La (discutibile) scelta del Qatar

La (discutibile) scelta del Qatar
epa08868644 A handout photo made available by FIFA of the World Cup Trophy during the European qualifying draw for the FIFA World Cup Qatar 2022 in Zurich, Switzerland, 07 December 2020. EPA/Kurt Schorrer / HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

La storia di come il massimo organismo internazionale del calcio abbia deciso di scegliere un piccolo stato arabo come organizzatore della prossima Coppa del Mondo.

Dopo 53 anni di attesa l’Italia calcistica è tornata a gioire per la vittoria di un Campionato Europeo di calcio. Un avvenimento unico, che, dopo il fallimento del 2018 con la mancata qualificazione al Mondiale di Russia, riporta il Bel paese finalmente nella posizione che lo compete nello sport più seguito nello stivale. Passata l’euforia, bisogna già pensare ai prossimi appuntamenti calcistici. In primis alla Final Four della giovane Nations League, che si giocherà nei nostri confini in ottobre.  Successivamente arriveranno le qualificazioni per i Mondiali del prossimo anno. L’Italia dovrà ovviamente raggiungere la fase finale e dimostrare che il bel gioco espresso nell’Europeo è ripetibile anche nel massimo torneo per nazioni. 

Se qualificazione sarà, per la prima volta nella storia gli Azzurri saranno impegnati in una competizione che si giocherà d’inverno, da novembre a dicembre, con la conseguenza dello stop forzato di tutti i maggiori tornei per club del mondo. Questo in virtù del fatto che la Coppa del Mondo FIFA è stata assegnata in Qatar, la piccola monarchia costituzionale della penisola arabica, le cui temperature estive sono assolutamente proibitive per gli atleti. Uno stato ricco, la cui economia si basa sugli enormi giacimenti petroliferi scoperti negli anni Quaranta.

Il Qatar sarà anche il più piccolo paese ed il primo del Medio Oriente ad ospitare la fase finale del trofeo. Uno Stato in cui i qatarioti veri e propri sono solo il 13% della popolazione, mentre il resto sono per lo più immigrati asiatici che vengono utilizzati come manodopera, spesso sfruttati e sottopagati. In particolare, si tratta di una nazione in cui il costo della vita è molto elevato. Probabilmente, i tifosi delle 32 squadre qualificate si troveranno in estrema difficoltà a seguire i propri beniamini, a meno che non abbiano un cospicuo conto in banca. Allora perché la FIFA ha deciso proprio per questa soluzione, nonostante siano evidenti molti problemi organizzativi e societari?

Bisogna fare qualche passo indietro, esattamente al 2 dicembre 2010, quando a Zurigo, nella sede principale della FIFA, si tennero gli scrutini per l’assegnazione delle due edizioni dei Mondiali 2018 e 2022. Il Mondiale 2018 venne assegnato alla Russia; mentre per quel che riguarda l’edizione 2022, il Qatar non partiva di certo come favorito nelle votazioni, vedendosela contro Australia, Giappone, Corea del Sud e soprattutto Stati Uniti d’America. 

La piccola penisola araba, però, riuscì ad essere sempre in testa nelle votazioni, arrivando fino all’ultimo scrutinio contro gli U.S.A. e vincendo per 14 a 8. Fu lo stesso ex presidente FIFA, Joseph Blatter, ad aprire la busta e a leggere il nome che, come rivelato successivamente da lui stesso, già conosceva per i vari rumors nei corridoi di Zurigo. Secondo Barack Obama, Presidente statunitense all’epoca dei fatti e promotore del Mondiale in casa attraverso un video, la scelta era completamente sbagliata, mentre si dice che Bill Clinton, altro ambasciatore in prima fila per la candidatura, distrusse addirittura uno specchio con un posacenere al ritorno in hotel. 

Gli Stati Uniti si consoleranno in futuro con la decisione di organizzare il Mondiale 2026 nel proprio territorio, oltre che in quello messicano e canadese. Tuttavia, come è stato possibile che i membri del Consiglio FIFA, molti dei quali sono ex calciatori o personaggi che hanno a che fare da tempo con il mondo del calcio, abbiano deciso di assegnare l’organizzazione proprio al Qatar?

Michel Platini, già tre volte Pallone d’Oro e al tempo Presidente della UEFA, secondo le indiscrezioni dello stesso Blatter, avrebbe dovuto votare per gli Stati Uniti, salvo un ripensamento dell’ultimo giorno dovuto alla probabile pressione del Presidente Nicolas Sarkozy. Una forzatura che avrebbe portato il potente Platini a far cambiare idea anche a quattro colleghi del Consiglio FIFA. Nel frattempo, la Francia e il Qatar strinsero una serie di accordi economici, ancora in vigore, soprattutto nel settore del trasporto aereo.

Negli anni vi è stato un afflusso di denaro enorme tra i due stati, senza considerare l’acquisto della squadra di club del Paris Saint Germain da parte della Qatar Sports Investments nel 2011. Una manovra che trasformò una buona squadra del campionato francese in una corazzata capace di spendere nel giro di due anni 357 milioni di euro per due soli calciatori. L’organizzazione di un Mondiale di Calcio smuove incredibili quantità di denaro, la FIFA lo sa benissimo e così anche chi lo vorrebbe nel proprio Paese. Non a caso, proprio per delle enormi somme ci furono poco dopo diverse ripercussioni nella stessa federazione.

Siamo nel 2015. Una maxi inchiesta internazionale sconvolge la massima organizzazione del calcio, con sette arresti per corruzione fra importanti dirigenti da parte della polizia svizzera a Zurigo su richiesta dell’FBI. Gli U.S.A. erano sul piede di guerra con la FIFA  e questo lo dimostrava perfettamente. Secondo gli investigatori bisognava indagare sui due Mondiali assegnati a Russia e Qatar, ma anche su ciò che poteva esser avvenuto precedentemente. In pratica, secondo il loro parere, la “mazzetta” era quasi una regola fissa da parte di chi voleva il Mondiale nel proprio Paese e questo venne descritto perfettamente da un uomo chiave della stessa FIFA: Chuck Blazer

Un personaggio dalla vita sopra le righe, americano di New York, si proclamava allenatore quando aveva al massimo allenato la squadra di suo figlio e non sapeva giocare a calcio, ma dagli anni Novanta in poi aveva avuto una rapida ascesa nel calcio internazionale, diventando vicepresidente della CONCACAF (Confederation of North, Centre America and Carabbean Association Football, la Federcalcio di Nord e Centro America e Caraibi) e lavorando nell’esecutivo FIFA.

Indagato per aver utilizzato innumerevoli fondi della CONCACAF per il suo stile di vita esagerato, divenne una talpa per l’FBI, arrivando a portare un microfono nascosto in un portachiavi a incontri con rappresentanti della FIFA durante le Olimpiadi di Londra del 2012. Secondo Blazer, che è morto nel 2017 per varie complicazioni di salute, anche la Francia, la Germania e il Sud Africa sfruttarono il sistema di tangenti per vedersi assegnare i tornei del 1998, 2006 e del 2010. Il sistema FIFA era marcio e anche Blatter, rieletto nel 2015 per l’ennesima volta da presidente, si dimise dopo quattro giorni, proclamandosi sempre innocente.

Questo terremoto ebbe delle ripercussioni su tutto l’ambiente, con il nuovo presidente FIFA, Gianni Infantino, deciso a far sì che cambiasse la gestione dell’organizzazione e a dare una profonda ripulita a un’associazione che apparve a tutti come l’estremo male di ciò che rappresentava. Nonostante tutte le accuse, nonostante un’inchiesta portata avanti dall’avvocato statunitense Michael Garcia nel 2014, in cui non si hanno evidenze certe di compravendita di voti ma solo di atteggiamenti ambigui fra dirigenti FIFA e rappresentanti di governo qatarioti, non ci sono state prove evidenti di corruzione da parte di Russia e Qatar, che quindi hanno continuato i loro lavori nell’organizzazione del torneo, così come venne confermato dalla “nuova” FIFA di Infantino. Ed è in questo caso che il Qatar si trova a dover fronteggiare un nuovo scandalo, quello delle morti sul lavoro fra gli immigrati. 

Gli stadi in cui ospitare le partite saranno otto in cinque città e di questi ben sei saranno ultimati proprio per il solo torneo. Lavori enormi, cui si aggiungono quelli per nuove strade, miglioramento di trasporto pubblico, hotel e addirittura un aeroporto. Secondo il quotidiano britannico The Guardian, citando fonti fornite da India, Bangladesh, Sri Lanka e Nepal, le morti dal 2011 al 2020 sarebbero circa 6.500, cui vanno aggiunti anche altri che probabilmente non sono conteggiati e quelli post 2020.

Secondo il governo qatariota i lavoratori stranieri sono ben due milioni di persone, di cui un milione impiegati nell’edilizia, quindi i numeri rientrerebbero a pieno nella normalità considerando anche le cause naturali, confermando che i lavoratori si trovano sotto assistenza medica gratuita e sottolineando che la morte sul lavoro deve sempre esser vista come una tragedia. Mentre la FIFA ribadisce che in Qatar ci sono stati molti meno decessi nelle costruzioni degli stadi rispetto alle edizioni precedenti senza portare prove certe, gli avvocati delle vittime confermano che il governo non permette di fare delle autopsie sui corpi per verificare se ci siano appunto anche cause naturali fra questi. Secondo Amnesty International, ci sarebbero inoltre molti lavoratori che non sono neanche stati pagati per oltre sette mesi nonostante il loro usurante lavoro negli stadi.

Un altro problema fondamentale dal punto di vista lavorativo è quello della kafala, il sistema in vigore in Qatar così come in altri Paesi mediorientali. Secondo tale organizzazione un lavoratore non avrebbe potuto iniziare un  nuovo lavoro senza un certificato da parte del precedente datore di lavoro. Il governo qatariota in questo caso si è profondamente impegnato per poter eliminare questa concezione, che creava fra gli immigrati delle situazioni inconcepibili nel mondo occidentale.

I lavoratori non avrebbero potuto lasciare la nazione o l’incarico stesso senza un pezzo di carta; quest’ultimo sarebbe potuto costare anche molto caro tramite veri e proprio ricatti da parte del datore. Infatti, questo avrebbe creato una sorta di “sponsorizzazione”, permettendo al migrante l’ingresso in Qatar. Tuttavia, avendo in ostaggio il suo passaporto e di fatto la persona stessa, la ponevano in una condizione di semi schiavitù. La kafala è quindi stata ufficialmente abolita nel settembre 2020 dopo innumerevoli pressioni da parte dei governi e delle organizzazioni internazionali, ma nonostante ciò la situazione dei diritti umani e lavorativi nello stato arabo continua ad essere problematica.

Le qualificazioni, che sono già iniziate, hanno visto la prima sorpresa e non in termini di risultato; la nazionale della Norvegia, il giorno della prima partita, ha chiesto alla FIFA di essere “diretta e ferma nei confronti delle autorità del Qatar”, arrivando in seguito a domandarsi se boicottare dei Mondiali che stanno causando innumerevoli vittime. Anche altri paesi europei sono arrivati a parlare in questi termini, sia attraverso i rappresentanti delle squadre di club, sia tramite raccolte firme per poter portare avanti inchieste parlamentari.

Ricapitolando, sarà un Mondiale giocato nei mesi invernali, che bloccherà tutti i trofei di club nel bel mezzo della stagione calcistica. Si terranno in un Paese dove il costo della vita è molto elevato, quindi sarà difficile per i tifosi poter seguire dal vivo lo sport più popolare al mondo. Uno Stato che ha evidenti problemi di diritti umani, in cui delle persone immigrate sono sfruttate all’ordine del giorno per poter lavorare in ambienti non sicuri per ore e ore sotto il sole cocente. Una scelta che è costellata da ombre fin dal 2 dicembre 2010, giorno in cui si decise che la sede della più importante manifestazione dello sport più popolare al mondo sarebbe stata il Qatar.

Si consiglia la visione del documentario The FIFA Family: A Love Story (2017), disponibile su Prime Video, del regista e sceneggiatore Niels Borchert Holm.

 

di Jacopo Bisignani.

 

Fonti:

  • immagine copertina: https://tg24.sky.it/sport/2020/12/07/-gironi-qualificazioni-mondiali-2022
  • Foto Blatter e Platini: https://www.gazzetta.it/Calcio/24-02-2016/blatter-platini-fifa-squalifica-ridotta-8-6-anni-commissione-d-appello-140780787410.shtml 
  • al-wakrah stadium in Qatar: https://gianlucadimarzio.com/it/mondiali-qatar-2022-stadi-date-inverno-storia-video

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