Un antico santuario ai piedi della Maiella: Il Parco Archeologico di “Ocriticum” a Cansano (AQ)

Un antico santuario ai piedi della Maiella: Il Parco Archeologico di “Ocriticum” a Cansano (AQ)

L’Abruzzo, incastonato nel cuore dello Stivale, con le sue ampie coste, i suoi colli, le sue vette, si è sempre vestito di esotismo e spiritualità: terra di eremi ed eremiti, santi, poeti, paesaggi mozzafiato dove i ritmi della natura si intersecano con l’opera dell’uomo, scandendone le giornate e le epoche. Non a caso Boccaccio ne parlò come di un luogo iperbolicamente lontano – Più in là che Abruzzi, scrive nel Decamerone –, quasi isolato dal quel vivissimo mondo che era l’Europa medievale, se non per i suoi tesori – feudi, città, abbazie, castelli che, un tempo luoghi di potere, oggi serbano l’eco del mito e della fiaba.

 

Un esotismo che tuttavia già qualche secolo fa sapeva di marginalità. I paesi dell’entroterra abruzzese, nati intorno alle rocche, alle pendici dei monti o su vertiginosi speroni di roccia, veri e propri microcosmi di sapore feudale, sono ad oggi luoghi fantasma, gomitoli di vite spezzate dai bruschi mutamenti della macroeconomia, dal rapido scivolare della società verso un mondo parossisticamente produttivo, dove il futuro è possibile – secondo una certa retorica – solo nei grandi centri urbani. Di qui l’emigrazione che, a più riprese, ha decimato intere comunità, in viaggio un tempo sui transatlantici e oggi sugli aeroplani frequentati dai giovani e numerosi “cervelli in fuga”. Perché essere giovani in un territorio come l’Abruzzo interno, terra ancora a metà tra il mito e l’esotico, è enormemente difficile e richiede coraggio e senso della sfida.

Scegliere di vivere in questo territorio, per queste ragioni, non può prescindere dal saperne valorizzare e comunicare le bellezze, naturali quanto storiche, nell’ottica di implementare un turismo lento, sostenibile e non invasivo. In tal senso è incoraggiante la notizia, risalente allo scorso 22 aprile, per cui il territorio del Parco Nazionale della Maiella è stato riconosciuto Geoparco Mondiale UNESCO con il nome di Majella Geopark.

Un risultato più che meritato: sorto nel 1991, con i suoi 62.838 ettari divisi fra le province di Pescara, Chieti e l’Aquila, costituisce uno dei parchi più importanti del centro Italia e svolge una funzione fondamentale nella tutela di un contesto naturale unico nel suo genere, peculiare tanto dal punto di vista geomorfologico e biologico, quanto sotto il profilo culturale ed etnoantropologico. Ben 39 sono i Comuni i cui territori rientrano, integralmente o in parte, all’interno della perimetrazione del Parco Nazionale della Maiella: piccoli borghi sorti in epoche antiche e antichissime, nelle cui mura di pietra bianca sopravvive il sapore di un vissuto millenario.

Uno di questi è Cansano (AQ), caratteristico paesino adagiato alle falde orientali della Maiella. Qui, nei portoni del centro storico abbandonato, nelle casupole sparse per i colli circostanti, nei muri a secco eretti a delimitare i campi incolti e ancora nelle carrarecce di montagna, un tempo percorse quotidianamente da greggi e contadini, oggi meta di escursionisti e amanti della natura, la storia e la vita sembrano essersi fermati a cento anni fa, quando l’emigrazione massiva verso le Americhe ha ridotto cospicuamente la popolazione: oggi conta appena 242 residenti, che vivono nella parte più alta del paese, mentre tutt’intorno, dentro e fuori l’abitato, sopravvivono le tracce di una frequentazione che dura da più di duemila anni.

A pochi chilometri da Cansano, nel cuore di un ampio pianoro protetto e circondato dai monti più alti d’Abruzzo, una serie di campagne di scavo, avviate nel 1990 in occasione del passaggio del metanodotto SNAM e proseguite fino al 2005 sotto la supervisione della Soprintendenza ABAP dell’Abruzzo, ha rivelato l’esistenza di un monumentale santuario di epoca italico-romana, frequentato ininterrottamente tra il V sec. a.C. e il II d. C., quando un violento terremoto ne determinò il progressivo abbandono. In questo luogo ancora denso di spiritualità, nell’area delimitata da lunghi muri perimetrali (detti temenos), sopravvivono i resti di tre edifici sacri, posti a diverse altezze su un declivio naturale: il più antico è di epoca italica (V-IV a.C.) e fu con molta probabilità votato al culto di Ercole.

 

Di queste antiche strutture il tempio maggiore è di età romana, con tutta probabilità consacrato a Giove, eretto nel I sec. a.C. nell’ambito di un importante intervento di ampliamento e monumentalizzazione dell’area; del III-II a.C. è un terzo edificio templare, posto sul terrazzo minore e di dimensioni ridotte: un sacello dedicato alle divinità femminili, nello specifico a Cerere, Venere e Proserpina, dee titolari del culto del rigoglio della terra e della fertilità; culto, questo, testimoniato dalle centinaia di oggetti ed ex-voto rinvenuti nei depositi votivi dei templi più antichi, tra i quali spiccano alcuni pezzi di pregevole fattura e soprattutto di origine assai varia, segno che il santuario non fu frequentato solo da locali, ma anche da visitatori provenienti da lontano.

L’area sacra sorgeva infatti nei pressi di un’importante arteria viaria, a noi nota come Via Nova, il cui tracciato, ancora leggibile sul lato occidentale del pianoro, congiungeva le città peligne di Corfinium e Sulmo con Aufidena, grande centro del Sannio Pentro, da cui si giungeva nella Magna Grecia. Qui passavano viandanti di ogni dove, diretti da Nord a Sud, da Sud a Nord, all’ombra della Maiella, in un paesaggio naturale all’epoca non troppo difforme dall’attuale. L’arteria è segnalata nella Tabula Peutingeriana, copia medievale di una carta stradale romana, dove il sito di Cansano, posto a VII miglia da Sulmo, è denominato (Mansio) Iovis Larene: si trattava di una stazione di sosta dove i viaggiatori potevano fermarsi per rifocillarsi, riposarsi e, soprattutto, pregare gli dei.

Non solo templi, tuttavia, costellavano il panorama del pianoro cansanese ai piedi della Maiella: gli scavi hanno portato alla luce resti di abitazioni e strade, di una necropoli, di un mausoleo e di edifici produttivi; tra questi l’impressionante fornax calcaria, un grande impianto stabile per la produzione della calce, nel quale si rintracciano le origini antichissime dell’arte del calcarolo, tipica di Cansano e qui fortemente diffusa fino alla fine del secolo scorso.

Il sito era conosciuto anticamente col nome di Ocriticum, toponimo ricostruito a partire da un cippo funerario rinvenuto nel 2000 e recante l’iscrizione SEX(TO) PACCIO / ARGYNNO / CULTORES IOVIS / OCRITICANI / P(OSUERUNT). Nella sua complessità, l’area restituisce un’eloquente immagine dell’Abruzzo di duemila anni fa, attraversato da un fitto reticolo di strade, crocevia di culture, idee, civiltà: un susseguirsi di paesaggi antropizzati, dove le culture preromane, seppur mutate e contaminate dall’influenza dell’Urbe, sono sopravvissute nei secoli, traghettando gli antichi saperi di generazione in generazione, di epoca in epoca.

Oggi l’area di Ocriticum è un Parco Archeologico Naturalistico dotato di un Centro di Documentazione e Visita sito nella piazza del paese – che ospita anche una pregevole Mostra Permanente sull’Emigrazione – e di un punto ristoro ricavato dalla ristrutturazione di un casello ferroviario: il sito archeologico è infatti attraversato dalla ferrovia Sulmona-Carpinone, meglio nota come Transiberiana d’Italia, realizzata a fine Ottocento in parte ricalcando l’antico tracciato della Via Nova, quasi a ricordarci, a ogni passaggio del treno, che la storia si ripete.

La gestione del Parco è a carico del Comune, benché l’esiguità di risorse proprie e la frequente assenza dello Stato centrale non consenta di sfruttarne pienamente le potenzialità. Potenzialità che il sito archeologico offre non tanto per l’integrità degli edifici templari, che al contrario si presentano corrosi dai segni del tempo, spogli di eleganti mosaici, colonne e capitelli, quanto per la disarmante bellezza con cui la nudità delle strutture antropiche si innesta in un paesaggio naturale mozzafiato, capace di evocare prepotentemente l’antico dialogo tra uomo e divinità. E allora il modo migliore per fruire di Ocriticum non è, forse, vestire i panni del turista spettatore, quanto quelli del visitatore desideroso di vivere un’esperienza che scuota nell’interiorità e che sappia trasmettere significati profondi.

Non a caso Ocriticum è stato scelto per ospitare, il prossimo 28 agosto alle 18:30, il concerto di chiusura della rassegna Paesaggi Sonori: alla luce del tramonto, le note di Paolo Angeli interromperanno il silenzio del santuario, intersecandosi con i suoni della natura. E forse, immersi nella profondità di un paesaggio sonoro, sapremo rivivere l’eco dell’Abruzzo di un tempo, terra al centro del mondo antico, senza svestirlo del fascino esotico, del misticismo, della sacralità di cui la tradizione e l’immaginario per millenni hanno saputo elegantemente velarlo.

di Pasquale Di Giannantonio.

Nato a popoli il 31 maggio 1990. Dopo gli studi classici si laurea in Lettere a indirizzo Musica e Spettacolo per poi specializzarsi in Etnomusicologia presso l’università di Roma “La Sapienza”. Parallelamente si diploma in chitarra classica al Conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara e studia come attore, regista e organizzatore teatrale. Attualmente vive in Abruzzo, dove lavora come insegnante di chitarra nelle scuole secondarie della provincia di Pescara. È direttore della programmazione per il Teatro Comunale “Maria Caniglia” di Sulmona. Dal 2020 è consigliere comunale con delega alla cultura presso il Comune di Cansano (AQ)”.

Foto a corredo dell’articolo di Giovanni Guadagnoli  (canale ig: giovanniguadagnoliart)

FONTI

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