Make Amazon Pay: combattere un colosso

Make Amazon Pay: combattere un colosso

Amazon è globalmente riconosciuto come il gigante del commercio online. Nasce negli anni ’90 a Seattle da Jeff Bezos, uno degli uomini oggi più ricchi al mondo. L’azienda si afferma ben presto come caposaldo nel suo settore e investe fortemente sull’innovazione tecnologica, rivoluzionando l’e-commerce e gradualmente espandendosi ad offrire nuovi servizi – tra cui Prime Video, Audible e Amazon Web Services (AWS). Oltre che leader indiscusso del commercio online, dominando quasi il 50% del mercato globale, AWS è attualmente il più grande fornitore di infrastrutture cloud, occupando oltre il 30% del mercato globale. Nel 2019, il guadagno lordo dell’azienda ha raggiunto 281 miliardi di dollari, cifra che si stima aumenterà significativamente al termine del 2020, in seguito alla crescita esponenziale di Amazon durante la pandemia da Covid-19. Una ricerca di Comparisun ha avanzato la probabilità che il patrimonio di Bezos potrebbe presto raggiungere il trilione, un avvenimento senza precedenti nella storia dell’umanità.

In una società che venera la produttività e la ricchezza, non stupisce che Amazon sia un modello di business esemplare. Tuttavia, non sono mancate le voci dissonanti che hanno mosso un’aspra critica ai danni del pioniere del commercio online, il quale mostra, specialmente ad un occhio attento, i suoi numerosi lati negativi. Il successo di Amazon, difatti, dipende strettamente dalle sue pratiche di sfruttamento dei suoi dipendenti, da un’etica produttiva che antepone il profitto a qualsiasi dilemma etico o problematica ambientale e dall’evasione fiscale: nel 2019 Amazon ha pagato solo l’1.2% in tasse al governo federale statunitense; i due anni precedenti non ha pagato nulla. 

Sempre nel 2019 un gruppo di dipendenti, per la maggior parte statunitensi, si era già mobilitato per condannare il ruolo di Amazon nell’inquinamento globale. Negli ultimi anni, l’azienda sembra essersi mossa per arginare il proprio impatto ambientale con l’introduzione del sistema Climate Pledge Friendly e la pubblica dichiarazione di impegno per ridurre il proprio contributo alla crisi climatica. Ciononostante, Amazon continua impunito la sua collaborazione con i giganti delle industrie estrattive – quali Shell, BP, GE Oil and Gas. Secondo gli attivisti che si prodigano per l’ambiente, il piano di sostenibilità introdotto da Amazon non è sufficientemente strutturato e, talvolta, volutamente vago. In sostanza, le misure adottate dall’azienda non sono efficaci a rallentare il proprio impatto ambientale in maniera congruente con quella che è un’emergenza globale che richiede provvedimenti straordinari.

Oltre all’altissimo livello di emissioni di anidride carbonica, Amazon è anche colpevole di sprecare enormi quantità di prodotti invenduti. Molti rivenditori indipendenti utilizzano i siti di stoccaggio di Amazon ad una quota affittuaria crescente nel tempo. Quando questi articoli restano invenduti, le tariffe imposte da Amazon rendono più conveniente per il rivenditore terzo smaltire la merce in depositi e discariche, piuttosto che riappropriarsene o riciclarla. È evidente, ad oggi, che la costruzione di un’immagine ecosostenibile non sia altro che semplice greenwashing per l’azienda di Seattle.

In aggiunta, Amazon è globalmente noto per la sua feroce politica anti-sindacale, che si fa più aspra nei Paesi come gli Stati Uniti dove l’impatto dei sindacati non è storicamente degno di nota. Amazon si fregia spesso di essere in grado di creare posti lavorativi anche in momenti di crisi, come è accaduto durante la pandemia. Tuttavia, ciò non può scusare la violazione di leggi statali e di normative internazionali che tutelano i diritti dei lavoratori. Uno studio del dipartimento di sociologia della University of California-Riverside ha dimostrato come l’ecosistema produttivo Amazon abbia creato una classe lavoratrice estremamente sottopagata, ultra-sorvegliata per mezzo di avanzate attrezzature elettroniche e condizioni di lavoro isolanti e dannose per la salute mentale e fisica del lavoratore. Basti pensare che molti dei corrieri Amazon si trovano ad essere monitorati dal cosiddetto Rabbit, uno strumento a metà tra un dispositivo GPS e uno smartphone che dirige, attraverso un algoritmo, il lavoro e le tempistiche di consegna dei pacchi, fissando obiettivi umanamente insostenibili: si tratta di consegnare circa 200-350 pacchi per turno, che diventano oltre 400 durante i periodi festivi. Le conseguenze per coloro che non riescono a raggiungere questi obiettivi sono dure: ogni fallimento diventa una segnalazione, dopo tre segnalazioni il contratto di lavoro è terminato. Queste dinamiche sono largamente diffuse anche tra i lavoratori nei magazzini e conducono a un clima di paura, di stress e a un elevato tasso di ricambio del personale. Inoltre, l’arricchimento di Amazon durante la pandemia non è stato corrisposto a un aumento dei salari, eccetto per qualche bonus temporaneo che risulta inadeguato di fronte agli enormi guadagni degli ultimi mesi.

(Photo by Stephanie Keith/Getty Images)

Amazon, dunque, promuove un’etica lavorativa nociva per i suoi dipendenti e si oppone alla loro legittima organizzazione in sindacati pur di evitare di confrontarsi con le richieste di un gruppo coeso di lavoratori e, quindi, di dover potenzialmente riconsiderare la sua produttività per creare condizioni lavorative adeguate. Amazon continua ad anteporre i propri profitti al benessere dei lavoratori, causando scioperi e proteste in tutto il mondo. 

Lo scorso Black Friday, l’Internazionale Progressista ha lanciato una campagna intitolata “Make Amazon Pay”. La campagna nasce con l’intento di porre fine all’impunità di Amazon e lamenta gli inaccettabili costi umani e ambientali subordinati all’astronomica crescita aziendale. Secondo i promotori di Make Amazon Pay, Amazon è un impero del ventunesimo secolo in continua espansione. Questo status gli ha permesso di non doversi mai confrontare con una forza di opposizione concreta e coordinata che ne denunciasse gli sfruttamenti e lo strapotere. Make Amazon Pay, dunque, vuole costituire questa opposizione formando una coalizione a partire dal lavoro precedentemente svolto localmente da sindacati e da gruppi ambientalisti.

Il valore alla base della campagna è la solidarietà per la formazione di un movimento globale in grado di far fronte a un colosso quale Amazon. L’obiettivo a lungo termine della campagna è quello di ottenere un mondo in cui il mercato libero non controlla più le istituzioni democratiche. Gli attivisti dell’Internazionale Progressista puntano a creare pressione sui governi locali per far sì che possano implementare dei piani legislativi  che regolino le attività produttive di Amazon. Tra le richieste principali, Make Amazon Pay chiede all’azienda americana di migliorare le condizioni lavorative con l’implementazione di contratti di lavoro stabili, un aumento dei salari e la cessazione del regime di ultra-sorveglianza dei suoi dipendenti. Inoltre, gli attivisti richiedono che venga rispettato il diritto dei lavoratori ad unirsi ai sindacati e che Amazon si impegni a formulare un piano di sostenibilità concreto con il raggiungimento di zero emissioni entro il 2030. Infine, Make Amazon Pay esige che la compagnia smetta di fare uso di paradisi fiscali per evadere le tasse. 

Ad oggi, Make Amazon Pay gode del supporto di oltre 400 parlamentari e numerosissime organizzazioni non governative da tutto il mondo. La campagna sta creando un movimento che supera i confini e promuove legami solidali a livello internazionale con l’intento di favorire la nascita di un nuovo modo di pensare l’attività economica. Mettere a rischio la nostra salute sul posto di lavoro non può essere la normalità. I costi ambientali non possono essere una spiacevole ma ineluttabile conseguenza dell’attività produttiva. Soprattutto, non possiamo accettare passivamente l’idea che le ingiustizie e le disuguaglianze siano una realtà immutabile. Ovviamente, la lotta all’impero di Jeff Bezos costituisce solo il primo passo nel rivoluzionamento della nostra capacità di immaginare un futuro diverso. Make Amazon Pay è un fondamentale trampolino di lancio per questo nuovo mondo. 

 

di Vera Sibilio

 

Fonti e ulteriori approfondimenti:

  • Make Amazon Pay. Visita il sito per leggere nel dettaglio le richieste della campagna.

 

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