Let it Rock, SEX & Vivienne Westwood: Storia dell’ultima vera donna punk ancora in vita.

Let it Rock, SEX & Vivienne Westwood: Storia dell’ultima vera donna punk ancora in vita.
Malcolm McClaren singer with fashion designer Vivienne Westwood

Ve lo ricordate quando in “Sex and the City” la protagonista, Carrie Bradshaw si batte per la sostenibilità ambientale, i diritti lgbtq+, l’indipendenza della Scozia e il disarmo nucleare? Mr. Big l’abbandona all’altare ma quell’abito è meraviglioso ed è tutto fuorché un semplice abito da sposa. Quello è un Vivienne Westwood, che è tutto, fuorché una semplice stilista. Ogni sua creazione è una battaglia e chiunque abbia l’onore di indossare un Westwood è consapevole di star compiendo una piccola rivoluzione, ogni pezzo porta con sé un frammento di quello che è stata la donna che lo ha ideato. E che è ancora, sia chiaro! La nostra Vivienne, che quest’anno festeggia ottant’anni, cavalca ancora la cresta dell’onda: dai red carpet, alle settimane della moda, alle imbarcazioni di Greenpeace in Antartide.

Più insolito di questa donna c’è solo la sua storia. La madre del punk nasce in pieno periodo bellico (1941) nelle grigie colline del Derbyshire, in pieno stile “orgoglio e pregiudizio”, non molto punk come ambientazione.

Dopo un’infanzia serena si trasferisce a Londra, abbandona gli studi di moda e oreficeria, tentando la carriera di insegnante, intanto disegna e vende gioielli a portobello road. Incontra in questi anni il primo marito, Derek Westwood. Si sposa con un abito che si è cucita da sola. Da lui, purtroppo, prenderà solo il cognome. Infatti, poco dopo decise di lasciarlo perché “non stava imparando niente da lui”. Torna alla casa dei suoi genitori, inizia a disegnare vestiti e decorarli con ciò che trovava in casa, ad esempio si costruì degli stampini tagliando delle patate. 

Vivienne aveva da sempre un rapporto molto speciale con il fratello, il quale studiava a Londra. Lei si recava spesso a trovarlo e durante una di queste visite conosce Malcom, il coinquilino che la ammaliò con i suoi discorsi filosofeggianti. Così, decise di trasferirsi nel loro appartamento e, poco dopo, ebbe un figlio con lo stesso Malcom. 

Per alcuni anni Vivienne e Malcom vivono in povertà, in un quartiere di case popolari e proprio in questi anni Vivienne diventa vegetariana; un tratto che l’accompagnerà per sempre, uno stile di vita che con il suo attivismo promuove sempre come mezzo per la sostenibilità. 

La casa dove hanno vissuto Vivienne e Malcom in quegli anni è rimasta intonsa, con gli stessi arredi scelti dalla coppia, ma l’indirizzo che costituisce il cuore della nostra storia è un altro. Siamo al 430 di King’s Road dove Vivienne e Malcom aprono nel 1971 il negozio più ribelle della città: Let it Rock.

La coppia vende i vestiti confezionati da Vivienne che con le sue creazioni vuole trasmettere un messaggio di resistenza e ribellione attraverso tagli, strappi, spille da balia e borchie. Nasce lo stile punk, che diventerà una vera e propria filosofia di vita all’insegna della sovversione dell’establishment. Proprio nella piccola realtà del Let it Rock nasce la prima rivoluzione di Westwood, con i suoi abiti che sono un tripudio di strappi, spille, lamette, trasforma una subcultura in un movimento che si espande in tutto il mondo. Lo fa in diversi modi: incollando a magliette nere ossa di pollo che accostate formano la scritta “fuck”; oppure tappando la bocca della regina Elisabetta con delle spille da balia. In poco tempo i capi di Vivienne e Malcom diventano dei veri e propri strumenti di propaganda, più è sfacciata la stampa e meglio è.

Nel 1974 il negozio più ribelle di Londra diventa il più scandaloso. Viene ribattezzato “SEX” e vende vestiti ed accessori fetish. Con SEX westwood vuole catalizzare la massima attenzione per la sua causa, dando massimo risalto alle sue battaglie. In questi anni “oscenamente divertenti”, Vivienne crea un legame indissolubile tra musica e moda, consacrando il punk e i suoi ideali di ribellione nel mondo mainstream. Tra le mura del suo negozio, oltre a star consolidate come Billy Idol ed Iggy Pop, prende vita un vero fenomeno: nascono i Sex Pistols e Malcom ne diventa il manager. Vivienne, invece, semplicemente li veste. Sex ha però vita breve e chiude nel 1978, dopo l’omicidio di Nancy Spungen per mano di Sid Vicius, membro dei Sex Pistols e suo fidanzato. 

Vivienne abbandona momentaneamente il mondo del punk per iniziare una nuova rivoluzione: riprende a studiare. Sullo studio affermerà: “La storia è l’unico rimedio, noi siamo il passato e ciò che sopravvive al passato è arte. Il miglior accessorio è un libro”. 

Non c’è da disperare, però, perché la passerella appartiene a Vivienne, che la plasma a sua immagine e le dà nuova vita, la rende teatro, piazza di protesta e sensibilizzazione. Delle sue creazioni dice Qualche volta occorre trasportare la tua idea su uno scenario completamente vuoto e ripopolarlo con persone dall’aspetto fantastico. Lo mai avete visto un pezzo firmato Westwood? Il caos squisitamente curato e attenzione al dettaglio massima, questo è il punto fondamentale  dell’idea che Vivienne ha del vestirsi: qualità, anziché quantità. 

Nel 1988, a 47 anni, Vivienne si trova a Vienna in qualità di docente presso l’Università di Arti Applicate e conosce il designer, allora 22enne, Andreas Kronthaler. Rimase affascinata dal suo talento (e non solo), invitandolo a Londra per collaborare. Nel 1991 presentano la prima collezione realizzata insieme. Inoltre, tra le notti passate a lavorare  in mezzo a schizzi e bozzetti nasce un amore, che nel 1993 è coronato dal matrimonio che perdura tutt’oggi. 

“God save the Queen”, un detto che era un must sulle t-shirt del Let it Rock e conosciuto in tutto il mondo. Tuttavia, nemmeno la regina è stata risparmiata dall’irriverenza di Vivienne. Nel 2005, ai cancelli di Buckingham Palace, attende di essere ricevuta da Elisabetta II per il conferimento del titolo di Dama dell’ordine dell’impero britannico. Arrivano i giornalisti che la stilista accoglie volteggiando. La gonna del completo grigio si alza ed è impossibile non notare che quella mattina, in vista dell’importante appuntamento, Vivienne ha deciso di non indossare le mutande. Chi se non lei? 

Così, arriva il XXI secolo. I primi del duemila sono anni di grande trambusto per Vivienne. Il suo attivismo si fa molto politico e le sue posizioni sono sempre più nette, demarcate attraverso la sua arte. Gli anni ribelli del punk sono finiti, ma Westwood ne tiene viva l’essenza. Attraverso suggestive sfilate sensibilizza il pubblico sui temi a lei più cari: dal disarmo nucleare alla lotta contro il cambiamento climatico, mostrandosi persino a favore dell’indipendenza della Scozia. 

Per me la moda è una scusa per parlare di politica, essere una stilista mi dà una voce, il che è molto importante”. Naturalmente, non lascia tutto il lavoro sporco alle sue modelle o ai suoi abiti, ma si mette in prima linea in diverse occasioni. Nel 2015 marcia davanti alla sede dell’allora Primo Ministro inglese, David Cameron, elegantemente vestita e su un carro armato bianco, armata di un piumino da spolvero per protestare contro il fracking, la pratica di estrazione del petrolio che, oltre ad essere dannosa per l’ambiente, rilascia sostanze pericolose per l’uomo. 

Nel settembre 2005 sostiene il movimento per la difesa dei diritti civili Liberty, creando delle t-shirt da collezione che recano lo slogan “I AM NOT A TERRORIST, please don’t arrest me”. Una collezione particolarmente interessante fu “Active Resistance to Propaganda“, accompagnata nel 2007 dall’omonimo manifesto volto a spronare le persone a ricercare l’arte e la cultura per fermare “l’inerzia culturale e politica causata dal consumismo sfrenato“.

Buy Less, Choose Well, Make it Last. Compra meno, scegli bene, fa’ che duri a lungo. 

La sua battaglia più lunga, che, unita a lavori come Active Resistance, Chaos, e +5°, fa parte del suo progetto più grande: la Climate Revolution. Ci lavora dai tempi di Let it Rock, quando incoraggiava i giovani punk, che non potevano permettersi i suoi abiti, a creare i propri capi. È la rivoluzione del grande marchio che incita il consumatore a rallentare, a scegliere con cura, a prestare attenzione al materiale, come fa Westwood quando confeziona le sue creazioni. È la filosofia contrapposta al fast fashion in cui si è spinti a comprare compulsivamente l’ultimo trend, che puntualmente dopo tre giorni ha già il filo tirato. Tendenza insostenibile per l’ambiente e per i lavoratori che vengono sfruttati a ritmi assurdi. 

Vivienne non si ferma però a trasmettere un pensiero o a lasciare il segno alla fashion week, con il suo brand si impegna attivamente a sostegno di molte realtà. 

Collabora con Amazonlife per produrre borse composte solo ed esclusivamente da materiali prodotti in modo sostenibile o riciclati. La sua famosa borsa “Yasmine”, viene prodotta con canvas organico e rifiniture in gomma naturale. Sono promossi l’utilizzo di materiali eco-sostenibili ed un reddito dignitoso ai produttori di gomma. 

Un altro importante progetto è lo Yoox Ethical Fashion Africa Project. Nel 2010 inizia a collaborare con l’International Trade Center. Inizialmente erano tre borse in edizione limitata, cucite a mano dalle donne di Nairobi. Le finalità le spiega la stessa Vivienne. Le donne di Nairobi “emarginate, ragazze madri, vedove, vittime dell’AIDS, e tutte coloro che vivono in condizioni di estrema povertà, usando cartelloni pubblicitari riciclati e tende da safari dismesse. Lo scopo dell’iniziativa è supportare le comunità svantaggiate, per fare in modo che possano cambiare vita. La nostra iniziativa non solo permette a migliaia di donne di guadagnare uno stipendio per mantenere le proprie famiglie, ma anche di imparare nuove abilità. Un giorno tutte loro sperano di avere la propria azienda, creare economia e innalzare lo standard di vita del Kenya. Questa non è carità, questo è lavoro“.

 

“The most important thing about the manifesto is that it is a practice. If you follow it your life 

will change. In the pursuit of culture you will start to think If you change your life, you 

change the world”. 

 

  • Vivienne Westwood, Active Resistance to Propaganda, Manifesto.

di Noemi Bressan.

 

Fonti e ulteriori letture:

 

  • https://www.doppiozero.com/materiali/interviste/vivienne-westwood-climate-revolution
  • https://www.elle.com/it/moda/tendenze/a36058528/vivienne-westwood-storia-moda/
  • Questo articolo prende forte ispirazione dal podcast “Morgana” di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri: https://storielibere.fm/morgana-vivienne-westwood/ 
  • Vivienne a ottant’anni (immagine): https://www.amica.it/2021/04/08/vivienne-westwood-abiti-storia/amp/
  •  Sfilata (immagine): https://www.pinterest.it/amp/pin/299911656415303567/
  • La Westwood e la maglia Buy less: https://makeitlast.se/2018/06/28/vivienne-westwood-leads-a-civil-war-within-her-own-company/
  • Immagine copertina Malcom e Vivienne: https://www.stampaprint.net/it/blog/comunicazione/sex-pistols-vivienne-westwood-le-interazioni-musica-moda.

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