Libertà d’opinione e controindicazioni all’uso

Libertà d’opinione e controindicazioni all’uso

Libertà d’opinione e controindicazioni all’uso: quando e perché sarebbe meglio tenere a freno la lingua

Se vi dicessi che due più due fa quattro, vi arrischiereste mai a contraddirmi? No? E come mai? Perché conveniamo tutti sul fatto che l’operazione è esatta. Il punto sta nel chiedersi come mai tutti riconosciamo questo stesso punto come valido.

Potremmo molto banalmente rispondere che sì, il risultato dell’addizione è quattro perché alle elementari ci hanno insegnato la matematica e, con questa, le regole per la sommatoria, il che ci porta tutti ad una sola, unica ed inconfutabile risposta: quattro.

Ora facciamo un passo in più e immaginiamo che un certo Signor Tal dei Tali venga da noi e di punto in bianco inizi ad asserire che lui lo sa di certo quanto fa due più due e che ci stiamo profondamente sbagliando, poiché la somma esatta è sette. Sicuramente, lo prenderemmo tutti per pazzo o, quantomeno, per comico; ma dopo qualche minuto di risatine e incredulità, davanti alla sfacciata insistenza del signore, cercheremmo perplessi di capire il motivo che lo abbia indotto a credere una tale sciocchezza possibile.

Egli, di tutto punto, ci spiegherebbe che esiste una certa cospirazione e che questa congrega di poteri forti cerca di tenerci ignoranti, insegnandoci tutto in maniera sbagliata, in modo da poterci governare più facilmente poiché totalmente ignoranti. Noi saremmo certamente sbigottiti, magari anche paonazzi per il tentativo di non esplodere tutti davanti al signor Tal dei Tali in una fragorosa risata; eppure lui, con le sopracciglia inarcate in aria di superiorità, aggiungerebbe: “È la mia opinione contro la vostra”.

Non intendo tediarvi oltre con la storiella dell’immedesimazione, però mi serviva per giungere al nocciolo della questione: capire come siamo arrivati a considerare dibattito di pubblica opinione anche ciò che è di carattere scientifico-logico.

Le teorie del complotto esistono da secoli, ciò che preoccupa è che anche ora, quando l’accesso alle informazioni è disponibile ai più, siano fiorenti più che mai. Il problema, forse, deriva proprio dai mezzi tecnologici: disponiamo dell’accesso ad un numero esponenziale di notizie e nozioni, senza che nessuno ci insegni come destreggiarci fra queste nella gigantesca rete che è ad oggi internet. Non siamo in grado di capire cosa online sia da considerare affidabile e cosa, invece, sia stato caricato e reso pubblico da una certo Signor Tal dei Tali.

 

Uno studio pubblicato nel 2019 sulla rivista scientifica Health Economics da un team di economisti dell’Università della Magna Grecia (Italia), dell’Universitè catholique de Louvain (Belgio) e dell’Erasmus School of Economics di Rotterdam (Paesi Bassi) ha identificato per la prima volta un nesso causale fra diffusione di disinformazione attraverso il ricorso a media non tradizionale (ad es. social, motori di ricerca etc) e riduzione della copertura vaccinale in Italia. Questo non significa che dobbiamo accontentarci di ricevere notizie attraverso i giornali, sia chiaro, ma significa che dobbiamo imparare a capire quanto sia importante accertarci delle fonti, comprendere come utilizzare al meglio i mezzi di cui disponiamo.

 Come spiegano i due psichiatri britannici Daniel Freeman e Richard P. Bentall, il complottismo è sicuramente una via comoda per questi individui, che generalmente risultano avere una bassa autostima e soffrire di marginalizzazione, poiché l’abbracciare teorie complottiste ha anche un effetto consolatorio dato che, al posto dell’ansia e dell’incertezza, si crede di possedere finalmente quella che sembra conoscenza. L’autostima ferita riceve un’iniezione di fiducia, perché l’impressione è quella di fare parte di una piccola minoranza che sa quello che sta succedendo veramente. Poi, grazie ad internet, ci si può connettere ad altre anime che la pensano in maniera simile e sentirsi parte di una comunità.

 Tuttavia il problema dell’opinione non riguarda solamente il complottismo. Anche razzismo, omofobia e transfobia riguardano spesso questo ambito. Non è infatti raro trovare sotto ai post commenti che esprimono giudizi di questa sorta giustificandoli come “opinioni personali”. Un esempio: “Io sono contro l’omosessualità, ma questo è un MIO parere ed OGNUNO È LIBERO DI ESPRIMERE CIÒ CHE VUOLE”.

Dopo anni difficili, dopo la dittatura fascista, si è messa al primo posto la libertà di opinione e di parola; il che, non fraintendetemi, è una cosa giustissima ed opportunissima, ma non quando giustifica comportamenti che ledono o feriscono la libertà altrui, come nell’esempio di sopra.

Per fortuna, in quanto esseri umani, disponiamo tutti di una ragione. Questo dovrebbe essere il mezzo che, una volta allenato, dovremmo utilizzare tutti per discernere il vero dal falso, il giusto dallo sbagliato. Per tornare brevemente al nostro Signor Tal dei tali dell’inizio, noi non potremo mai dimostrargli che non esiste nessuna organizzazione che ci controlla, perché ci sarà sempre un pezzettino di mondo, un bunker, un aereo, che non abbiamo perlustrato e in cui per lui si annida suddetta associazione. Possiamo però ragionevolmente credere che essa non ha motivo di esistere e che sarebbe alquanto difficile per un manipolo di uomini nascosti controllarne 7 miliardi.

La ragione è la chiave e la buona informazione la serratura. Sbagliare è concesso a tutti, ma non far nulla per uscire dall’errore non dovrebbe esserlo.

di Giada Lagetti

Per approfondire:

–          https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/8493-la-struttura-psicologica-del-complotto.html

–          https://www.rivistastudio.com/cosa-spinge-le-porta-le-persone-a-diventare-complottiste

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.