Perché in Italia non eleggiamo il Presidente della Repubblica.

Perché in Italia non eleggiamo il Presidente della Repubblica.

Uno sguardo alla proposta di riforma costituzionale e analisi degli aspetti problematici che comporterebbe.

 

Nel giugno 2018, Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) assieme ad altri deputati ha depositato una proposta di riforma costituzionale: “Modifiche alla parte II della Costituzione concernenti l’elezione diretta del Presidente della Repubblica”. La motivazione data dai promotori di questa proposta è stata la creazione di un fronte popolare ed una maggiore rappresentanza dei cittadini, tuttavia è davvero difficile che si possa arrivare ad un simile risultato nel prossimo futuro, se non impossibile.

Ma nell’ambito dell’assetto del nostro sistema istituzionale il Presidente della Repubblica potrebbe veramente essere eletto dal popolo? Attualmente l’articolo 83 della Costituzione prevede che il Presidente che il Presidente viene eletto dal Parlamento in seduta comune (Camera e Senato insieme). Inoltre, l’assemblea è integrata da tre delegati per ogni Regione, fatta eccezione per la Valle d’Aosta che ne ha solo uno. Questo è un aspetto molto importante perché attraverso il voto dei delegati si vuole dare una voce a ciascuna regione ed alle minoranze[i]. Infine, l’elezione ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea per i primi due scrutini e dal terzo in poi a maggioranza assoluta (50% più uno degli aventi diritto).

È necessario fare attenzione su questo punto. Assieme all’integrazione dei delegati regionali ci sono altri due aspetti che ci dicono molto sulla figura del Presidente della Repubblica e cosa rappresenta: lo scrutinio segreto e la maggioranza qualificata dei due terzi. Questi mettono in luce come non si voglia associare il ruolo del Capo dello Stato ad alcuna maggioranza politica né ad una certa legislatura e questo punto è ulteriormente rafforzato da quanto troviamo scritto all’art.85 Cost., cioè che il mandato presidenziale è di  sette anni, mentre quello previsto per legislatura (salvo crisi di governo o scioglimento anticipato delle Camere) è di cinque anni.

Tutto questo va a convergere con quella che è l’essenza del ruolo del Presidente ai sensi dell’art. 87 Cost.: il Presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale e in quanto tale è anche garante della Costituzione, deve difenderne i valori e garantire il corretto funzionamento degli organi costituzionali. Un compito di vitale importanza e molto delicato che quindi deve necessariamente prescindere da un colore politico.

Andiamo ora ad analizzare come la figura del Presidente si inserisce nella nostra forma di governo. L’Italia è una Repubblica parlamentare, l’organo legislativo è il Parlamento che è legittimato ad esercitare le sue funzioni grazie all’espressione della sovranità popolare attraverso il voto. Il Governo è nominato dal Presidente della Repubblica e riceve fiducia dalle camere. La Magistratura detiene il potere giudiziario ed è assolutamente separata ed indipendente rispetto agli altri organi. Il Presidente della nostra Repubblica ha compiti di supervisione e garanzia su tutte queste istituzioni, per questo motivo è importante che non risponda ad una certa maggioranza politica, né debba soddisfare le aspettative di un elettorato.

Il Parlamento rimane comunque l’organo centrale e non può essere sovrastato dalla figura del Presidente (a differenza del sistema statunitense in cui il presidente ha addirittura un potere di veto sulle leggi votate dal Congresso). L’elezione diretta da parte dei cittadini comporterebbe la necessità di stravolgere quanto attualmente previsto, poiché un Presidente della Repubblica votato dai cittadini avrebbe una relazione diversa rispetto a quella attuale con il Parlamento e il Governo in forza della sua nuova legittimazione data dagli elettori: sicuramente seguirebbe un certo indirizzo politico, basandosi anche sul consenso dei suoi elettori.

Sarebbe poi importante che la sua carica non fosse più collegata con la magistratura, per mantenere intatto il principio di separazione dei poteri. In mancanza di un sistema di “check and balances” (pesi e contrappesi) tipico del presidenzialismo o del semi-presidenzialismo del modello statunitense o francese, sarebbe impensabile introdurre tali modifiche costituzionali nel nostro ordinamento poiché verrebbe a mancare quel delicato equilibrio tra gli organi costituzionali.

Ed ecco che compare il problema.

Per prima cosa, per fare in modo che il cittadino possa eleggere il Presidente della Repubblica è necessario cambiare quanto attualmente previsto dalla Costituzione.

Questa non è una legge qualunque e perciò necessita un delicato e complesso procedimento per poter attuare qualsiasi modifica. Si trova all’art. 138 Cost. che prevede leggi di riforma costituzionale, le quali devono essere approvate da entrambe le camere (Camera dei Deputati e Senato della Repubblica) attraverso un procedimento “aggravato”.

Ecco come funziona: ciascuna camera deve adottare la legge di riforma in questione approvandola per due volte a distanza di tre mesi tra la prima e la seconda delibera. La seconda deliberazione è importante in quanto la legge può imboccare tre strade: la prima possibilità è che venga raggiunta la maggioranza dei 2/3 e che la legge venga promulgata, la seconda è che raggiunga la maggioranza assoluta (50% più 1 degli aventi diritto al voto) e possa essere richiesto un referendum costituzionale (ad esempio come è successo con la legge del “taglio dei parlamentari”), oppure decade, se non raggiunge nessuna delle maggioranze sopra elencate.

Ovviamente questo procedimento non è previsto anche per tutte le altre leggi, ma è riservato a quelle di rilievo costituzionale in quanto parte della Carta fondamentale nel nostro ordinamento, che necessitano quindi una particolare ponderazione quando si esprime la volontà di modifica. Questo procedimento, essendo inserito all’interno della Costituzione, è definito potere costituito in quanto trova la sua legittimazione nel testo costituzionale stesso; proprio perché costituito può sicuramente modificare la Costituzione, ma non a tal punto da sostituirla con una nuova, ad esempio cambiando la forma di governo da Parlamentare a Presidenziale.

Apportare grandi cambiamenti come l’elezione del Presidente porterebbe quindi ad una rivisitazione di gran parte del testo della Costituzione. Tutto ciò, oltre ad essere piuttosto problematico se non quasi impossibile da attuare sul piano pratico, è anche poco sensato sulla base delle motivazioni date da chi ha proposto questa riforma, ovvero quella di rendere questa carica più “rappresentativa” della volontà popolare.

In realtà il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento, che è stato votato dal popolo, il quale attraverso il voto ha affidato l’esercizio della propria sovranità ai suoi rappresentanti i quali hanno poteri conferiti loro dalla Costituzione. L’elezione del Presidente, dunque, non è affidata ad un sistema casuale o ereditario, ma è una votazione fatta dai rappresentanti del popolo scelti dal popolo stesso.

In conclusione, considerando anche la possibilità che si riesca a riformare la Costituzione rendendo elettiva la carica di Presidente della Repubblica, che vantaggio porterebbe a noi come cittadini? Avrebbe davvero senso eleggere un organo con funzioni di garanzia condizionandolo al consenso elettorale? Una campagna elettorale per il Presidente della Repubblica non potrebbe trasformarsi nell’ennesimo teatro di scontri tra fazioni politiche? È un periodo delicato per la nostra Repubblica, a prescindere dalla pandemia di questo 2020.

Quando i Governi durano pochi anni, o addirittura mesi, in una fase di instabilità politica ed economica come quella che stiamo vivendo, sarebbe preferibile una figura a cui tutti i cittadini come Nazione possano fare riferimento, che riesca a mantenere l’ordine e l’equilibrio del nostro sistema costituzionale.

 

[i] Abbinata alla riforma Costituzionale che potrebbe comportare la riduzione del numero di parlamentari (la cosiddetta legge sul taglio dei parlamentari) in caso di esito positivo del referendum previsto per settembre 2020 è stata presentata alla Camera una proposta di riforma costituzionale sulla riduzione del numero di delegati regionali chiamati a votare per l’elezione del Presidente della Repubblica che dai tre attuali scenderebbero a due dato che tre delegati per regione sarebbero troppi in proporzione al nuovo numero di deputati e senatori. La critica mossa alla proposta è che questa riduzione andrebbe a svantaggio della rappresentanza territoriale essendo che, solitamente, vengono mandati per la votazione due esponenti della maggioranza e uno dell’opposizione, che rappresentano l’assetto politico di ciascuna regione, quindi si andrebbe a livellare il rapporto maggioranza-opposizione tra i delegati che andranno ad eleggere il Presidente della Repubblica.

 

Di Noemi Bressan

 

Fonti e ulteriori approfondimenti:

  • Pisaneschi, “diritto Costituzionale” Giappichelli, 2018
  • Costituzione della Repubblica Italiana, artt. 83…91 e art. 138
  • Proposta di riforma costituzionale Meloni sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica: https://www.camera.it/leg18/126?tab=5&leg=18&idDocumento=716&sede=&tipo=
  • Proporsta di riforma costituzionale Fornaro per la riduzione del numero di delegati regionali: https://www.camera.it/leg18/126?tab=6&leg=18&idDocumento=2238&sede=&tipo=

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