Lotta all’omofobia e alla transfobia: le previsioni della proposta di legge Zan

Lotta all’omofobia e alla transfobia: le previsioni della proposta di legge Zan

Analisi della proposta di legge Zan in merito alla modifica degli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale

 

Dopo poco più di un mese dal primo confronto in aula alla Camera sulla proposta di legge Zan contro l’omobilesbotrasfobia (vedi qui il testo unificato), il dibattito pubblico è quasi interamente concentrato sull’appuntamento elettorale del 20 e 21 settembre, in cui si voterà anche per il referendum costituzionale sulla riduzione del numero di parlamentari. Tra l’altro, anche il calendario dei lavori alla Camera per questo mese non prevede un aggiornamento del dibattito sul punto. Sicché, prima della pausa ferragostana, abbiamo lasciato l’Aula di Montecitorio immersa nel primo confronto sulla riforma in parola: tra chi l’ha definita una “legge ideologica e illiberale” ed ha alzato le barricate contro un presunto “reato di opinione” e chi, invece, ha spiegato la necessità di una legge specifica poiché l’incitamento all’odio per motivi legati al sesso, all’orientamento sessuale o all’identità di genere è amplificato dai social e può degenerare in atti di violenza.

È vero che, almeno sotto il profilo punitivo, non vi è un vuoto normativo da colmare, ma è anche importante dare un segnale deciso rispetto a casi di violenza omobilesbotrasfobica che continuano a verificarsi. Non sono pochi i casi di cronaca registrati nei primi mesi di quest’anno ricordati in Aula, solo per riprendere i più recenti. Da Milano a Potenza, da Rimini a Pescara: nell’Italia del 2020 l’omotransfobia e la violenza di genere sono fenomeni da contrastare con più forza. Ma questa è una legge che “mette in discussione il diritto stesso di affermare, difendere, proporre stili di vita diversi basati su una diversa visione culturale, religiosa o civile” come ha affermato Andrea Orsini (Foza Italia)? O invece, come ha ribadito Laura Boldrini (PD), “chiunque sarà libero di esprimere la propria contrarietà alle famiglie omogenitoriali o alle unioni civili; [ma] non sarà, invece, libero di usare violenza contro una coppia omogenitoriale, omosessuale o lesbica, solo perché contrario a essa, a questa formazione, né libero di istigare altre persone a compiere materialmente quella stessa violenza”? Esaminiamo, dunque, cosa prevede il testo base della c.d. proposta di legge Zan (dal nome del relatore di maggioranza on. Alessandro Zan) che è solo all’inizio del suo iter parlamentare.

Questo intervento normativo, a differenza del testo unificato approvato alla Camera nella precedente legislatura, vuole contrastare non solo i casi di omofobia e di transfobia, ma anche le condotte di apologia, istigazione e di associazione finalizzata alla discriminazione, comprese quelle motivate dall’identità sessuale della vittima. Ma oltre alla modifica degli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, c’è anche una parte preventiva, in linea con un quadro organico di misure.

L’art. 604-bis (già art. 3 della legge 654/1975, di ratifica ed esecuzione della Convenzione contro il razzismo adottata dalle Nazioni Unite a New York nel 1966) punisce, salvo che il fatto costituisca più grave reato, la propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, l’istigazione di atti di discriminazione per motivi raziali, etnici, nazionali o religiosi e l’istigazione a commettere violenza ovvero la commissione di violenza o di atti di provocazione alla violenza per i medesimi motivi.

Inoltre, la disposizione penale citata vieta ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. La norma in esame, assieme all’articolo successivo, dal 2018 fa parte di una sezione ad hoc nell’ambito dei delitti contro la libertà individuale (Capo III del Titolo XII del Libro II) rubricata “dei delitti contro l’eguaglianza” (sez. 1-bis) e, dopo la modifica avvenuta nel 2016, punisce specificamente anche la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento che si  fondano  in  tutto  o  in parte  sulla  negazione,  sulla  minimizzazione  in  modo   grave   o sull’apologia della Shoah o dei crimini  di  genocidio,  dei  crimini contro l’umanità e  dei  crimini  di  guerra. Dunque, rispetto a questo quadro, il testo base della proposta di legge Zan non amplia l’ambito di applicazione del reato di propaganda, ma solo del reato di istigazione a commettere atti di discriminazione e del reato consistente nel compimento di tali atti, aggiungendo nel novero dei motivi quelli legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere della vittima.

In merito all’art. 604-ter, poi, viene integrata la circostanza aggravante della finalità di discriminazione con i motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Tale circostanza aggravante, che prevale in caso di concorso di circostanze tranne che sull’attenuante della minore età, comporta un aumento di pena fino alla metà per qualsiasi reato – ad eccezione di quelli per i quali è previsto l’ergastolo – commesso per le finalità di discriminazione o di odio o per agevolare le associazioni che hanno tra i propri scopi le medesime finalità. La giurisprudenza, inoltre, ha precisato che per la configurazione dell’aggravante in parola la finalità di odio o di discriminazione non può essere confusa con i “motivi” dell’azione criminosa, ma deve rappresentare lo strumento attraverso cui il soggetto agente consegue obiettivi costituiti (Cass. Sez. V, sentenza n. 42258 del 2006). Né è necessario che l’azione criminosa sia destinata o potenzialmente idonea a suscitare e render percepibile all’esterno il sentimento riprovevole o comunque il pericolo di comportamenti discriminatori o di atti emulatori (Cass. Sez. V, sent. n. 37609 del 2006).

Sempre nella parte “punitiva”, inoltre, la proposta di legge Zan interviene sul d.l. n. 122 del 1993 (c.d. Legge Mancino) che completa la legislazione di contrasto delle discriminazioni prevedendo le sanzioni accessorie in caso di condanna per discriminazione e ulteriori sanzioni penali. E all’art. 90-quater del codice di procedura penale inserisce le persone offese da reati commessi con odio fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, tra i soggetti in condizione di particolare vulnerabilità in ordine all’adozione di specifiche cautele nell’ambito del procedimento penale e soprattutto nell’assunzione delle prove.

In più, nel testo approdato il 3 agosto scorso nell’aula di Montecitorio viene specificato, all’art. 3, che “ai sensi della presente legge, sono consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte”. Una formulazione che sostanzialmente richiama il principio costituzionale di libera manifestazione del pensiero di cui all’art. 21 Cost. e che è stata inserita con l’approvazione in Commissione dell’emendamento presentato dal deputato forzista Enrico Costa.

In ordine ai profili preventivi e di comunicazione, poi, viene istituita la giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, individuando nel 17 maggio il giorno dedicato alla promozione della cultura del rispetto e dell’inclusione nonché al contrasto dei pregiudizi, delle discriminazioni e delle violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, attraverso l’organizzazione di cerimonie, incontri ed ogni altra iniziativa utile a tal fine, anche da parte delle amministrazioni pubbliche e nelle scuole.

Viene integrato il catalogo delle competenze dell’Ufficio per il contrasto alle discriminazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri (UNAR), a cui è affidata l’elaborazione triennale di una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

Inoltre, l’art. 8 della proposta di legge Zan prevede un incremento di 4 milioni di euro, a decorrere dal 2020, del Fondo pari opportunità della Presidenza del Consiglio al fine di finanziare politiche per la prevenzione e il contrasto della violenza per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere e per il sostegno delle vittime. In particolare, con apposito regolamento governativo, si vuole realizzare un programma per creare in tutto il territorio nazionale dei centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere, volti a prestare assistenza legale, sanitaria, psicologica, alloggio e vitto non solo alle vittime dei reati di odio e discriminazione commessi per tali motivi, ma anche per tutti coloro che si trovino in condizione di vulnerabilità legata all’orientamento sessuale o all’identità di genere in ragione del contesto sociale e familiare di riferimento. Infine, per verificare l’applicazione della riforma in parola, l’art. 9 demanda all’ISTAT lo svolgimento di indagini sulle discriminazioni, sulla violenza e sulle caratteristiche dei soggetti più esposti al rischio, con cadenza almeno triennale.

Un impianto valido, dunque, quello della proposta di legge Zan, che, come accaduto parzialmente in commissione, potrà senz’altro essere migliorata, magari proprio sui punti sottolineati da osservazioni e condizioni delle Commissioni che hanno reso i pareri sul testo (si veda, in particolare, quanto segnalato dalla Commissione Affari costituzionali e dal Comitato per la legislazione). La cosa importante, tuttavia, è che l’iter parlamentare non venga ostacolato da interventi o prese di posizione che denotano una mancanza di onestà intellettuale o che tendono, tanto da un lato quanto dall’altro, ad estremizzare in una battaglia tra gli opposti quanto tradizionali schieramenti ideologici quello che in fin dei conti è un atto di civiltà contro le discriminazioni. Certo è che quando una legge tocca questioni altamente sensibili nel tessuto sociale del Paese bisogna scriverla bene e soprattutto bisogna fare in modo che sia la parte educativa e preventiva a funzionare al meglio, non essendo l’intervento normativo in materia penale la soluzione in grado di far scomparire dall’oggi al domani e una volta per tutte fenomeni discriminatori o atti di violenza che si basano anche, in questo caso, sul sesso, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.

 

di Giuseppe Grieco

 

Fonti e ulteriori letture:

  • Si ricorda che la Corte di Cassazione (Sez. V, 24 gennaio 2001, n. 31655) ha individuato una linea di demarcazione tra il reato di istigazione a compiere atti di discriminazione e il diritto di libera manifestazione del pensiero, sancito nell’art. 21 Cost., in quanto «l’incitamento ha un contenuto fattivo di istigazione ad una condotta, quanto meno intesa come comportamento generale, e realizza un quid pluris rispetto ad una manifestazione di opinioni, ragionamenti o convincimenti personali». Documentazione per l’attività consultiva della I Commissione Affari costituzionali.
  • La Commissione Affari costituzionali ha espresso un parere favorevole con diverse osservazioni e due condizioni volte: a sottolineare la necessità, con riferimento all’articolo 3 del testo unificato, di rivedere la formulazione della disposizione, nel senso di chiarire più puntualmente che non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e la manifestazione di convincimenti o di opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, nonché le condotte legittime riconducibili alla libertà delle scelte, purché non istighino all’odio o alla violenza, ossia non presentino un nesso con atti gravi, concreti e attuali; a chiarire maggiormente i confini tra le condotte discriminatorie fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, al fine di evitare incertezze in sede applicativa. Mentre il Comitato per la legislazione ha sottolineato la necessità sotto il profilo della semplicità, chiarezza e proprietà della formulazione, di introdurre specifiche definizioni, ai fini dell’attuazione del provvedimento, dei concetti di «sesso», «genere», «orientamento sessuale» e «identità di genere». Infatti, se per quanto riguarda le discriminazioni per ragioni di sesso, orientamento sessuale e di identità di genere si tratta di fenomeni comunque già riconosciuti espressamente dal legislatore, “più complesso pare delineare i confini delle discriminazioni di genere, potendo il concetto risultare assorbito da una parte dalle discriminazioni per motivi di sesso e dall’altra dalle discriminazioni per motivi di identità di genere”. Cfr. Servizio studi Camera dei deputati, Elementi per l’esame in Assemblea.
  • Aggressione omofoba sul lungomare a Pescara, denunciato un 21enne, in repubblica.it, 04/07/2020
  • Manconi, L’equilibrio dei diritti, in La Repubblica, 02/08/2020
  • Bobbio, Omofobia, se passa la legge salva idee, in L’Eco di Bergamo, 03/08/2020
  • Ceccanti, Cari amici di destra votate come il giudice Gorsuch (testo dell’intervento in aula), in Il Riformista, 04/08/2020
  • Picariello, Omofobia, in aula muro contro muro. Rinvio a settembre, in Avvenire, 04/08/2020
  • Dominijanni, Gli effetti collaterali della legge Zan, in Internazionale.it, 03/08/2020
  • Per approfondire il quadro giuridico, in un primo approccio, seppur risalente al 2014, si veda: Pavich, A. Bonomi, Reati in tema di discriminazione: il punto sull’evoluzione normativa recente, sui principi e valori in gioco, sulle prospettive legislative e sulla possibilità di interpretare in senso conforme a Costituzione la normativa vigente, in Diritto penale contemporaneo

 

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