Tra egoismo e disastro

Tra egoismo e disastro

La pandemia ha messo in ginocchio il mondo, trascinandolo in una nuova recessione. Un disastro storico dal quale si uscirà con difficoltà, ma che sarebbe potuto essere evitato o, quantomeno, limitato.

 

Il Covid-19 ha segnato inesorabilmente questo 2020. Dall’inizio dell’anno, il nuovo ceppo della famiglia dei Coronavirus ha attraversato in poco tempo tutto il globo. A sei mesi dall’inizio della crisi pandemica, la Comunità Internazionale è ancora lontana dal vedere la luce in fondo al tunnel, né è al momento capace di coordinarsi e fornire una risposta univoca a questa minaccia. Tale situazione è dovuta in parte anche dalla diversa entità che oggi si vive nelle diverse regioni e nei diversi continenti.  Gli Stati asiatici e la Cina, epicentro dell’epidemia, dopo aver brillantemente contenuto la prima ondata, sono alle prese con il rischio di un disastroso ritorno del virus. L’Europa inizia una lenta ripartenza dopo una triste, necessaria primavera di lockdown, mentre il continente americano è diventato il nuovo epicentro della pandemia con numeri impressionanti e, allo stesso tempo, terrificanti. Inoltre, sono proprio gli Stati Uniti, modello della potenza occidentale per antonomasia, a guidare la non invidiabile classifica dei morti e dei contagiati, dove detiene un primato assoluto.

In questi mesi si è provato a dare una spiegazione alle cause di questa tragedia mondiale, a cercare di additare ed incriminare i colpevoli. Come normalmente accade nella società dell’informazione di massa e, sfortunatamente, delle fake news, con il passare del tempo la situazione è drasticamente degenerata. Abbiamo visto e sentito di tutto: il virus creato appositamente nei laboratori di Huwan, la mossa a tavolino della Cina per mettere in ginocchio il mondo, il complotto delle grandi case farmaceutiche per guadagnare miliardi con il vaccino, virologi diventati ormai “pop star” televisive che si accusano vicendevolmente di essere ignoranti, incapaci o addirittura allarmisti. In breve, nessuno che abbia affrontato o analizzato il problema per quello che è realmente: il più grande fallimento della Comunità Internazionale chiusa nel suo ego e nella sua miopia.

Non è la prima volta che il mondo viene colpito da una pandemia. Anzi, negli ultimi vent’anni se ne sono sfiorate diverse. Tuttavia, in passato è stato possibile limitare la diffusione di malattie gravi e, per diversi aspetti, molto più pericolose del Sars-Cov-2, ma la cooperazione tra le principali potenze globali e l’efficacia delle azioni messe in campo ha permesso di isolarle e neutralizzarle, nonostante abbiano comunque causato diversi danni in specifiche aree regionali di cui la popolazione occidentale non si è minimamente accorta. Un esempio su tutti in tal senso è la diffusione dell’Ebola in Africa nel 2014.

Dunque, cos’è che non ha funzionato questa volta? Andiamo con ordine. È indubbio che la Cina abbia le sue responsabilità sull’inizio della pandemia. L’aver nascosto inizialmente lo stato avanzato dell’epidemia all’interno del Paese e della provincia di Wuhan ha inevitabilmente favorito l’iniziale diffusione del virus, ancor più facilitato dal mondo globalizzato e fortemente collegato a livello di servizi nel quale viviamo. Tuttavia, tale atteggiamento omertoso è stato causato in grossa parte dallo stato delle relazioni diplomatiche tra lo Stato cinese e quello americano. Infatti, da quattro anni a questa parte, con l’arrivo di Donald Trump alla guida dell’amministrazione statunitense, i rapporti tra i due paesi sono degenerati e sono andati raffreddandosi drasticamente negli ultimi anni. Pechino, pur di non riconoscere la propria crisi interna e conservare la sua immagine, ha nascosto in tutti i modi l’evoluzione dell’epidemia  finché non è sfuggita al suo insufficiente controllo. Può sembrare un atteggiamento insulso e insensato, come effettivamente è, ma che rientra coerentemente nell’ottica di grande potenza mondiale che non può in alcun modo mostrare segni di debolezza. Tuttavia, la Cina non è l’unica colpevole di questo disastro sanitario.

L’Unione Europea e i suoi Stati membri non sono stati da meno. La pandemia ha messo in evidenza tutti i limiti delle istituzioni europee nelle situazioni d’emergenza, come la mancanza di coordinazione e solidarietà tra gli stessi Paesi del continente. Come ben si sa, l’Italia è stato il primo rifugio europeo del Covid-19. La risposta delle amministrazioni europee è stata a dir poco imbarazzante: tutti che osservavano passivamente, quasi con indifferenza, l’aggravarsi della situazione italiana, favorendo solo squallidi elementi di scherno da parte delle popolazioni al posto di riflettere sulle contromisure da adottare. Tutti ricorderanno la famosa “pizza al Coronavirus” della tv francese o lo sfottò inglese del “gli italiani vogliono fare una lunga siesta” ad inizio del completo lockdown adottato da Roma. Insomma, “i soliti italiani”. Le conseguenze di quella miopia sono oggi sotto gli occhi di tutti. Non solo quegli stessi Stati hanno praticamente fotocopiato le misure italiane, ma hanno superato il “Bel Paese” per numero di vittime e contagi, fornendo in alcuni casi solo dati parziali. Al momento l’Unione Europea sta cercando di dare una forte risposta a questa crisi con uno stanziamento di oltre due miliardi di euro. Lo sforzo elaborato dalla Commissione europea è sicuramente notevole, ma il limite resta sempre il Consiglio dell’Unione, organo presieduto dai primi ministri e capi di stato degli Stati membri. Si rinnova, infatti, lo scontro tra i Paesi del sud e del nord Europa, a dimostrazione che nemmeno in una situazione di estrema emergenza le istituzioni nazionali riescano a guardare oltre il proprio mero interesse e ad elaborare una risposta che sia realmente “comune”. Un atteggiamento che rischia di compromettere drasticamente il processo di integrazione europeo.

Arriviamo, infine, agli Stati Uniti. La nazione che per anni ha rappresentato un baluardo di sicurezza internazionale e una sponda sicura per gli alleati europei, ma che è rimasta inerte davanti all’avanzata del virus, a causa della miope e incapace guida dell’attuale amministrazione. Una passività pagata a caro prezzo: oggi l’America è il primo Paese al mondo per numero di contagiati e di morti, che hanno già ampiamente superato il numero dei soldati americani morti durante la Grande Guerra, con una situazione che sembra peggiorare ogni giorno che passa. L’atteggiamento dell’esecutivo statunitense è ancor più riprovevole se si pensa al vantaggio temporale rispetto al continente europeo. Tempo che sarebbe potuto essere speso per elaborare una risposta concreta ed efficace sia a livello interno che internazionale. Così non è stato.

Tralasciando alcuni inquietanti episodi di palese egoismo, come l’acquisto di migliaia di tamponi da un’azienda di Brescia nel momento più acuto della crisi sanitaria italiana o il recente assalto alla totalità delle scorte di remdesivir, uno dei pochi farmaci ad aver dimostrato una certa efficacia contro il Sars-Cov-2, sono molti gli errori commessi dall’inquilino della Casa Bianca. Anzitutto, aver sottovalutato e snobbato i numerosi avvertimenti della comunità scientifica americana ed internazionale, bollandoli sempre come esagerazioni o addirittura Fake News. Poi, c’è l’insensato isolazionismo nei confronti degli Stati europei, portato avanti con la mediocre e banale convinzione che tale misura sarebbe bastata a scongiurare l’arrivo del virus. Per concludere, l’aver approfittato della pandemia per accusare e attaccare la Cina. Come detto, è indubbio che il “Dragone” abbia avuto le proprie evidenti responsabilità sulla diffusione globale del Covid-19. Tuttavia, in un momento di estrema crisi sarebbe stato opportuno collaborare con il potente Stato cinese per elaborare una strategia globale di contrasto alla pandemia, proprio come accaduto a seguito della crisi finanziaria del 2008 dove l’asse Washington-Pechino permise al mondo di ripartire in maniera più celere rispetto all’attuale atteggiamento del “ognuno per conto proprio”.

Sicuramente, si potrebbero scrivere fiumi di parole riguardo gli errori commessi dai singoli Stati, ma una sola cosa viene evidenziata da questi tragici mesi di pandemia. Un’ombra lunga e inquietante che coinvolge tutti i popoli. Se il mondo non è riuscito a collaborare e a cooperare in una situazione di rischio e pericolo come quella generata dalla diffusione del Covid-19, come potrà la Comunità Internazionale essere capace di rispondere alle future minacce globali? Probabilmente solo il tempo, come al solito, potrà dare risposta a questa domanda. Nel frattempo, i rischi di una seconda ondata di contagi sono concreti e la guerra contro la pandemia è ben lungi dall’essere vinta.

di Gregory Marinucci.

 

Fonti e ulteriori approfondimenti:

 

  • https://www.limesonline.com/cartaceo/la-cina-presenta-agli-usa-il-conto-della-globalizzazione
  • https://www.repubblica.it/cronaca/2020/03/19/news/coronavirus_tamponi_da_brescia_a_stati_uniti-251735473/
  • https://www.corriere.it/esteri/20_giugno_21/usa-trump-tulsa-primo-comizio-l-emergenza-covid-f262dde8-b353-11ea-8839-7948b9cad8fb.shtml
  • https://www.ilmessaggero.it/mondo/covid_usa_remdesivir_boom_contagi_appello_festa_4_luglio_restate_a_casa-5320765.html
  • https://www.ilpost.it/2020/03/08/pandemie-italia-asiatica-hong-kong/
  • https://www.agi.it/estero/news/2020-04-26/coronavirus-peggiori-pandemie-storia-8423667/
  • https://www.thelancet.com/action/showPdf?pii=S1473-3099%2820%2930243-7
  • https://www.safetysecuritymagazine.com/articoli/salute-e-sicurezza-sociale-analisi-degli-impatti-indiretti-coronavirus/
  • https://www.safetysecuritymagazine.com/articoli/terrorismo-evoluto-e-agenti-b-una-concreta-minaccia-alla-biosicurezza-globale/

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