Smart Working: pro e contro di questa modalità di lavoro

Smart Working: pro e contro di questa modalità di lavoro

L’emergenza sanitaria del Coronavirus ha spinto le imprese e le diverse filiere produttive ad impiegare un’insolita modalità di lavoro: quella da casa. Tale tipologia di smart working ha permesso a tali imprese di non interrompere il proprio operato. Infatti, i dipendenti, impiegando questa alternativa occupazione a quella consuetudinaria, hanno di fatto sostenuto per quanto possibile un’economia in forte crisi.

Nel periodo di pandemia del virus, i lavoratori in smart working sono passati dai 570 mila – segnalati prima del Covid-19, secondo i dati forniti dall’Osservatorio del Politecnico di Milano – ai 6-8 milioni attuali. Un balzo incredibile dovuto alla chiusura di moltissime aziende e uffici in tutta Italia.

Tuttavia, numerose sono state le polemiche post lockdown sullo smart working.  Infatti, ci sono stati già vari casi di Ministeri, Università, Comuni ed Enti che hanno revocato la modalità di “Lavoro Agile” per tutto il personale. Tutti casi segnalati immediatamente dalla Federazione Lavoratori Pubblici (FLP) e dalla Confederazione indipendente Sindacati Europei (CSE) al Dipartimento della Funzione Pubblica di Palazzo Chigi, che ha richiesto chiarimenti alle amministrazioni interessate in considerazione delle norme vigenti. C’è chi vede il dipendente pubblico solo come un “portatore sano di buono pasto” o chi crede ancora che la produttività si misuri in ore passate in ufficio. Oppure, c’è chi pensa che sia necessario controllare il lavoratore semplicemente perché è incapace di organizzare il lavoro per obiettivi.

È indubbio che il “Lavoro Agile” offra molti vantaggi sia ai lavoratori che alle aziende. Esso determina benefici in termini di riduzione delle emissioni di agenti inquinanti, di un aumento della produttività e della riduzione delle assenze per malattia. L’analisi fatta nel 2015 dall’Università di Stanford aveva stimato per un’azienda di servizi un aumento della produttività del 13%.

Uno studio più recente basato sui dati raccolti in tre anni di osservazione e che ha coinvolto 250 persone operanti in 21 imprese (piccole, medie e grandi) riporta i seguenti dati medi per dipendente: 2.400 chilometri percorsi in meno, sette giorni guadagnati e 270 chili di anidride carbonica non immessi nell’aria con un risparmio di circa 1300 euro a dipendente.

Tra i benefici del “Lavoro Agile”, inoltre, c’è anche il poter realizzare un migliore equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, poiché ci si può organizzare in modo autonomo in merito a tempo e spazio per lo svolgimento del lavoro, con una conseguente diminuzione dello stress da lavoro. È ovvio, però, che si devono considerare sempre i singoli casi, poiché i benefici (o gli svantaggi) derivanti dal lavorare da remoto dipendono anche dalle peculiarità caratteriali individuali: bisogna sempre individuare ciò che funziona meglio per ogni persona.

Non meno importante per garantire una buona riuscita dei risultati lavorativi, inoltre, è l’organizzazione manageriale dell’azienda, che deve garantire ai dipendenti l’accesso in cloud ai documenti e l’utilizzo in sicurezza dei propri dispositivi tecnologici.

Da non sottovalutare, però, sono gli eventuali rischi che può introdurre lo smart working, come una ridotta capacità di trasferimento delle informazioni tra la forza lavoro, l’isolamento sociale del lavoratore e la difficoltà di separazione tra vita personale ed attività lavorativa.

Secondo una ricerca portata avanti da NordVPN nel maggio del 2020, uno dei principali rischi del lavoro agile è l’aumento involontario delle ore lavorative a discapito dei lavoratori. NordVPN ha dimostrato infatti come lo smartworking abbia avuto un impatto negativo sull’ammontare delle ore lavorative giornaliere di tutti quei dipendenti americani costretti a lavorare da casa durante la quarantena, prevista dal governo statunitense per cercare di contenere e arginare il Covid-19. Secondo la ricerca, infatti, il giorno lavorativo, quando effettuato da casa, è il 40% più lungo rispetto all’ufficio: le ore lavorate diventano infatti 11, ben 3 in più di quelle solitamente previste.

Dunque, lavorare da casa non è sempre l’ideale. Occorre essere capaci di mantenere separati gli spazi e gli ambiti della giornata dedicati al lavoro da quelli per la famiglia, evitare continue distrazioni e interruzioni mentre si lavora e, allo stesso tempo, evitare di essere assorbiti da preoccupazioni professionali anche nel tempo in cui ci si dovrebbe concentrare sulla famiglia. Il fatto di essere connessi da casa può anche generare l’equivoco di una reperibilità non-stop, comprese le sere e il fine settimana. Può anche accadere di sentirsi “tagliati fuori” da informazioni e contatti che preferiremmo condividere con i colleghi e i superiori, di avvertire la mancanza dello scambio di idee e di spunti tipici del lavoro in team.

È di fronte a questi numerosi punti critici ma anche vantaggiosi che il Governo svolge un ruolo fondamentale. Occorrono delle regole precise per lo smart working, regole che chiedono a gran voce i sindacati e le imprese. In realtà durante la pandemia di COVID-19, il Governo ha emanato delle disposizioni di legge per favorire l’adozione del lavoro agile semplificando alcune delle disposizioni previste nella legge n. 81/2017.

Dal 15 ottobre, data in cui terminerà lo stato di emergenza per il Coronavirus, cambieranno queste regole per lo smart working «semplificato» introdotto in fase di emergenza. Salvo ulteriori prolungamenti dello stato di crisi, dalla metà di ottobre le nuove attivazioni dello smart working nel settore privato dovranno seguire le regole ordinarie, cioè prevedere un accordo firmato dai singoli lavoratori che fissi modalità di esecuzione della prestazione fuori dai locali aziendali e le regole di esercizio fissate del datore di lavoro. Inoltre, bisognerà definire quali saranno gli strumenti da usare, i tempi di riposo e le misure per assicurare il diritto alla disconnessione. L’accordo può essere siglato dal datore di lavoro con la rappresentanza sindacale dell’azienda o con i singoli lavoratori.

La pandemia ha sicuramente velocizzato l’attuazione di questa modalità di lavoro. Le società si sono dovute adeguare in maniera veloce e quindi non sempre corretta. Per questo motivo, occorre riporre tanta fiducia nel lavoro del Governo, affinché dia delle linee guida incentrate sempre sulla tutela e salvaguardia del lavoratore.

Proseguendo in questa direzione potremmo vedere sempre meno giovani costretti ad abbandonare la propria città e i propri affetti per motivi lavorativi. Questa potrebbe essere una grandissima opportunità per l’Italia meridionale, che da sempre vede milioni di giovani, laureati e non, migrare verso il nord Italia nella speranza di potersi realizzare al meglio nel campo lavorativo.

Di Cinzia De Lise.

 

Fonti e ulteriori approfondimenti:

  • https://www.corriere.it/economia/professionisti/cards/smart-working-cosa-cambia-16-ottobre-nuove-regole-dipendenti-pubblici-privati-genitori/novita-arrivo_principale.shtml
  • https://www.ilsole24ore.com/art/smart-working-16-ottobre-come-cambiano-regole-la-quarantena-figli-ADVcDwq
  • https://www.tgcom24.mediaset.it/donne/famiglia/lavorare-da-casa-i-pro-e-i-contro-dello-smart-working_3230849-201902a.shtml

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