Quando la terra trema: la necessità di una cultura della prevenzione sismica.

Quando la terra trema: la necessità di una cultura della prevenzione sismica.

Ad oltre dieci anni di distanza dal terremoto dell’Aquila, poco si è sviluppata in Italia una vera cultura di prevenzione in ambito sismico. Una necessità sempre più impellente per evitare future tragedie.

Dodici anni sono passati da quella terribile notte che devastò completamente la bella cittadina de L’Aquila e gran parte del territorio ad essa limitrofo. Il sisma che sconvolse nel 2009 il capoluogo abruzzese e l’intera provincia aquilana è una ferita aperta, i cui segni sono ancora ben visibili. Neanche quest’anno, a causa della crisi sanitaria causata dal Covid-19, si è potuta svolgere la tradizionale fiaccolata in ricordo delle vittime.

La memoria è ravvivata dai diversi lumi posti alle finestre e dalle campane della chiesa di Santa Maria del suffragio, che hanno suonato 309 volte. Un rintocco per ogni vittima, un suono che evoca ricordi difficili, dolorosi, che spingono chi ha vissuto quella tragica notte sulla sua pelle a non dimenticare, ad avere la forza di guardare avanti e ad impegnarsi per far si che simili tragedie non accadano mai più. Purtroppo, la strada da fare è ancora lunga.

Come detto, oggi L’Aquila è una città che si sta riprendendo, cercando di superare anche le avversità causate dalla pandemia, ma che porta su di sé ancora i segni di quel maledetto 6 aprile 2009. La ricostruzione a livello privato è quasi completata, ma molti degli edifici pubblici sono rimasti fermi e lo stesso centro storico stenta a ripartire.

Dopo la provincia aquilana, diversi altri eventi sismici hanno colpito il nostro Paese nel corso dell’ultimo decennio. In particolare, tutti ricorderanno quello del centro Italia del 2016-2017, che ha devastato profondamente le provincie del reatino, del maceratese e del perugino, causando la scomparsa di 299 persone.

La questione sismica è un problema che riguarda tutto il territorio italiano. È una criticità naturale insita del Bel Paese, come testimonia anche il sito della Protezione Civile nel momento in cui si apre la sezione riguardante il rischio sismico: “L’Italia è uno dei Paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo, per la sua particolare posizione geografica, nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica. La sismicità più elevata si concentra nella parte centro-meridionale della Penisola, lungo la dorsale appenninica (Val di Magra, Mugello, Val Tiberina, Val Nerina, Aquilano, Fucino, Valle del Liri, Beneventano, Irpinia), in Calabria e Sicilia e in alcune aree settentrionali, come il Friuli, parte del Veneto e la Liguria occidentale”.

Il problema più grande è che ad ogni evento sismico dalle tragiche conseguenze non è mai seguita un’evoluzione o, quanto meno, un minimo sviluppo della cultura della prevenzione, specialmente nelle zone a maggior rischio. Infatti, nonostante la storia sismica del nostro Paese abbia fornito maggiore conoscenza e consapevolezza sulle aree di rischio del territorio, tutt’oggi non siamo ancora preparati ad affrontare adeguatamente questo tipo di eventi.

Ogni qual volta che la terra trema, anche per via di eventi di modesta intensità, i cittadini sono assaliti dalla paura e da un senso di angoscia dovuto al non sapere come comportarsi esattamente in questo tipo di situazioni. Tali sentimenti si ripercuoto a livello istituzionale, dato che anche sul fronte amministrativo, ad esclusione di pochi casi virtuosi a livello comunale, non c’è una organizzazione chiara e generalizzata su come affrontare questo tipo di situazioni.

Sembra sempre che i terremoti siano delle disgrazie inaspettate, quasi delle punizioni divine alle quali si può sfuggire solo con la fortuna, ma la verità è che, specialmente in un tempo così avanzato di conoscenza delle dinamiche di questi eventi, i terremoti si stanno trasformando sempre più in tragedie annunciate.

Chiariamo: non stiamo parlando di qualcosa di semplice, dato che la prevenzione sismica coinvolge tutta una serie estremamente variegata di discipline: geologia strutturale, sismologia, ingegneria sismica, storia, statistica, economia, pianificazione territoriale. Tuttavia, il lavoro di mettere a sistema queste branche per migliorare il livello di prevenzione sismica nel nostro Paese è in uno stato fin troppo arretrato. Specialmente a livello politico-istituzionale se ne parla poco, troppo poco rispetto all’importanza di questo tema, se non nel momento della tragedia.

Eppure, basta elencare pochi dati per comprenderne la necessità di porre un’azione politica forte e decisa in questo ambito. Prendendo spunto dal documento “Difendersi dai terremoti: la prevenzione sismica in Italia”, firmato dal prof.  Franco Barberi del Dipartimento di Scienze Geologiche di Roma Tre, Enzo Boschi dell’INGV e Guido Bertolaso: nell’ultimo millennio in Italia ci sono stati oltre trentamila eventi sismici, di cui 220 con un impatto distruttivo, nell’ultimo secolo le vittime sono state oltre 120mila, comprese le oltre 80mila del terremoto di Messina del 1908, e solo negli ultimi quarant’anni le spese per la ricostruzione post sismica sono venute a costare oltre cento miliardi di euro.

Pochi numeri che fanno comprendere quanto il problema sismico abbia un costo elevatissimo a livello economico e, soprattutto, di vite umane per il nostro Paese. Il documento sopracitato, inoltre, focalizzandosi in merito alla tenuta degli edifici rispetto ad un evento sismico, evidenzia come l’azione di prevenzione italiana sia lungi dall’essere efficace.

Infatti, come specifica lo studio: “A causa del grave ritardo nell’introduzione della classificazione sismica del territorio nazionale, su cui si tornerà in seguito, si stima che solo il 14% degli edifici presenti nelle zone sismiche italiane più pericolose (il 45% dell’intero territorio) siano stati costruiti con criteri antisismici. Estrapolando al 2030 l’attuale trend di incremento delle nuove costruzioni (mediamente il 5 % in trenta anni) si avrà a quella data solo un incremento del 4 % della percentuale degli edifici sismicamente sicuri. In altre parole, confidando solo sui benefici connessi alla classificazione sismica che agisce sostanzialmente solo sulle nuove costruzioni, nel 2030 avremo ancora, nelle zone sismiche italiane, l’82 % di edifici sismicamente insicuri, una parte rilevante dei quali potrebbe collassare in caso di forte terremoto”.

Purtroppo, nonostante i vari dati evidenzino la necessità di una azione forte da parte dello Stato per una politica di prevenzione efficace, in Italia persiste ancora la tendenza della “Prevenzione del giorno dopo”, cioè quella tendenza a proporre e discutere soluzioni alla questione sismica solo una volta che la tragedia è avvenuta. È successo nel 2002 con il piano di messa in sicurezza delle scuole dopo la tragedia di San Giuliano di Puglia, nel 2009, dopo l’Aquila, con il “Piano nazionale di riduzione del rischio sismico” (la famosa legge n.77), così come con il recente “Piano Casa Italia” dopo gli eventi sismici del centro-Italia del 2016. Tutti piani successivi ai diversi terremoti, mancanti di una visione globale o privi di una strategia a lungo termiche e ancora lungi dall’essere realizzati.

Il documento “La prevenzione sismica in Italia: una sconfitta culturale, un impegno inderogabile”, firmato da numerosi ricercatori ed esperti del settore, posto all’attenzione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel gennaio 2019 e pubblicato sul sito della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), sottolinea con forza questo tragico aspetto: “Ciò che manca è una strategia di contenimento del rischio all’altezza di un paese moderno, scientificamente avanzato e per giunta già in possesso di un’enorme specifica esperienza che tuttavia stenta a essere capitalizzata. Il sapere e la conoscenza accumulati avrebbero potuto consentire già dall’inizio del secolo scorso di ridurre progressivamente le vittime e i danni dei terremoti. Ma le tragiche immagini che continuano a scorrere davanti ai nostri occhi a ogni terremoto anche solo di media energia ci confermano che certamente l’impegno profuso dai governi che si sono succeduti non è stato commisurato alla gravità della minaccia incombente e alle esigenze del prevenirne gli effetti.

Il terremoto è un evento naturale che non può essere fermato, è un po’ il respiro della nostra terra, né può essere previsto. L’unico modo che abbiamo per non essere sopraffatti è studiare questo fenomeno e sapersi adattare ad esso, così come hanno fatto altri grandi Stati dove l’intensità sismica è di gran lunga superiore a quella del nostro Paese (basti pensare al Giappone o agli Stati Uniti).

Tuttavia, serve un impegno serio e costante a tutti i livelli, che non sia dettato solo dall’eccezionalità di un momento. L’essenza della prevenzione sta nell’agire prima, preparandosi con una visione chiara delle dinamiche degli eventi sismici e una strategia di lungo periodo, la quale possa dar sicurezza sia alle istituzioni che ai cittadini. La prevenzione è l’arma finalizzata a non aver paura e a saper affrontare con maggiore consapevolezza il problema, la soluzione per avere maggiore sicurezza e salvare, per quanto possibile, il maggior numero di vite umane.

 

Di Gregory Marinucci.

 

Fonti ed ulteriori approfondimenti:

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.