La differenza fra un cane ed un maiale.

La differenza fra un cane ed un maiale.

Se avete un animale domestico, potete capire quanto la sua vita e benessere siano importanti per i membri della famiglia che lo ospitano. Se il vostro cane o gatto stessero poco bene o fossero maltrattati da qualche insensibile visitatore, vi sentireste probabilmente molto arrabbiati. Dopotutto, quell’animale fa parte della vostra famiglia, è diventato parte integrante di essa. Il suo muso, il suo pelo e perfino le sue peculiarità caratteriali sono per voi familiari e, nella convivenza che portate avanti con lui/lei nella vostra quotidianità, avete imparato a conoscervi a vicenda e a volervi bene.

Ora pensate a ciò che avete mangiato nelle ultime 48 ore, fate un attimo mente locale. È molto probabile che in questo lasso di tempo abbiate mangiato della carne, del pesce oppure dei formaggi o delle uova. Se lo avete fatto è alquanto normale, dopotutto solo l’8,9% della popolazione italiana è vegetariana o vegana, escludendo quindi questi alimenti dalla propria dieta.

Eppure, fermiamoci un attimo a ragionare su che cosa mettiamo quotidianamente nelle nostre bocche. Possiamo renderci subito conto di un’ambiguità nei nostri comportamenti: da una parte, amiamo i nostri animali domestici, ci prendiamo cura di loro e soffriamo per le loro sventure; dall’altra, mangiamo altri animali che hanno vissuto in gabbia, che hanno sofferto e che infine sono stati uccisi per finire sui nostri piatti.

Per molti questa distinzione è perfettamente sensata: “Un conto è mangiare maiali e polli, un altro è mangiare cani o gatti”.

Immagino che quasi nessuno di voi mangerebbe mai un cane o un gatto. Dunque, appare chiaro come questi animali siano differenti gli uni dagli altri. La domanda, però, è: lo sono davvero?

In altre parole, quanto un cane è diverso da un maiale? È stato dimostrato che i maiali sono molto più intelligenti di quanto si pensi. Infatti, essi riescono a risolvere complessi compiti cognitivi e a risolvere puzzle che neppure i cani sono in grado di svolgere. Inoltre, i maiali hanno elevate capacità di apprendimento e sono annoverati da molti studiosi fra i primi 5 animali più intelligenti (su un gradino molto più alto rispetto al migliore amico dell’uomo).

Ma investire tempo in queste considerazioni molto relative, come il chiedersi chi sia più intelligente o più abile, possono portarci fuori strada. Spesso dimentichiamo che la domanda da porci non è “quanto è intelligente questo animale?” ma “questo animale può provare dolore?”.

Cambiando la prospettiva dalla quale ci interroghiamo, possiamo ripensare a certi nostri comportamenti ed abitudini che mettiamo in atto quotidianamente con totale spensieratezza; quest’ultimi, se analizzati con un altro tipo di sguardo, possono apparire completamente differenti da un punto di vista morale.

È a questo punto che il termine “specismo” viene in nostro aiuto. Esso è definito come l’attribuzione di uno status superiore a certe specie animali rispetto ad altre. Indica un pregiudizio che favorisce i membri di una specie a discapito di un’altra. Un po’ come il razzismo con gli esseri umani, lo specismo si riferisce ad un atteggiamento pregiudiziale verso un individuo basato semplicemente sul “corpo in cui è nato”.

Mi pare chiaro che il dolore provato da un cane sia lo stesso di quello provato da un maiale. Entrambi si lamentano nel provarlo, scappano quando sono esposti a stimoli avversi e spiacevoli ed entrambi ricercano il piacere. Eppure, il modo in cui noi umani rispondiamo e percepiamo il dolore di questi due animali è completamente diverso e basato esclusivamente sulla loro specie di appartenenza. Non abbiamo problemi a pensare che la nostra bistecca provenga dal corpo di un animale che ha sofferto ed è morto per farci avere un quarto d’ora di piacere a livello di papille gustative, ma aberriamo l’idea che tale sorte terribile possa occorrere ad un povero cane.

Che cosa giustifica, a livello morale, il diverso trattamento che riserviamo a questi animali? Secondo lo specismo, la loro specie di appartenenza.

Lo specismo è largamente diffuso ed estremamente subdolo, talmente intrecciato e nascosto nelle nostre dinamiche quotidiane e culturali, da sfuggire alla nostra coscienza. Eppure questo fenomeno è reale e coinvolge i nostri atteggiamenti e, infine, i nostri comportamenti verso molte specie di animali.

Ciò che penso rispetto questo tema è ben esplicitato da una frase di Paul Farmer: “The idea that some lives matter less is the root of all that is wrong with the world.”

 

di Giacomo Catani.

 

Fonti e ulteriori letture:

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