Regolamentazione della cannabis, sogno o possibile realtà?

Regolamentazione della cannabis, sogno o possibile realtà?

2021 Odissea Italiana: dopo mille puntate, mille proposte di legge, mille raccolte firme, ritardi e rinvii… in Italia siamo ancora qua a discutere se legalizzare/liberalizzare o meno la Marijuana, la Cannabis.

Sapete quando ho deciso di scrivere questo articolo ero emozionato. Questo tema mi sta a cuore e credo che continuare con la linea proibizionista sia una scelta criminale, a prescindere dalla posizione personale riguardo alla pianta e al suo uso, che sia esso terapeutico o ricreativo.

Purtroppo quando mi sono seduto davanti allo schermo del mio fido pc a scrivere ho realizzato un’amara verità: sono così tanti anni che si gira intorno a questo argomento che la tematica è stata trattata in tutte le salse. Ci sono state varie proposte di legge per la regolamentazione del fenomeno provenienti sia da parlamentari che da cittadini tramite raccolte firme, ma non staremo qui a ripercorrerle, visto che potete trovare un elenco e le posizioni di alcuni dei promotori in questo articolo di www.vice.com

Detto questo c’è qualcosa di cui parlare anche oggi. Martedì 20 aprile (4.20 nella datazione americana) è stata la giornata mondiale della cannabis e alla Camera è stata presentata in conferenza stampa una nuova proposta di legge a prima firma di Michele Sodano (gruppo misto), insieme a N. Fratoianni, C. Licatini, V. Sgarbi, R. Magi (presentatore anche di una legge per l’auto-coltivazione) e altri. Il disegno di legge si propone di andare a regolamentare tutta la filiera: dall’auto-coltivazione a scopo ricreativo o medico, alla possibilità di creare “cannabis social club” per coltivare senza scopo di lucro in forma associata, alla possibilità di creare imprese commerciali dedicate alla commercializzazione.

Potremmo addentrarci nell’elencazione di dati e nella loro analisi, come del fatto che si stimano 8 milioni di consumatori in Italia. Il che, con l’eventuale regolamentazione della materia, potrebbe rappresentare una fonte di nuove entrate nelle casse dello Stato, stimate in 10 miliardi di euro in più all’anno, di cui 8 da tassazione diretta e 2 dai risparmi dalle politiche repressive.

Potremmo anche analizzare la schizofrenia, o quasi, della normativa vigente al momento, in cui l’uso personale non è che illecito amministrativo, mentre la coltivazione per uso personale è penalmente rilevante. Dico schizofrenia perché la normativa contro gli stupefacenti mira a proteggere la salute e l’ordine pubblico. Sostenere che coltivare una o più piante in casa sia più lesivo di questi due beni giuridici rispetto all’acquisto sul mercato illegale, organizzato e gestito dalle mafie, mi pare, quantomeno, una forzatura.

Fortunatamente a fine 2019 abbiamo avuto una sentenza della Corte di Cassazione Penale in cui si è messo nero su bianco, dalle sezioni unite, che la coltivazione per uso personale non è di competenza del diritto penale. Un passo in avanti enorme, ma insufficiente dato che la giurisprudenza precedente, in Italia, non è vincolante per i casi successivi, come avviene nei paesi di common law (come UK e USA), ha solo un valore persuasivo. Questo significa che è così per ora, cioè solo finché non ci sarà una sentenza in senso contrario.

A questo punto mi chiedo: perché il nostro paese è sempre così lento? Perché sui temi importanti e sentiti non si riesce mai ad avere un serio dibattito sul merito della questione? Lo abbiamo visto in merito al caso DJ Fabo, in cui il Parlamento non è riuscito a intervenire su un tema rilevante come il fine vita e dell’autodeterminazione medica, costringendo la Corte Costituzionale a intervenire in via interpretativa per risolvere la questione. Lo stiamo vedendo tutt’ora con il d.d.l. Zan, che sta vivendo una fase di stasi insopportabile e che, se dovesse venir modificato solo per prendere tempo con la c.d. navette, sarebbe, se non ridicolo, vergognoso.

Tornando a noi. Dopo la decisione della Commission on Narcotic Drugs (CND) dell’Onu di modificare la posizione della cannabis e dei suoi estratti nella convenzione unica sugli stupefacenti, la marijuana e i suoi derivati sono stati spostati dalla tabella 4, quella contenente le sostanze ritenute più a rischio di abuso e senza utilità terapeutica, alla tabella 1, riconoscendone il valore terapeutico.

Ma c’è anche la Direzione Nazionale Antimafia che esprime “parere positivo per tutte le proposte di legge che mirano a legalizzare la coltivazione, la lavorazione e la vendita della cannabis e dei suoi derivati”, come ha dichiarato l’ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, le cui parole sono state riportate da Michele Sodano nella conferenza stampa di martedì scorso. Tra l’altro, in base a quanto affermato da Sodano, anche l’attuale procuratore nazionale antimafia si sarebbe espresso favorevole a una regolamentazione seria del fenomeno.

Con oltre un terzo delle carceri occupate per crimini legati allo spaccio di stupefacenti è un fatto che la repressione non sta funzionando. Con molti Paesi del mondo, compresi molti degli Stati degli USA, che stanno normando la materia verso una legalizzazione/liberalizzazione, possiamo davvero permetterci, o meglio il Legislatore se la sente davvero di continuare con questa linea d’azione? Vogliamo essere di nuovo gli ultimi? Spero che tutti i Parlamentari si facciano un esame di coscienza e instaurino un serio dibattito nel merito del tema, ma temo di fare la solita figura dell’illuso.

di Iacopo Santi

Fonti e approfondimenti:

  • Proposte di legalizzazione della cannabis, in vice.com
  • Conferenza stampa proposta di legge, visibile su youtube.com
  • Testo della proposta di legge in parola, consultabile sul sito della Camera dei Deputati

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