fondamentali dell’individuo, ma se per tutelare i cittadini dovessimo porgli un limite o nuove regole?

 

Negli ultimi decenni, grazie alla diffusione della democrazia e della cooperazione, l’umanità ha compiuto grandi passi in avanti, allontanandosi da fenomeni come la segregazione sociale ed emanando una serie di diritti fondamentali con lo scopo di proteggere i cittadini del mondo. Infatti, c’è stato un graduale distacco dal concetto di cittadino come soggetto legato unicamente ad uno specifico territorio e privo di qualsiasi tipo di potere decisionale e si è affermata l’idea dell’uomo come individuo unico e fondamentale.

Nel 1948, finita la guerra che provocò quasi 70 milioni di morti, viene infatti firmata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, un primo traguardo nella lotta contro le ingiustizie compiute nel passato ed un primo passo per limitare quelle che ancora si verificano.

Questa dichiarazione è simbolo di un cambiamento culturale che non vede più il Paese vicino come “il nemico da colonizzare o da cui difendersi a tutti i costi” (spesso a spese di altri Paesi ritenuti inferiori), ma come un’entità culturale da scoprire e da cui imparare nuove tradizioni.

Nonostante si siano compiuti tanti passi avanti, non bisogna però pensare che la lotta sia finita. Milioni di persone vivono ancora in paesi in cui non possono esprimere la loro opinione o professare la loro religione apertamente per paura di diventare vittime di atti crudeli e disumani. Tuttavia, la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo diventa spesso un argomento di dibattito, poiché è difficile segnarne i limiti o decidere quali siano le “limitazioni” necessarie.

Sono molti, infatti, i fenomeni che ultimamente hanno generato forti controversie e reazioni da parte della popolazione, impaurita dal pensiero che nell’imporre alcuni limiti ai diritti fondamentali si ritorni ad una situazione governata dalla censura e dalla paura.

Il 16 di febbraio del 2021, in Spagna, si è assistito all’arresto del rapper, poeta e attivista politico, Pablo Rivadulla Duró, anche noto come Pablo Hasél, nato il 9 agosto 1988 a Lleida, in Catalogna. Il rapper, negli ultimi anni, si è spesso ritrovato a doversi confrontare con la legge a causa di alcuni testi, tweet e azioni ritenuti illegali. 

La prima accusa risale al 2014: non riguarda tanto i testi delle sue canzoni, quanto alcuni messaggi che aveva pubblicato sulla piattaforma social Twitter. Questi “tweet” sono stati giudicati violenti in quanto riportavano elogi a diversi esponenti di noti gruppi terroristici, come i Grapo (Gruppi di Resistenza Antifascista Primo di Ottobre) o ETA (Paesi Baschi e Libertà), che, nonostante avessero obbiettivi diversi, sono comunque riusciti a generare scompiglio e paura nei cittadini spagnoli per anni. L’accusa fu annullata dal tribunale nazionale nel 2019, poiché la pena non superava i due anni e perché al momento dell’atto l’imputato non aveva ancora compiuto nessun altro crimine. 

Tuttavia, nel 2018 Pablo Hasél era già stato imputato per seconda volta sempre per controversie legate ai suoi tweet, che questa volta contenevano insulti anche alla Corona (le cui offese sono regolate dall’articolo 491 del codice penale spagnolo). Alcuni esempi includono versi come “pena di morte alle principesse patetiche”, “bisognerebbe asfissiare i proprietari dei giornali El Mundo e ABC” o ancora “La macchina di Patxi Lopez (figura politica spagnola) dovrebbe esplodere”.

Dopo essersi appellato anche al Tribunale Costituzionale, che non accolse la mozione per annullare la pena, Hasél fu condannato a 9 mesi di prigione (pena che prima di essere ridotta ammontava a due anni) e a pagare una multa di 38.000 euro, debito che si rifiutò di estinguere trasformandolo in un’ulteriore pena. Il rapper, a cui era stato richiesto di entrare volontariamente presso un’istituzione penitenziaria, si è quindi rifugiato dentro un’università della sua città (Lleida) da cui è stato tirato fuori dalla polizia regionale catalana il 16 febbraio con la forza. 

A questa si è poi sommata, qualche giorno dopo, una seconda condanna di due anni e mezzo per ostruzione alla giustizia, minacce ad un testimone e maltrattamento. L’accusa è riferita ad un caso del 2017, in cui Hasél denunciava pubblicamente sul suo profilo di Twitter un testimone coinvolto in un processo contro delle guardie urbane, sostenendo che fosse stato pagato per testimoniare il falso e allegando una foto dell’individuo in questione. Nel 2018, poi, è stato confermato che l’imputato ha cercato di aggredire fisicamente il testimone in questione, minacciandolo anche di morte.

Questo scandalo, tuttavia, ha provocato grandi rivolte in tutto il paese volte a tutelare il diritto alla libertà di espressione (art. 19 della Dichiarazione dei Diritti Umani), ottenendo addirittura il supporto di Amnesty International e una lettera firmata da trecento artisti spagnoli e personaggi famosi come Pablo Almodovar, Nicolás Maduro (il presidente del Venezuela) e Evo Morales (ex presidente della Bolivia). 

Il rapper, nel febbraio del 2018 aveva espresso la sua opinione riguardo alla libertà di espressione, che viene qui riportata: “Non sarò ipocrita, non difendo la libertà di espressione in modo astratto. Non difendo la libertà di espressione di un pedofilo o di un nazista che dicono che gli omosessuali dovrebbero essere uccisi. Anzi, io combatto contro queste ingiustizie”.

Questa definizione suggerisce che anche Hasél stesso ritiene che ci siano dei limiti a questo diritto. Come tutte le leggi, infatti, i Diritti dell’uomo hanno dei limiti ben precisi, imposti per salvaguardare l’individuo ed evitare che l’esagerazione di un concetto possa portare a situazioni di sconforto. 

Purtroppo, Hasél ha sfruttato una retorica deviata e personalistica della libertà di espressione, finalizzata a distogliere l’attenzione da comportamenti ed azioni gravi compiute nel corso degli ultimi anni. Dunque, sfruttando l’eco della sua figura, le difficoltà dovute alla pandemia e il sentimento patriottico catalano, il noto rapper ha soffiato sulla frustrazione delle persone per dare vita al ciclo di proteste violente a cui abbiamo assistito nelle scorse settimane.

Inoltre, sembra che molte piattaforme social, come Instagram, abbiano giocato un ruolo fondamentale nel coinvolgimento di molti giovani in queste proteste, usando come mezzo per diffondere la notizia, al maggior numero di persone possibili, la pubblicazione di post con frasi brevi e accattivanti.

La disinformazione è un fenomeno molto diffuso nel mondo odierno, poiché soprattutto le nuove generazioni non hanno più interesse ad approfondire le notizie e spesso finiscono per accontentarsi della semplice spiegazione data dal titolo di un articolo, dando per scontato che sia il fulcro della notizia.

Il fenomeno più preoccupante resta, però, la leggerezza con cui sono interpretati e difesi i versi del noto rapper, quasi come se nessuno fosse cosciente del dolore e della paura che gruppi terroristici come i Grapo o ETA hanno causato al Paese attraverso esplosioni e assassinii che hanno causato la morte di molte vittime.

Messa in termini generali, sembra che nella società odierna ci sia un sentimento di forte impotenza nei confronti del governo e delle sue decisioni, sembra che tutto vada per il verso sbagliato e che l’unica soluzione sia procedere all’uso della forza e della violenza. La violenza non può essere il mezzo per raggiungere la pace o migliorare la situazione attuale, anzi è l’arma che provoca ulteriori problemi. Un esempio semplice di queste complicazioni sono le spese che il Governo dovrà affrontare per ricostruire le parti danneggiate della città, togliendo fondi ad altre attività.

È importante comprendere che nonostante si siano fatti enormi passi avanti nella tutela dell’individuo, c’è una linea sottile tra la democrazia e la manipolazione di un concetto per fomentare  l’odio  all’interno di una popolazione impaurita e sottopressione, che sente di non avere il tempo per fare tutto. Nel momento in cui la libertà di espressione esalta o include un qualsiasi tipo di forma di violenza o estremismo, essa cessa di essere una legge valida, poiché implica il risentimento di uno o più individui, per cui non viene rispettata la tutela di tutti i cittadini in egual modo e pertanto non può che essere considerata una violazione del diritto.

 

di Mara Vos Carrero

 

Fonti e ulteriori approfondimenti:

  • Costituzione Spagnola
  • https://elpais.com/espana/catalunya/2021-02-18/confirmada-otra-pena-de-carcel-contra-pablo-hasel-por-coacciones-a-un-testigo.html
  • https://en.wikipedia.org/wiki/Pablo_Hasél
  • Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo
  • Fonte immagine copertina: https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/22/spagna-proteste-per-larresto-del-rapper-pablo-hasel-il-governo-sanchez-diviso-e-si-complica-anche-la-partita-dellesecutivo-in-catalogna/6109792/
  • Fonte immagine proteste Barcellona: https://it.businessinsider.com/barcellona-in-fiamme-non-si-fermano-le-proteste-per-larresto-di-pablo-hasel/
  • Fonte immagine Hasel e bandiera spagnola in fiamme: https://www.ultimahora.es/noticias/nacional/2021/01/28/1233819/hasel-ordenan-ingreso-prision-por-enaltecer-terrorismo.html
  • Fonte immagine protesta per Hasel: https://www.madridiario.es/una-concentracion-en-madrid-pide-la-libertad-del-rapero-pablo-hasel

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