La malattia invisibile

La malattia invisibile

Il problema degli ancora troppo sconosciuti OCD

 

Potrebbe averlo il tuo vicino di casa o l’amico che conosci da una vita, potrebbe averlo un tuo parente stretto o la fornaia da cui compri il pane ogni mattina; potresti persino averlo tu e non saperlo. Gli OCD (obsessive compulsive disorder) colpiscono circa una persona ogni cinquanta, le statistiche infatti rivelano che sono molto più comuni di quanto si pensasse. Ecco perché è un male che se ne parli così poco: la conoscenza permette di individuare subito il problema, arrivando in maniera più facile all’assistenza e alla cura.

Un  problema che devono affrontare le persone affette da OCD sono gli stereotipi, che in questo campo sono particolarmente diffusi. Se dico di avere delle ossessioni o che sento il bisogno compulsivo di compiere un determinato gesto, le domande che più facilmente mi verranno poste saranno: “Ma quindi hai paura dei germi? Ti lavi le mani ogni due secondi?” oppure “Devi allineare tutti gli oggetti in fila?” o ancora “Dunque separi tutti i cibi che hai nel piatto in base al colore?”. Questi luoghi comuni sono, seppur fastidiosi, comprensibili, poiché le immagini che frequentemente trasmettono i film e i media sono proprio quelle di persone germofobiche o perfezioniste (nel senso clinico del termine). Tutto ciò non è sbagliato, ma comprende solo una piccolissima, minuscola fetta degli affetti, impedendo di espandere la visuale.

 

A questo punto vi starete chiedendo cosa siano, di fatto, gli OCD e quali altri sintomi si possano manifestare.

Il disturbo ossessivo compulsivo è un disturbo psichiatrico appartenente ad una categoria a sé stante dal 2013, che comprende anche il dismorfismo corporeo e il disturbo da accumulo: avete presente Vite sommerse di Real Time? Ecco, quelle persone sono accumulatori compulsivi. La differenza tra le ossessioni e le compulsioni, infatti, è che le prime riguardano una sfera mentale, sono forse più subdole perché per un osservatore esterno è più difficile notarle; le seconde, invece, inducono la persona a sentire un bisogno imminente, subitaneo, urgentissimo di fare una determinata cosa. Il meccanismo è del tipo “O lo fai subito, oppure ti succederà qualcosa di brutto”. Starete pensando che tutto ciò non sia razionale e, di fatto, non lo è. Ma al cervello del malcapitato, in quel momento, non interessa proprio un bel niente di cosa sia razionale e cosa no. Ecco, dunque, che i battiti aumentano, la testa si fa pesante, l’adrenalina sale e si sente una sorta di angoscia indescrivibile, come se un’ombra gigante fosse proprio alle spalle, pronta a prenderti se non esegui subito ciò che la mente impone. In aggiunta, viene spontaneo ascoltare la vocina e mettersi subito in moto per assecondarla, poiché in questo modo cessa (almeno per un po’) il pensiero appollaiato nel cranio che continua a suggerire come un pappagallo o un disco rotto: “Devi farlo subito, adesso!”.

Le “cose” che si sente la necessità di fare o di compiere, come detto sopra, non si limitano ai soliti pochi esempi ricorrenti. Sono molteplici e molto diverse tra loro. Le storie di seguito sono solo alcuni dei moltissimi esempi esistenti e sono un po’ alternativi, per iniziare a vedere outside the box.

(N.d.R. i nomi sono stati cambiati per questioni di privacy)

Michela ha più di cinquant’anni, è sposata con figli. Il suo OCD è nato come prevalentemente ossessivo: una serie di pensieri ricorrenti che riguardano qualsiasi tipo di nuova informazione, specialmente se riguarda la gestione familiare. Bollette, assicurazioni, visite mediche… tutto, per lei, è motivo di fissazione. La malattia è cominciata probabilmente durante l’adolescenza, negli anni scolastici di studio intenso, durante i quali i voti erano sempre altissimi, forse proprio per via di un principio di ossessione che la portava a focalizzarsi sugli argomenti fino allo sfinimento. Poi, mano a mano che cresceva, i pensieri si facevano sempre più ripetitivi, sempre uguali. Parte un ragionamento, su di una bolletta, ad esempio, e continua, continua a ripetersi nella mente, finché non sembra abbastanza “giusto”, abbastanza “adeguato” , a forza di ripetizioni, da poter essere abbandonato.

Ovviamente tutto questo pensare impiega moltissimo tempo della giornata ed è questo uno dei problemi principali di chi soffre di OCD: l’isolamento e l’impossibilità di compiere qualsiasi altra azione all’infuori del rito ossessivo, finché quest’ultimo non si è concluso. Più grave diventa la malattia e più il malato è sacrificato, limitato nel suo tempo e in ciò che riesce a fare, immobile a contrasto con un mondo che corre.

Nicola è solo un ragazzino di dodici anni. Il suo disturbo è iniziato quando ne aveva solamente otto, dopo il divorzio dei suoi genitori. La sua giornata è composta da una serie di riti ossessivo-compulsivi: ogni mattina, quando lava i denti, lo fa sempre nello stesso modo, procedendo da sinistra a destra e poi da arcata inferiore a superiore. Dopo essersi vestito, impresa non facile dato che gli abbinamenti bianco-nero e grigio-nero sono inammissibili, va a scuola come tutti i ragazzini della sua età. Prima di uscire controlla quattro volte di aver chiuso bene la porta e durante il tragitto schiva con il passo tutte le crepe presenti nell’asfalto. Giunto a scuola allinea tutto perfettamente sul banco; se qualcosa risulta fuori posto, non riesce nemmeno a seguire la lezione da tanto fastidio gli provoca la cosa. Quasi tutte le azioni che si possono immaginare (ad esempio sollevare un peso, lavare le mani, bere un bicchiere d’acqua ecc.), Nicola le deve fare ugualmente con la parte destra e sinistra del corpo: se beve dell’acqua sorreggendo il bicchiere con la mano destra, per quello dopo userà la sinistra e così via.

Naturalmente tutto ciò lo fa sentire stanco e affaticato alla fine di ogni giornata, inoltre pone di fronte a lui dei limiti che, seppur banali per altri, sono insormontabili per lui. Nicola si augura che gli altri bambini come lui comprendano il prima possibile di avere un problema e che si facciano aiutare per risolverlo. Spera, inoltre, che la malattia venga conosciuta meglio per non sentirsi più “quello strano” quando dice di avere un OCD.

Anche molti personaggi famosi soffrono di disturbi ossessivi compulsivi e lo hanno reso noto solo di recente: Cameron Diaz, Megan Fox, David Beckham; la youtuber e cantante Lele Pons ha addirittura deciso di iniziare una serie di video sul suo canale, intitolata “The Secret Life of Lele Pons” (ovvero “La vita segreta di Lele Pons), in cui parla del suo OCD, ma anche della sindrome di Tourette, altro disturbo che interessa la star.

Anche quel genio di Nikola Tesla soffriva di questo male invisibile, quindi non bisogna mai darsi per vinti, nonostante le difficoltà. Avere un OCD non rende una persona stupida; anzi, talvolta la costringe a trovare vie alternative per svolgere una determinata funzione. Sicuramente, la vita diventa più difficile, il tempo disponibile in una giornata sempre meno mano a mano che il disturbo si sviluppa. Per dirla chiara e tonda, queste persone passano un inferno. Alcuni arrivano ad un livello di sfinimento mentale tale da procurarsi lesioni sbattendo i pugni in testa per cercare di porre fine alla produzione sfrenata di pensieri macchinosi e alle volte si sviluppa una severa depressione.

Il periodo attuale, poi, è particolarmente critico, visto che il lockdown per la pandemia di Covid-19 ha messo a dura prova la salute mentale collettiva, con un aumento stimato di un terzo in più delle persone che ricuseranno problemi mentali. Una persona ossessiva già da prima della pandemia, con delle restrizioni di questo tipo (seppur inevitabili) peggiorerà quasi sicuramente vista la pochissima, se non nulla, possibilità di interazioni sociali e il consolidamento di una routine ancora meno varia della precedente.

Concluderei con un invito a non aver paura delle diversità. Esistono realtà diversissime dalla propria e non vi è nulla di sbagliato in questo. Far sentire un malato mentale come un untore di peste bubbonica o, peggio, giudicarlo criminale senza un reale motivo non ha alcun senso. Il risultato è quello di isolare una persona in difficoltà da una parte, dall’altra di privarsi senza motivo di una conoscenza che potrebbe essere piacevole e costruttiva.

 

di Giada Lagetti.

“Ragazza di 18 anni, fa la spola tra Varese e Vicenza. Studentessa di Filosofia, entusiasta di enigmi e storie contorte”

 

Fonti e ulteriori approfondimenti:

  • https://www.huffingtonpost.it/2015/11/26/celebrities-disturbo-ossessivo-compulsivo-_n_8654558.html
  • https://www.ilmessaggero.it/salute/focus/ansie_depressioni_da_post_lockdown_psichiatra_ecco_superarle-5221452.html
  • https://iocdf.org/about-ocd/ocd-treatment/
  • https://www.ospedalemarialuigia.it/doc-disturbi-correlati/disturbo-ossessivo-compulsivo/

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