Trump e il difficile rapporto con le organizzazioni internazionali

Trump e il difficile rapporto con le organizzazioni internazionali

Il Presidente americano ha sempre avuto un rapporto conflittuale con le Organizzazioni internazionali. Un atteggiamento che rischia di avere serie ripercussioni sullo sviluppo della cooperazione internazionale.

Il 15 aprile 2020, nel pieno della pandemia causata dalla diffusione del Covid-19, il Presidente degli Stati Uniti d’America Donald J. Trump ha annunciato la sospensione dei fondi all’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Decisione prevedibile viste le dichiarazioni rilasciate nei giorni precedenti, in cui accusava l’organo delle Nazioni Unite di aver insabbiato, insieme alla Cina, l’emergenza del Covid-19. Comportamento che avrebbe impedito una prevenzione e l’adozione di misure atte a contenere il numero di decessi. La sospensione, valida per un periodo tra i 60 e i 90 giorni, ha privato l’OMS del suo primo contribuente, la cui quota annua varia dai 400 ai 500 milioni, ovvero circa il 15% del budget totale. 

Diverse sono state le reazioni scatenate da questa notizia. Secondo il Professore Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità e membro dell’Executive Board dell’OMS, la scelta americana rischia di portare a disordini e sospensioni dei fondi a catena, con un conseguente arresto dell’azione dell’intera organizzazione. Sotto questo punto di vista, pregevole l’apertura da parte della Finlandia, che si è dichiarata disposta ad aumentare il proprio sostegno e finanziamento verso l’OMS. La Russia, invece, ha ritenuto allarmante la sospensione dei fondi, sottolineando la tendenza americana a ricercare un colpevole, per giustificare le proprie azioni o mancanze

Tra le altre, una dichiarazione del Presidente che ha fatto molto scalpore è stata: “Il mondo conta sull’OMS affinché questa faccia un ottimo lavoro con tutti i paesi, in maniera tale da far arrivare le migliori informazioni possibili per quanto riguarda stati di salute e diffusione delle malattie. L’organizzazione deve essere ritenuta responsabile dei propri fallimenti” .

 

Una cosa è certa: il virus ha aperto gli occhi a molti sulla necessità di una maggiore cooperazione a livello internazionale, uno fra tutti Bill Gates e la sua fondazione che contribuiscono in maniera importante al bilancio dell’OMS.

Considerato l’approccio conflittuale di Trump nei confronti delle Organizzazioni Internazionali, e il ruolo storico ricoperto in esse dagli Stati Uniti d’America, questo sviluppo non sorprende più di tanto.

Dal 2017, anno in cui Trump si insedia come 45° presidente degli Stati Uniti, si è accentuata la visione isolazionista del Paese, una politica basata non sul globalismo, ma sul patriottismo, scelta che ha influito notevolmente sugli equilibri geopolitici globali. Nel 2016, prima di essere eletto, definiva con un tweet le Nazioni Unite come “un club”, un luogo di incontro dove le persone possono stare insieme, parlare e trascorrere del tempo in buona compagnia. Infatti, una delle prime decisioni di Trump, nello stesso anno del suo insediamento alla Casa Bianca, è stata quella di non finanziare più il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA).

Nel suo primo anno di presidenza, gli Stati Uniti si sono ritirati dall’United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization (UNESCO) e successivamente, nel 2018, dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU (UNHRC).

Nel 2018 le mosse per spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, tutt’ora sospese per motivi di sicurezza nazionale, hanno portato a uno scontro con le Nazioni Unite. Lo spostamento avrebbe portato al riconoscimento ufficiale dello Stato di Israele, a scapito di quello Palestinese. Le critiche ricevute e le differenze di vedute con le Nazioni Unite, hanno spinto il leader statunitense a tagliare i 200 milioni di dollari di aiuti per Gaza nell’ambito di un programma dell’UsAid e interrompere la cooperazione americana, mettendo in crisi l’esistenza stessa della United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNWRA).

Ennesima dimostrazione della scarsa propensione degli Stati Uniti e della sua attua amministrazione alle operazioni di peacekeeping. Da qui l’idea che le Nazioni Unite applichino un sistema non equo e basato su uno “sfruttamento della generosità del popolo americano”, come ha affermato Nikki Haley, ambasciatrice statunitense all’Onu.

Queste azioni e dichiarazioni rimandano direttamente al discorso tenuto dal presidente Trump all’Assemblea Generale nel 2017, in cui egli stesso affermava che l’interesse nazionale dovesse prevalere su quello collettivo. “American first” il motto che lo ha portato alla Casa Bianca, va a scontrarsi con i discorsi di multilateralismo e connessione del segretario ONU Antonio Guterres; e rischia, inoltre, di dare il là ai leader di altri Stati membri, incentivando un progressivo abbandono delle organizzazioni internazionali.

Anche due anni dopo, durante la 74° Assemblea Generale ONU, nel settembre del 2019, il Presidente americano ha affermato che il futuro appartiene ai patrioti e non ai globalisti.

Tenendo conto sia dell’idea di politica estera che delle varie sospensioni e sfiducie elencate in precedenza, emerge in maniera netta la coerenza seguita dalla Casa Bianca nel rapportarsi con altri protagonisti della scena internazionale.

Collegando queste premesse ad un periodo in cui un virus è stato capace di mettere in ginocchio l’intero pianeta, ed è richiesta la massima collaborazione internazionale, questo atteggiamento di sfida non è di certo favorevole alla creazione di un solido equilibrio mondiale.

Nel momento in cui un organo delle Nazioni Unite perde uno dei Paesi più importanti, uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, esso rischia non solo dal punto di vista economico, a causa del massiccio contributo mancante, ma ne diminuiscono anche credibilità e fiducia agli occhi degli altri Stati. L’influenza americana, anche se ormai manipolata dalle decisioni spesso opinabili e contestate del proprio Presidente, è fondamentale per il contesto geopolitico ed economico internazionale. Il sistema di relazioni tra i vari Paesi vede ancora oggi gli Stati Uniti come elemento necessario per il raggiungimento di quell’equilibrio tanto ricercato negli anni. La collaborazione internazionale è necessaria proprio per affrontare problematiche mondiali come quella che stiamo vivendo da inizio 2020 e che ancora non sappiamo per quanto continuerà.

Tutti gli Stati devono cooperare tra di loro e con le varie organizzazioni internazionali per un buon assetto internazionale e una convivenza pacifica, oltre che per affrontare efficacemente l’attuale crisi che stiamo vivendo e che avrà gravi ripercussioni nel prossimo futuro.

 

Di Francesco Staiano.

 

Fonti e ulteriori approfondimenti:

  • https://it.insideover.com/politica/trump-discorso-onu.html
  • https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/04/15/oms-ultima-delle-agenzie-onu-sotto-attacco-trump_RY4nAhcnYogQWYS5pSctcO.html?refresh_ce
  • https://www.msoithepost.org/2020/05/06/trump-e-le-nazioni-unite-sfiducia-o-pragmatismo-politico/
  • https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2020/04/15/coronavirus-trump-sospende-i-finanziamenti-alloms_ce957fb4-6564-425f-9575-7010d876fa36.html
  • https://www.repubblica.it/esteri/2020/04/15/news/oms_stati_uniti_donald_trump_tagli_fondi_reazioni_gutteres-254064510/

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