Per una cultura dei diritti umani, a 72 anni dalla Dichiarazione Universale

Per una cultura dei diritti umani, a 72 anni dalla Dichiarazione Universale

Quanto c’è ancora da fare per promuovere una diffusa cultura dei diritti umani nel nostro Paese e perché a deciderli non è un burocrate a Bruxelles: brevi riflessioni sul punto, dalla detenzione preventiva di Zaki alle ultime sul caso Regeni, passando per le iniziative del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani.

“Chi li decide i diritti umani?” Con questo interrogativo Matteo Salvini, durante una trasmissione televisiva di un paio di settimane fa, tentava di rispondere a Corrado Augias in un ragionamento relativo alla trattativa sul Next Generation EU ed al comportamento di Polonia e Ungheria, che minacciavano il veto sull’approvazione del bilancio Ue 2021-2027 perché contrari alle clausole che andrebbero a vincolare lo stanziamento delle risorse del Recovery Fund al rispetto dei principi dello Stato di diritto e, dunque, dei diritti umani. In sostanza, al rispetto di ciò che la Commissione Europea ha definito come la spina dorsale di ogni democrazia costituzionale moderna.

La risposta che si ascolta nella puntata di Cartabianca del 2 dicembre, di cui si è fatto cenno, riguarda più che altro il chi decide del rispetto dei diritti umani: si tratta di organi giurisdizionali o di istituzioni ed organismi internazionali incardinati nelle varie convenzioni. Ma soffermiamoci sul quesito iniziale: chi li decide i diritti umani?

Un interrogativo di questo tipo personalmente mi fa domandare se si abbia ben chiaro cosa siano i diritti umani: spesso li si associa a problematiche che interessano altri continenti, o comunque i Paesi del Terzo Mondo. Ma non è (solo) così: i diritti umani sono alla base della nostra vita e vengono a declinarsi in tutte le esperienze dell’esistenza umana. Non si tratta solo del c.d. “nocciolo duro”, come il diritto alla vita, il divieto di tortura o il divieto di discriminazione. Ma rientrano anche i diritti civili, i diritti sociali, i diritti culturali, la libertà di stampa, l’ambiente, le questioni legate ai rifugiati, quelle in tema di disabilità e tanto altro. Insomma, i diritti umani nascono e si evolvono con lo sviluppo della società in un dato contesto spaziale e temporale e non sono decisi d’imperio da qualche burocrate: sono gli Stati, in sede internazionale (ma prima ancora a livello nazionale con le Costituzioni), a dichiararli e a tutelarli attraverso convenzioni e trattati dotati di organismi di controllo, giurisdizionali e non.

Molti pensano che i diritti umani siano solo retorica e non anche pratica. Ma non è così. Per fare qualche esempio, possiamo attingere alle figure dei vincitori del Premio per i Diritti Umani istituito quest’anno dal Comitato Interministeriale per i Diritti Umani per volontà della vice ministra degli esteri Emanuela Del Re, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani celebrata lo scorso 10 dicembre, giorno del 72° anniversario dalla adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo da parte delle Nazioni Unite. L’iniziativa ha inteso valorizzare l’impegno di persone, istituzioni, associazioni e organi di informazione che si occupano di diritti umani nel nostro Paese, premiando: Ernesto Olivero (fondatore del Servizio Missionario Giovani e dell’Arsenale della Pace a Torino); suor Eugenia Bonetti (impegnata da oltre 20 anni contro la tratta degli esseri umani e la schiavitù femminile anche con l’associazione Slaves No More); Nicolò Govoni (fondatore della ONLUS Still I Rise che si occupa di aiutare bambini profughi, rifugiati e migranti); Valentina Tafuni (attivista a favore dei diritti delle persone con disabilità); Nello Scavo (giornalista di Avvenire); Green Cross Italia per l’attività in tema di ambiente e sviluppo sostenibile; e l’OSCAD, l’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori organizzato dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri.

Questo, ovviamente, non basta, perché da più parti è stata evidenziata la necessità di irrobustire la cultura dei diritti umani nel nostro paese. Compito che, tra gli altri, verrebbe assolto dalla futura Commissione nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani fondamentali e per il contrasto alle discriminazioni, la cui istituzione – chiesta a più riprese in sede internazionale nonché in linea con quanto previsto dalla risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite n. 48/134 del 20 dicembre 1993 – è all’esame del Parlamento, seppure le prime proposte di legge presentate nella legislatura corrente risalgano al luglio (a prima firma Quartapelle Procopio) e all’ottobre (a prima firma Scagliusi) 2018.

Molto importante, in ogni caso, resta l’attivismo della società civile e di organizzazioni come Amnesty International. Ne sono un esempio le iniziative a sostegno della richiesta di scarcerazione di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna detenuto da oltre 300 giorni nelle carceri egiziane in attesa di processo, con le accuse di “incitamento alla protesta” e “istigazione a crimini terroristici” per dieci post di un account Facebook che i suoi legali dichiarano essere falso. Una settimana fa, infatti, vi è stata l’udienza presso la terza sezione antiterrorismo del tribunale del Cairo che ha rinnovato per altri 45 giorni la custodia cautelare (il che significa che trascorrerà in carcere il Natale copto). Mentre il 3 dicembre scorso venivano rimessi in libertà tre dirigenti dell’ong con cui collaborava Patrick (l’EIPR), che erano stati arrestati il mese scorso dopo aver incontrato una delegazione di rappresentanti diplomatici occidentali per illustrare la preoccupante situazione dei diritti umani in Egitto. Un Paese in “emergenza permanente”, in cui la repressione del dissenso si fonda su processi di massa irregolari, detenzioni preventive (che possono durare fino a 2 anni), torture di Stato. Uno Stato che, tuttavia, resta pur sempre un partner economico fondamentale per l’Italia.

Amnesty International ha mobilitato diversi eurodeputati a scrivere delle lettere indirizzate al presidente Abdel Fattah Al-Sisi, mentre gli attivisti italiani hanno tentato (invano) di consegnare ben 130mila firme a supporto della petizione relativa alla scarcerazione di Zaki all’ambasciata egiziana a Roma per otto mercoledì. Adesso che le condizioni fisiche e mentali del 28enne sembrano in via di deterioramento è necessaria un’azione diplomatica forte da parte delle autorità italiane, anche alla luce della chiusura da parte della Procura di Roma dell’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni. Un’indagine, quella portata avanti dagli inquirenti italiani, che vuole portare a processo quattro agenti dei servizi segreti egiziani, accusati di aver seviziato Giulio per giorni, provocandogli acute sofferenze fisiche attuate anche mediante oggetti roventi, calci, pugni, lame e bastoni.

Bene ha fatto, dunque, il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, a confermare l’interruzione delle relazioni diplomatiche tra Montecitorio e il Parlamento egiziano decisa nel novembre 2018. E bene ha fatto Corrado Augias decidendo di restituire alla Francia la Legion d’onore, l’onorificenza più alta attribuita dalla Repubblica francese, dopo che Macron ha deciso di insignire dello stesso riconoscimento anche il presidente egiziano Al-Sisi. Un atto simbolico in segno di protesta per la vicenda Regeni. Ma un atto certamente apprezzabile, poiché testimonia chiaramente cosa significa spendersi per la tutela dei diritti umani e, dunque, anteporre il rispetto della dignità umana a tutto il resto. Un esempio che è stato seguito anche dall’ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati, dall’ex ministra Giovanna Melandri e dalla giornalista Luciana Castellina per ribadire la necessità di un’azione comune dell’Europa nei confronti dell’Egitto sul fronte della tutela dei diritti umani, cercando di superare particolarismi ed interessi di parte.

In ogni caso, tutti noi possiamo impegnarci in tema di diritti umani nella vita di tutti i giorni, soprattutto in questo periodo caratterizzato da una pandemia di coronavirus che acuisce le diseguaglianze. Dunque, coltivare i principi della rule of law nella vita pubblica ed istituzionale; evitare di alimentare odio e discriminazione nella società perseguendo attività politiche; agire nel lavoro, come anche nelle relazioni scolastiche ed amicali, nel rispetto della dignità altrui e… perché no, supportare le varie petizioni delle associazioni e organizzazioni che si occupano di diritti umani.

di Giuseppe Grieco

 

Fonti e ulteriori letture:

  • Cartabianca, trasmissione televisiva condotta da Bianca Berlinguer su Rai3, puntata del 02/12/20
  • Scuccimarra Giuseppe, Unione Europea e società civile: cooperare per difendere lo Stato di diritto (giugno 2020), in unipd-centrodirittiumani.it
  • Fabbrini Sergio, Polonia, Ungheria e la fragilità dell’Europa, in Il Sole 24 Ore, 13/12/2020
  • Conclusioni Consiglio Europeo del 10 e 11 dicembre 2020, reperibili online su consilium.europa.eu. Dunque, alla fine, anche grazie alla mediazione di Angela Merkel, Budapest e Varsavia hanno fatto dietrofront, ma nelle conclusioni del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre troviamo scritto che «al fine di trovare una soluzione reciprocamente soddisfacente e di rispondere alle preoccupazioni espresse in merito al progetto di regolamento relativo a un regime generale di condizionalità per la protezione del bilancio dell’Unione, [il regolamento sullo Stato di diritto] .. dovrà essere applicato … nel pieno rispetto … dell’identità nazionale degli Stati membri insita nella loro struttura fondamentale, politica e costituzionale».
  • In merito alla Commissione nazionale per i diritti umani si veda il testo base unificato sul sito della Camera dei Deputati.
  • Preoccupazione per le lettere di Patrick alla famiglia, in amnesty.it
  • Nuova lettera di Patrick Zaki alla famiglia: “Ho bisogno di antidolorifici, il mio stato mentale non è un granché”, il ilfattoquotidiano.it
  • Regeni, quattro 007 egiziani verso processo, in ansa.it
  • Regeni, confermato lo stop delle relazioni tra la Camera e il Parlamento Egitto, in ansa.it
  • Bianconi Giovanni, «La notte in cui denunciai Regeni il ministro Ghaffar era nel palazzo», in Il Corriere della Sera, 13/12/2020
  • Corrado Augias: “In memoria di Giulio Regeni, restituisco la Legion d’onore alla Francia”, in ilfattoquotidiano.it
  • Augias Corrado, Affaire Regeni, Corrado Augias rend la Légion d’honneur: “Macron n’aurait pas dû la donner à Al-Sissi”, in repubblica.it
  • Giulio Regeni, dopo Augias anche Cofferati, Melandri e Castellina restituiscono la Legion d’Onore: “Calpestati diritti universali”, in ilfattoquotidiano.it
  • Fonte foto numero 4: https://ecointernazionale.com/2017/09/e-morto-un-ragazzo-e-morto-giulio-regeni/
  • Fonte foto numero 5: https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/20_febbraio_14/roma-rimosso-murale-giulio-regeni-l-attivista-egiziano-patrick-zaky-9a04fd0e-4f38-11ea-9a70-00e155903d81.shtml
  • Fonte foto numero 6: https://www.un.org/en/observances/human-rights-day

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