Migrazioni: tra dati, percezione e contraddizione

Migrazioni: tra dati, percezione e contraddizione

Le migrazioni, seppur fenomeno naturale da sempre conosciuto all’uomo, tendono ad essere analizzate in maniera (forse volutamente) imprecisa. È per questo che, quando pensiamo alla parola “migrante”, l’immagine che si proietta nelle nostre menti è quasi sempre la stessa. Ma quanto è vicina alla realtà?

La parola d’ordine di questo 2020 è “distanziamento sociale” raccomandazione che se riferita agli immigrati, che vivono con noi in Italia, non ha avuto e non ha difficoltà a venire osservata, perché si innesta su un atteggiamento già abbondantemente radicato: con gli stranieri è bene mantenere le distanze e soprattutto tenerli a distanza“. Questa la riflessione con cui Luca Di Sciullo, coordinatore del Dossier statistico immigrazione e presidente del Centro studi e ricerche IDOS, ha introdotto il 28 ottobre scorso  la presentazione del nuovo Rapporto sull’Immigrazione, giunto all’edizione numero 30.

Il Dossier può essere preso da spunto per varie riflessioni, partendo dai trend globali di migrazione fino alle condizioni delle persone che decidono di spostarsi, ma alcuni dati che meritano particolare attenzione sono quelli che ci costringono a scontrarci con la realtà della percezione di questo fenomeno in Italia. Dovendo identificare chi sia un migrante la nostra percezione collettiva, influenzata dai notiziari e dai dibattiti politici, direbbe forse che si tratta, principalmente, di giovani uomini africani, probabilmente di fede musulmana, con i quali è facile pensare di non avere nulla in comune. Nel 2018 chiedendo agli italiani di quantificarne la presenza sul territorio, gli intervistati rispondono una cifra esagerata: i migranti rappresentano il 25% della popolazione.

Le statistiche mostrano dei risultati differenti, poiché non solo la reale percentuale di immigrati extra UE presenti sul territorio si attesta sul 7% della popolazione italiana, ma anche perché questi migranti non sono come ce li saremmo aspettati. Il paese da cui provengono in maggior numero è la Romania, ma essendo un Paese membro dell’UE sono cittadini europei che si spostano all’interno dell’Unione e non vengono più percepiti negativamente come poteva accadere oltre vent’anni fa. Tuttavia, il motivo di tale percezione è dovuto anche al dibattito politico focalizzato sulle rotte migratorie del Mediterraneo e non sui Paesi dell’Est; non a caso, per chi ha buona memoria, anche negli anni Novanta si parlava di invasione di migranti anche se al tempo erano le persone che scappavano dalla cruenta guerra dei Balcani. Tornando al focus principale e al Dossier IDOS, bisogna scendere oltre il 10 posto della classifica per poter trovare un paese dell’Africa Subsahariana. Il 51,9% di chi arriva nel nostro paese è bianco, cristiano, e tutto sommato non così lontano da noi, neanche dal punto di vista geografico.

Gli italiani mostrano il maggior distacco (in punti percentuali rispetto agli intervistati di altri paesi europei) tra la percentuale di immigrati non-UE realmente presenti e quella stimata o percepita. Un altro punto particolarmente interessante è che l’Italia si attesta al di sotto della media europea per percentuale di intervistati che non sanno rispondere a questa domanda, “soltanto” il 27% del campione. Il tutto è reso più interessante se si guarda alla disproporzione secondo altri fattori: zone geografiche, estrazione sociale, reddito, orientamento politico. Tutto sembra confermare che le fasce di popolazione meno abbienti, o che rischiano di soffrire maggiormente dell’eventuale inclusione di nuova forza lavoro poco specializzata, siano quelle che percepiscono maggiormente la presenza dello “straniero” sul territorio.

Tuttavia, questa percezione distorta e, più in generale, questo astio verso chi migra non è una condizione solo italiana. Per comprenderla meglio è necessario prendere qualche dato ulteriore, specialmente in questo giorno: la Giornata internazionale dei migranti, istituita nel 2000 dalle Nazioni Unite. La data del 18 dicembre è stata scelta poiché rappresenta il giorno nel quale l’Assemblea Generale Onu approvò nel 1990 la “Convenzione per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie“, entrato in vigore nel 2003 al raggiungimento del numero minimo di ratifiche previsto.

Qua già si presenta un dato interessante, quanto drammatico. Le 54 firme per la ratifica al momento presenti, appartengono soprattutto a Paesi di origine dei flussi migratori. Infatti, mancano le firme degli Stati europei, anche dell’Italia naturalmente. La Convenzione riconosce la specifica situazione di vulnerabilità dei migranti, promuovendo condizioni di vita dignitose. Inoltre, nel testo le Nazioni Unite indicano anche delle tracce per aiutare gli Stati nell’elaborazione e delineazione di politiche migratorie nazionali basate sul rispetto dei diritti umani, da adottare per combattere abusi e sfruttamento.

Secondo l’ultimo World Migration Report dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ad oggi ci sono nel mondo oltre 272 milioni di migranti, rappresentante ben il 3,5% della popolazione globale. Molti di quest’ultimi si spostano prevalentemente per motivi di lavoro, ma molti di più sono costretti da motivi ben più gravi. Non a caso, molti fuggono dalla guerra, dalle violenze, dalla povertà estrema. Tolti i conflitti mediaticamente più in evidenza, come quello siriano, ci sono molti conflitti tra Africa e Asia che restano invisi al mondo occidentale: Yemen, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo e Sud Sudan. Ci sono, poi, le varie repressioni etniche che spingono molta gente a fuggire da violenza efferata e gratuita, come quella messa in atto contro i Rohingya nel Myanmar. Non solo: anche le crisi economiche gravano su questo aspetto, come mostrato in questi anni dal Venezuela messo in ginocchio a livello economico-finanziario.

I principali Stati di origine dei migranti sono India, Messico, Cina, mentre gli Stati Uniti sono la principale meta di destinazione con oltre cinquanta milioni di arrivi. Il motivo è semplice: il flusso migratorio non si sviluppa solo da Paese in situazione di disordine, ma anche tra Stati sviluppati. A testimoniarlo è proprio l’Italia, che in questi anni ha visto un numero crescente dei propri cittadini, in particolar modo giovani, spostarsi a Londra per trovare lavoro; non a caso, il flusso migratorio, non solo italiano, è stato anche uno dei fattori che ha spinto i cittadini britannici a votare a favore del “leave” al referendum del 2016 sulla sua permanenza nell’UE.

Tornando, invece, sulla percezione deviata del cittadino italiano rispetto al flusso migratorio è utile sviscerare qualche altro dato. Secondo i dati raccolti dall’Eurostat nel 2018 sono entrati nell’UE oltre 2,4 milioni di migranti, portando il totale a 44,68 milioni di migranti presenti dei ventisette Stati membri, cioè il 4,9% della popolazione totale. Tra gli Stati membri quello che presentava il più alta percentuale di popolazione migrante era ed è ancora oggi Malta, con oltre 55 migranti ogni mille abitanti, mentre l’Italia si trova tra i posti più bassi della classifica con solo 5,5 migranti ogni mille abitanti. Forse questo dato più di altri fa comprendere come questo argomento sia spesso mediato.

Negli ultimi anni la retorica e le posizioni contro le migrazioni si è fatta sempre più pesante, portata avanti da ultraconservatori e gruppi politici di estrema destra. Lo abbiamo visto con Trump e la battaglia elettorale per un muro mai costruito, fortunatamente, il cui unico scopo era aizzare il malcontento per guadagnare voti. Stessa opera portata avanti da Boris Johnson in Inghilterra: si parlava anche di sovranità inglese rispetto alle regole UE, ma molti cittadini votarono a favore della fuoriuscita come soluzione per impedire ai migranti europei di entrare. Non c’è neanche bisogno di riepilogare le tesi dei sovranisti italiani, che continuano ad insistere sul punto anche in tempo di pandemia.

La verità è che il mondo occidentale non ha, né sa trovare soluzioni e si arrovella nelle proprie contraddizioni. La cooperazione internazionale è fondamentalmente poco concreta, ma non per la quantità di risorse, che bene o male ci sono, ma proprio a livello di volontà degli Stati. In realtà, sembra proprio che quasi convenga far rimanere questi topic in una zona grigia a livello di diritto internazionale. Infatti, in molti Paesi possiamo osservare, da una parte, i progressisti che predicano quanto sia giusto riconoscere i diritti dei migranti, ma non sanno approntare una visione o un piano di azione in merito, mentre, dall’altra, i sovranisti e ultraconservatori che pongono in essere soluzioni contraddittorie, spesso arcaiche (come muri e blocchi navali per l’appunto), ma che non risolvono nulla sul piano pratico.

Probabilmente molte logiche sono dettate dal guadagno: che sia consenso elettorale o soldi sottratti a dei disperati poco importa. L’unica cosa certa è che le migrazioni sono sempre esistite e sempre esisteranno. Tuttavia, senza soluzioni per regolare e gestire i flussi estremi, il rischio è di saturare a tal punto il sistema da farlo esplodere in un reflusso estremo di violenza sociale e odio razziale. Un altro pesante tassello che rischia di appesantire ancor di più la nostra società, la cui capacità di resilienza si riduce sempre di più e rischia di spezzarsi drammaticamente. Riconoscere e ricordare i diritti dei migranti è fondamentale, ma è necessario fare di più, molto di più per proteggerli concretamente.

di Irene Pontecorvo.

 

Fonti e ulteriori letture:

  • https://www.cattaneo.org/wp-content/uploads/2018/08/Analisi-Istituto-Cattaneo-Immigrazione-realt%C3%A0-e-percezione-27-agosto-2018-1.pdf
  • https://www.unhcr.org/it/cosa-facciamo/protezione/diritto-asilo/asilo-e-migrazioni/
  • Fonte Immagine: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/migranti-e-ue-cosa-serve-sapere-sul-vertice-di-malta-23970
  • https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/giornata-migranti
  • https://www.dossierimmigrazione.it/
  • Fonte immagine in evidenza: https://www.diaconiavaldese.org/csd/pagine/migranti.php

 

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