Tampon Tax: una necessità o un lusso?

Tampon Tax: una necessità o un lusso?

L’Italia è uno dei paesi con l’Iva sull’igiene intima femminile più alta (22%), perché non considerati beni di prima necessità. In questo articolo cercheremo di capire il perché e come mai questa discussione sia marginale nel dibattito italiano.

Per Tampon Tax si intende l’imposta indiretta sugli assorbenti femminili. Attualmente quest’imposta grava al 22% ed è pari all’Iva che si applica ai beni di lusso. Persino al tartufo è toccata una sorte migliore: ritenuto bene essenziale, ha l’Iva al 4%.

Nel dibattito italiano, il primo a parlare della questione fu l’ex Pd Pippo Civati. Nel gennaio 2016 depositò una proposta di legge soprannominata Tampon Tax per ridurre al 4% le tasse su tamponi, coppe e spugne mestruali, che però non è mai stata calendarizzata. Come se non bastasse venne anche deriso sui social network e in televisione. In Italia, da allora numerose sono state le proposte di legge mai discusse e ben 3 emendamenti bocciati.

Fin quando nel 2019 il ministro dell’Economia Pd Roberto Gualtieri, insieme alla vice M5s Laura Castelli, ha rivendicato l’abbassamento dell’Iva al 5%, ma solo per gli assorbenti compostabili e biodegradabili, ovvero per un tipo di prodotti che rappresentano meno dell’1% dei totali venduti, perché troppo costosi.

“Hanno fatto di una questione di disuguaglianza fiscale, un problema ambientale. La Tampon Tax rimane, la tassa sulle mestruazioni è un introito sicuro a cui nessun governo vuole rinunciare.” è stato il commento delle femministe di Non una di meno.  

Il governo per non perdere circa 300 milioni di euro l’anno di gettito fiscale, ha scelto di non abbassare l’aliquota al 5%. Ancora una volta si è mostrato sordo a qualsiasi argomento, nonostante si tratti di una questione di civiltà che riguarda ogni donna italiana, a prescindere dall’età e dalla condizione sociale.

La battaglia delle donne non si è mai fermata, nonostante non abbia trovato appoggio da parte del governo. I ragazzi e le ragazze dell’Associazione Onde Rosa il 31 maggio 2019 sono scesi in Piazza Montecitorio con lo slogan “ Il futuro non è un lusso”  per una manifestazione pacifica mirata a sensibilizzare l’opinione pubblica a proposito della Tampon Tax.

Inoltre, il movimento Onde Rosa ha fatto partire una petizione online sulla piattaforma Change.org , che ad oggi ha raccolto oltre 500.000 firme e alla quale si può ancora partecipare.

Quest’anno c’è chi ha provato a fare un passo in più, aderendo in tutto e per tutto alla petizione. Coop Italia, la rete di supermercati, non solo ha dichiarato di sostenere pubblicamente la richiesta di Onde Rosa, ma ha deciso per la settimana della Festa della donna di vendere tutti gli assorbenti presenti sugli scaffali come se l’aliquota Iva fosse ridotta al 4%. Per di più, gli assorbenti che già godrebbero di questo “privilegio” e cioè quelli compostabili, li ha vestiti da uno speciale “packaging” che invita a firmare la petizione.

Inoltre, a mandare un messaggio forte e chiaro al governo sono stati alcune Regioni d’Italia come la Toscana e l’Emilia Romagna, che hanno da tempo deciso di impegnarsi su questo fronte detassando gli assorbenti all’interno delle farmacie.

A differenza dell’Italia, gli altri paesi hanno cercato di accogliere quella che è stata la protesta delle donne. Secondo un articolo del Messaggero, il Regno Unito ha diminuito la Tampon Tax dal 17,5 al 5%, in Irlanda e in Canada è stata del tutto abolita, in Francia invece è passata dal 20 al 5%, mentre in Portogallo, Olanda e Belgio è rimasta al 6%.

In Spagna, ad esempio, uno dei motivi scatenanti per cui hanno abolito o comunque ridotto la Tampon Tax è stato il movimento “free bleeding”, formato da donne che hanno iniziato a protestare scendendo in piazza senza assorbenti durante il ciclo, in modo da evidenziare attraverso l’impatto visivo l’aspetto igienico e l’importanza degli assorbenti.

La Scozia, addirittura, è stato il primo Paese al mondo ad andare oltre e a fornire i prodotti per il ciclo gratuitamente: la legge scozzese prevede che gli enti locali forniscano gratuitamente alle persone bisognose i prodotti igienici di cui fanno richiesta, e che li mettano a disposizione nelle scuole, università ed edifici pubblici in genere.

La questione della tassazione degli assorbenti, comunque, non può essere letta solo attraverso una lente economica. Oltre la battaglia politica, c’è anche e soprattutto quella culturale. Equiparando i prodotti per le mestruazioni ad altri beni che non sono di prima necessità, come i telefoni o la birra, si manda alla società un messaggio distorto. 

I prodotti igienici femminili devono essere considerati per quello che sono: beni essenziali la cui spesa inevitabile grava ingiustamente su chi deve usarli. Che in questo caso, sono solo le donne. Basti pensare che ogni donna nel corso della propria vita fertile ha circa 456 cicli, per un esborso a ribasso di circa 1704 euro, poi dipende dalla durata e dall’abbondanza del flusso per cui queste cifre potrebbero anche raddoppiare.

Quindi l’abbattimento di un costo simile sarebbe giusto nei confronto delle donne che pagano così tanto per un bene igienico-sanitario, quindi di prima necessità, ma anche un importante passo verso la lotta alla povertà. Neanche l’impatto della pandemia da Covid-19  ha cambiato l’aliquota. Basti pensare alle famiglie composte da più donne, oppure a quelle monoreddito, per le quali l’abbassamento dei costi sull’igiene intima potrebbe fare davvero la differenza e ridurre notevolmente il peso delle spese familiari.

In conclusione, citerei le parole dell’ex Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama: “Probabilmente gli assorbenti sono considerati beni di lusso perché le leggi le fanno gli uomini”. 

È sgradevole pensare che ancora adesso nel 2021 le donne debbano subire una tale discriminazione fiscale di genere. E ancora più sgradevole è il fatto che il governo italiano tutt’oggi con una pandemia in corso (che è anche sinonimo di crisi economica) non si interessi minimamente alla questione lasciando la tassa al 22%.

Come se fossimo noi donne a scegliere se avere o no il ciclo, come se non fosse ovvio il fatto che si tratti di un bene igienico-sanitario di prima necessità e non di lusso.

E se fossero stati gli uomini ad avere il ciclo?

di Cinzia De Lise

Fonti:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/10/tampon-tax-proposte-simboliche-e-promesse-la-battaglia-incompiuta-dei-partiti-contro-liva-al-22-per-cento-sugli-assorbenti/5601179/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/06/tampon-tax-la-coop-abbatte-liva-per-7-giorni-e-rilancia-la-petizione-da-500mila-firme-attiviste-perche-oggi-e-ancora-un-problema/6123455/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/04/23/tampon-tax-firenze-ha-tolto-liva-sugli-assorbenti-nelle-farmacie-comunali-e-il-primo-capoluogo-di-regione/6175695/

https://www.ilmessaggero.it/mind_the_gap/assorbenti_governo_tampon_tax_grillini_donne_iva_lusso-4515141.html

 

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