Movimenti inversi e atti nascosti

Movimenti inversi e atti nascosti

Non è una novità sentire storie riguardanti le migrazioni, ma con l’arrivo della pandemia si sono diversificate nei metodi più disparati e inizia a trasparire una sempre più tempestiva necessità di allontanarsi dal traffico.

 

La migrazione è un fenomeno da sempre presente nel mondo, da quando l’uomo preistorico si spostava alla ricerca di nuove risorse. Continua ancora oggi per tutti gli individui che desiderano cambiare Paese per lo studio, per il lavoro o per cambiare la sorte della loro vita. Tuttavia, il fenomeno migratorio che sembrava doversi bloccare con lo scoppio della pandemia causata dal nuovo Coronavirus, ha subito uno sviluppo interessante.

Gli spostamenti non sono diminuiti e hanno invece mostrato una inversione delle rotte intraprese. I migranti e i rifugiati hanno dovuto sviluppare le capacità non solo di affrontare gli spostamenti e sopravvivere, ma anche fronteggiare un’emergenza sanitaria mondiale che nessuno sa come gestire. Che poi, in fondo, questo virus potrebbe essere paragonato ad un migrante che è riuscito a fare il giro del mondo, che per molti resta un sogno irrealizzabile.

Questo fenomeno è stato contraddistinto come “controesodo”, interpretato come il ritorno massiccio di migliaia di individui nei loro Paesi di origine, anche dopo diverso tempo all’estero, a seguito delle problematiche lavorative o di vita dovute alla diffusione del Covid-19.

La Polonia, solitamente riconosciuta come uno dei Paesi a forte emigrazione, ha registrato l’arrivo di 50.000 persone dall’estero, provocando un improvviso e brusco aumento demografico. A seguirla in questo strana tendenza il Venezuela, che si sta ritrovando ad accogliere migliaia di “esuli” che, in situazioni di grave recesso economico, hanno preso la decisione di rientrare nei Paesi da cui inizialmente avevano cercato di allontanarsi. Altri immigrati sono stati bloccati a metà strada, nella capitale colombiana Bogotá, che, nonostante la chiusura delle frontiere, ha comunque permesso il rimpatrio dei venezuelani presenti.

Questo fenomeno non si è solo sviluppato a livello internazionale, ma ha anche avuto influenza sul piano locale. Infatti, in molte regioni italiane e di diversi Stati avanzati, i cittadini, potendo lavorare solo a distanza e tramite computer, hanno deciso di lasciare il centro della città per trasferirsi, almeno temporaneamente, nella periferia, dove le case sono più distanziate, l’aria  più pura e il rumore quasi nullo. Combinando questi due fattori, molti Paesi si sono ritrovati ad avere drastiche perdite demografiche. Il caso più grave sembra essere dell’Australia, equiparabile solo a quello subìto durante la fine del ‘700, seguito dalle città di Parigi (che ha perso il 10% della popolazione), Madrid, New Delhi, New York, Mosca e Milano.

Altro caso interessante è quello verificatosi in Cina, nella città di Guangzhou o “piccola Africa” (nome dovuto alla forte presenza di una comunità africana), grande centro industriale di prodotti low cost. Durante il periodo del lockdown un nigeriano infetto ha irresponsabilmente lasciato la sua abitazione per dirigersi verso un ristorante, contagiando il proprietario del locale e la figlia. Questo episodio sembra aver scatenato una potente ondata discriminatoria nei confronti delle varie etnie africane presenti nella zona, che sono state sfrattate senza valide motivazioni, attraendo l’attenzione dell’Unione Africana e degli Stati Uniti. Tuttavia, Pechino respinge le denunce, attribuendo la colpa della apparente gravità con cui è stata presentata la situazione agli Stati Uniti, accusati a loro volta di voler mettere la Cina in cattiva luce.

Ancora più sbalorditivo è il caso di Uttar Pradesh, in India, dove lo scorso marzo, cinquemila lavoratori migranti nel Paese sono stati cosparsi di candeggina, di solito utilizzato per disinfettare i mezzi pubblici, per assicurarsi che “non fossero portatori del virus attraverso i vestiti indossati”, come constatava il funzionario incaricato delle misure di restrizione nella zona Ashok Gautam.

Un’altra categoria che ha risentito della pandemia è stata quella dei migranti clandestini e dei rifugiati. Mentre alcuni Paesi, come la Bosnia, hanno forzato il rimpatrio degli immigrati appena giunti per evitare un aumento della popolazione locale, altri hanno adoperato metodi più bruschi. Un esempio in tal senso è rappresentato dalla Grecia che, in sei settimane, ha effettuato 196 espulsioni dai campi profughi, picchiando e derubando le vittime presenti prima di imbarcarle e farle arrivare in Turchia attraverso il fiume Evros. Inoltre, la polizia ha iniziato a smantellare le strutture installate in una zona di trabocco fuori dal campo profughi in cui avevano abitato, per diverso tempo, tutte le persone che, a causa del sovraffollamento o della chiusura dei centri di servizio di asilo, non erano potuti essere accolti.

Infine, è da ricordare l’ennesimo gruppo lasciato, per giorni, in mezzo al mare, a morire di fame e vedere la speranza di raggiungere un porto come una luce sempre più fioca. È il caso delle persone a bordo della Alan Kurdi, una nave tedesca venuta in soccorso di coloro che avevano intrapreso la strada del mare per fuggire dalla situazione bellicosa in Libia. I porti dell’Italia e di Malta si sono rifiutati di accoglierli a causa della paura di infezione fino al 17 aprile, giorno in cui la Sicilia ha mandato un traghetto gestito dalla Croce Rossa per iniziare ad eseguire i tamponi e cercare di riportarli sulla terraferma, per poi essere distribuiti all’interno dei Paesi membri dell’Unione Europea.

Non è una novità che si verifichino queste e molte altre tragedie nel mondo odierno e forse dovremmo essere anche sollevati dall’avere la possibilità di venirne a conoscenza per potervi porre una soluzione. Ci sono diritti fondamentali che precedono anche le pandemie, come la vita e la salvaguardia degli individui, e che non possono essere ignorati col fine di evitare di alimentare la vulnerabilità che contraddistingue soprattutto coloro che si preoccupano maggiormente dei loro diritti, ignorando quelli altrui (ad esempio chi non porta la mascherina quando è richiesta). Bisogna cercare l’unione durante un’emergenza di simile portata, trovare soluzioni efficaci, tempestive e veloci, soprattutto trattandosi di vite umane che spesso non sono abituate ad essere assistite da un personale medico qualora stessero male e che frequentemente risentono di traumi psicologici.

 

di Mara Vos Carrero

 

Fonti e ulteriori letture:

  • https://italy.iom.int/it/notizie/covid-19-i-diritti-e-la-salute-di-migranti-rifugiati-e-apolidi-devono-essere-protetti
  • https://www.ismu.org/africa-migrazioni-sviluppo-ai-tempi-del-covid-criticita/
  • https://video.corriere.it/cronaca/approfondimenti/coronavirus-controesodo-migrazione-contrario-tempo-covid-19/66869252-847c-11ea-8d8e-1dff96ef3536
  • https://www.repubblica.it/esteri/2020/04/13/news/coronavirus_i_kenyani_in_cina_salvateci_dall_inferno_-253871343/?refresh_ce
  • https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/31/coronavirus-in-india-migranti-cosparsi-di-disinfettante-per-i-mezzi-di-trasporto-ministero-salute-eccesso-di-zelo/5755077/
  • http://www.vita.it/it/article/2020/05/06/grecia-i-migranti-vengono-espulsi-con-la-forza-e-portati-in-turchia/155378/
  • http://www.vita.it/it/article/2020/03/23/migranti-e-rifugiati-se-lemergenza-covid-19-e-anche-psicologica/154622/
  • https://www.repubblica.it/cronaca/2020/04/17/news/migranti_via_al_trasbordo_di_149_persone_dalla_alan_kurdi_su_traghetto_della_tirrenia-254262354/
  • https://www.affarinternazionali.it/2020/05/gli-emigrati-di-ritorno-in-venezuela-al-tempo-del-coronavirus/

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