Strada e natura: le dimore di Chris, viaggiatore esteta

Strada e natura: le dimore di Chris, viaggiatore esteta

Biografia di Christopher McCandless, giovane in grado di realizzare il suo sogno: vivere in libertà estrema nelle terre selvagge.

 

Esistono biografie che ti colpiscono perché narrano di grandi personaggi che hanno cambiato in qualche modo la storia dell’umanità. Biografie di personaggi più o meno noti, maestri di vita e fautori di grandi insegnamenti.

Poi ci sono biografie di persone “comuni” (per modo di dire), perché poi così comuni le loro esperienze di vita non sono. 

 

Ritengo che fra i vari racconti di vita ne esista uno a cui non è dedicata la giusta attenzione e non tanti conoscono.

È la storia di Christopher McCandless, giovane avventuriero statunitense, protagonista del libro di Jon Krakauer “Nelle terre estreme” e dell’omonimo film di Sean Penn

 

Non molto tempo fa, nel mese di giugno, è stato rimosso dal suo luogo originario il celebre Magic Bus, il bus abbandonato nelle terre selvagge dell’Alaska dove Chris si rifugiò per gli ultimi giorni della sua avventura, e purtroppo, della sua vita.

Ma andiamo con ordine.

 

Christopher McCandless nasce in California nel 1968. Trascorre gran parte della sua infanzia tra Washington DC e la contea di Fairfax, in Virginia. Il padre, Walt McCandless, era un ingegnere della NASA, mentre la madre, Wilhelmina Johnson, un’impiegata.

 

Decide di iscriversi presso l’Università di Emory, in Georgia, ottenendo una specializzazione in storia e antropologia con degli ottimi voti e la possibilità di proseguire gli studi presso Harvard

Qui incominciano le scelte che cambieranno non solo la vita di Chris, ma anche della sua famiglia, di tutte le persone che incontrerà durante la sua avventura e di milioni di persone nel mondo che conosceranno la sua storia.

 

Nonostante un futuro brillante davanti a sé, Chris decide di abbandonare tutto quello che era stata la sua vita fino a quel momento e perseguire il suo unico sogno, che si può riassumere in due parole: libertà estrema. 

Libertà dalle costrizioni sociali, dagli schemi, libertà dal consumismo su cui si basa l’opulenta società del XX secolo, libertà dagli obblighi; insomma, totale libertà di scelta.

 

Fu così che Chris, nell’estate del 1990, dopo aver interamente donato il suo fondo per gli studi universitari alla charity Oxfam, parte per la sua avventura on the road

Chris aveva sempre amato le avventure estreme, ai limiti della sopravvivenza, come riportano i genitori e la sua amata sorella Carine in varie interviste.

Iniziò il suo viaggio a bordo della sua vecchia macchina, già compagna di numerose avventure; costretto ad abbandonarla poco dopo nei pressi di Lake Mead, in Arizona, decise di proseguire il suo viaggio a piedi. 

 

Chris vaga per un paio di mesi tra gli Stati dell’Ovest, condividendo il suo tempo con altri “vagabondi” come lui.  Il primo dei suoi grandi incontri è con due “vagabondi gommati”, Bob e Jan Burres, in viaggio per gli Stati Uniti sul loro camper anni 60’. 

Condivide con loro momenti di svago e di riflessione sulla sua esperienza di vita, senza tuttavia mai condividere la sua vera identità: assume infatti lo pseudonimo di Alexander Supertramp

Una cosa era sicuramente chiara: Chris non voleva farsi trovare, voleva fuggire da ciò che fino a quel momento aveva rappresentato una gabbia per lui. 

 

Nelle settimane successive il suo destino si incrociò con quello di Wayne Westerberg, trebbiatore di Carthage, un minuscolo paese speso nelle piane del Montana.

Nella sua mente Chris inizia a ripercorrere l’itinerario che l’avrebbe portato a realizzare il suo sogno: vivere nella natura selvaggia dell’Alaska in completa solitudine, con il minimo necessario. 

Tuttavia, per far ciò, avrebbe dovuto attrezzarsi con un adeguato equipaggiamento. 

Decide così di incominciare a lavorare per Westerberg e il suo team di raccoglitori di grano.

 

Un grande lavoratore, forse il più grande lavoratore mai visto” così viene definito Chris da Westerberg. “Che però”, aggiunge, “era troppo severo con se stesso”

“Si interrogava spesso sul senso del vita, cosa che non dovrebbe interessare ad un giovane”, continua Westerberg. 

Chris andava alla costante ricerca della verità più assoluta e pura.

 

Dopo aver lasciato il lavoro come trebbiatore e vissuto mesi di avventure in lungo e in largo per gli Stati Uniti e il Messico, Chris incontra forse la persona più significativa, con cui instaura il rapporto più genuino lungo il suo viaggio: Ron Franz (pseudonimo), ex-soldato in pensione di Salton City, California.

 

Il loro incontro, seppur casuale, sembra essere un vero e proprio segno del destino. Chris rivede in Ron quella figura paterna sinonimo di insegnamenti, equilibrio ed amore che mai aveva riconosciuto in suo padre; Ron rivede in Christopher quel figlio perso in giovane età insieme all’amata coniuge per un incidente stradale. 

Mentre Ron nelle giornate passate insieme al giovane cerca di fargli capire l’importanza dei rapporti tra le persone nella vita, Chris ribatte sostenendo che “Dio ha messo la felicità dappertutto e ovunque, in tutto ciò di cui l’uomo può fare esperienza. È solo necessario cambiare il modo di guardare le cose”.

 

“C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo”.

 

Queste quattro righe, contenute in una lettera che Chris invierà a Ron, furono determinanti per la vita di quest’ultimo: quando Chris, risoluto, decise di proseguire la sua strada verso l’Alaska, Ron prese in mano la sua vita, vendendo la sua casa e cominciando a viaggiare per gli Stati Uniti a bordo di una roulotte.

 

Christopher incominciò la sua vita da eremita il 28 aprile del 1992, quando si incamminò lungo la ormai celebre Stampede Trail

Riuscì a sopravvivere per 112 giorni. Giorni che segnarono il termine del suo percorso di crescita e formazione: finalmente la totale libertà. Ma anche le difficoltà nel reperimento del cibo necessario alla sopravvivenza, le rigide temperature, la solitudine.

Quella solitudine che fece riemergere in lui la necessità di rapporti sociali, quei rapporti che Chris non riteneva importanti, ma si riveleranno poi fondamentali, vera essenza della nostra esistenza. 

 

Il suo ritorno fu impedito dallo scioglimento delle nevi che ingrossò il fiume Teklanika, impedendogli di ripercorrere la Stampede Trail.

Poi la tragedia: obbligato a ritornare indietro, Chris si rifugiò nuovamente nei pressi del Magic Bus; la fame dovuta alla scarsità di cibo lo portarono alla disperata ricerca di bacche e radici.

Il confondere una radice velenosa per un tubero lo portò alla morte per avvelenamento.

 

Fu durante gli ultimi attimi della sua esistenza che Chris ci consegnò forse il suo contributo più importante: “Happiness only real when shared”.

Christopher aveva completato il suo percorso, era pronto a tornare. Purtroppo, però, la durezza della vita selvaggia ha avuto la meglio. 

 

Sono certo che Chris se ne sia andato felice per quello che era riuscito a fare: vivere, realizzando il suo sogno di libertà.

E posso dirlo con certezza: Chris, avevi ragione. La felicità è reale solo quando condivisa.

 

Federico Stassi

 

 

Fonti:

Jon Krakauer, “Death of an Innocent”, Outside, 1993

Sean Penn, “Nelle terre selvagge – Into the wild”, 2007

 

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