La cultura della sicurezza: tra mancanze e disastri annunciati (Prima parte).

La cultura della sicurezza: tra mancanze e disastri annunciati (Prima parte).

L’Italia possiede un territorio ad alto rischio sismico e pesantemente condizionato da fenomeni di dissesto idrogeologico. Troppo spesso questi temi restano in secondo piano nel dibattito pubblico ed istituzionale con la conseguente perdita di una cultura della sicurezza di cui il nostro Paese ha disperatamente bisogno.

Sono passati ormai undici anni dal terremoto dell’Aquila. Quel maledetto 6 aprile 2009 è una data che rimarrà sempre impressa in un cittadino della provincia aquilana, come me. Col passare del tempo, purtroppo, non c’è stato solo il capoluogo abruzzese, diverse sono state le tragedie che hanno colpito il territorio e il popolo italiano. Nell’agosto 2016 un altro temendo evento sismico distruggeva Amatrice, Arquata del Tronto e diversi paesi limitrofi. Nel 2017 abbiamo avuto prima la tragedia di Rigopiano, legata in parte anche agli eventi sismici del centro Italia, successivamente, nei mesi estivi, l’alluvione di Livorno che causò otto morti e oltre sei milioni di euro di danni. Infine, nel 2019 le abbondanti perturbazioni autunnali portarono a frane e allagamenti in tutta la penisola, specialmente nelle regioni di centro-nord e nord del Paese. In particolare, a destare scalpore fu l’acqua alta record di Venezia, che causò ingenti danni al capoluogo veneto. Questi sono solo alcuni esempi, la casistica di eventi simili nel nostro Paese è estremamente ampia. Gli eventi sismici e le criticità legate al dissesto idrogeologico sono un tema riguardante la sicurezza di primaria importanza, ma rimangono troppo spesso marginali nel dibattito pubblico.

Rispetto agli esempi fatti, non può essere citato il crollo del ponte Morandi di Genova dell’agosto 2018, perché le cause del crollo sono ancora da accertare ed è in corso un processo a tal proposito. In ogni caso, questo evento apre sicuramente un altro punto di riflessione: la tenuta e l’adeguatezza delle strutture e infrastrutture italiane rispetto a questo tipo di eventi. Tuttavia, proprio in occasione del secondo anniversario della tragedia del capoluogo ligure, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha riportato il tema, per quanto circoscritto al livello infrastrutturale, in primo piano. Il Capo ha invitato a “sviluppare e, per qualche aspetto, ricostituire una affidabile cultura della sicurezza, di adeguata manutenzione e del controllo che coinvolga e responsabilizzi imprese, enti pubblici, istituzioni locali e nazionali, università, mondo della ricerca. Per la Repubblica non esistono valori più alti della vita e della libertà dei propri cittadini. Valori che non si traducono in una mera enunciazione di principio, ma in un impegno concreto e vincolante”. Un intervento fondamentale volto a spronare la classe dirigente politica del Paese ad agire in tal senso. Nonostante la questione di un adeguato controllo e manutenzione a livello di strutture e infrastrutture sia necessario allo sviluppo della citata “cultura della sicurezza”, quest’ultima sarebbe incompleta senza un adeguato impegno istituzionale sul lato della prevenzione.

La questione della sicurezza è da anni in primo piano nel dibattito pubblico, ma viene trattata in modo parziale. Questa può essere suddivisa in due grandi gruppi: la gestione dei rischi derivanti da attività antropiche, cioè a quei pericoli connessi ad azioni volontarie e non volontarie dell’uomo, e a quelli dovuti a eventi naturali, a loro volta suddivisi in fenomeni prevedibili e non prevedibili. Il confronto politico in tal senso è focalizzato solo sul primo insieme. Da chi pone l’accento sui rischi derivanti dall’arrivo di un massiccio flusso migratorio a chi presta maggiore attenzione ai pericoli connessi alle attività della malavita organizzata o dei gruppi di stampo terroristico, poca attenzione è invece prestata agli eventi naturali che, come visto, quasi annualmente affliggono il Paese e costituiscono una minaccia grave per la salute dei cittadini, oltre ad essere un notevole danno per lo Stato dal punto di vista sociale ed economico.

Non si vogliono qui sminuire i rischi legati alle attività antropiche, ma sottolineare quanto il tema della sicurezza sia trattato in modo parziale rispetto alla sua importanza e alla sua ampiezza. Si vuole stimolare la riflessione in merito ad un tema troppo spesso posto in secondo piano. Naturalmente, sarebbe impossibile trattare un settore così vasto in un singolo articolo. Dunque, questo primo pezzo sarà principalmente di apertura e introduzione al tema, che sarà approfondito da articoli che tratteranno delle varie dinamiche naturali, sia di stampo idrogeologico che sismico, singolarmente, dato che ognuno ha modalità di intervento specifiche e notevolmente diverse tra loro.

Venendo ai rischi connessi alle attività della natura, c’è una prima grande distinzione da fare. Anzitutto, gli eventi naturali si dividono in fenomeni prevedibili, cioè quelli di cui è possibile, grazie all’utilizzo di specifiche tecnologie e schemi previsionali, determinare momento, luogo e, in alcuni casi, grado di intensità, e fenomeni non prevedibili, ovvero quelli di cui non è possibile determinare il momento di attività, né tantomeno il grado di intensità dell’evento. Sin qui è facile intuire come le attività meteorologiche, strettamente collegate alla questione del dissesto idrogeologico, appartengano al primo gruppo, mentre l’attività sismica al secondo.

Rispetto ai rischi di stampo naturale, lo Stato organizza due azioni distinte ma ugualmente fondamentali: la prevenzione e la risposta all’evento in questione. Come è facile immaginare, la prima riguarda tutta quella serie di attività, azioni e disposizioni volte a prevenire gli effetti dell’evento naturale e a mitigare quanto possibile i danni derivanti dallo stesso, sia sotto il profilo economico-sociale che, soprattutto, in termini di vite umane. La capacità di reazione ad un evento naturale, invece, riguarda la risposta messa in campo dallo Stato per assistere la popolazione ed avviare il ripristino delle attività per ricondurle verso una graduale normalità.

Riguardo quest’ultimo punto, l’Italia è sicuramente un’eccellenza a livello europeo. Infatti, la Protezione Civile in questi anni ha dimostrato grande capacità e celerità nell’attuare azioni per portare assistenza ai cittadini colpiti da gravi disastri. Seppur in parte fuori dall’ambito specifico della riflessione, anche durante la crisi del Covid-19 la Protezione Civile ha mostrato grande spirito di adattamento e organizzazione della macchina di risposta all’emergenza, in questo caso davvero estrema. Ad ogni modo, se la capacità di reazione e fornitura di prima assistenza risulta essere ottimale, lo stesso non si può dire dell’organizzazione dell’opera di ricostruzione. Gli esempi, purtroppo, sono tanti e sotto gli occhi di tutti. L’Aquila dopo oltre dieci anni è ancora un cantiere a cielo aperto, nonostante siano stati fatti molti passi in avanti, mentre i comuni vittime del sisma del 2016 sono attualmente in uno stato di degrado struggente. Tuttavia, è sotto il profilo della prevenzione che lo Stato italiano mostra le più gravi mancanze, cioè tutta quella serie di attività di messa in regola degli edifici e delle infrastrutture, nonché di preparazione della popolazione che nel nostro Paese sono inconsistenti o addirittura inesistenti.

Analizzare adesso questa serie di elementi appena delineati sarebbe controproducente. La lettura si allungherebbe troppo e potrebbe risultare confusionaria. Inoltre, approfondire simultaneamente l’azione di prevenzione e reazione con riferimento agli effetti del dissesto idrogeologico e agli eventi sismici, porterebbe solo a elaborare riflessioni poco approfondite e concrete. Data la diversità di questi fenomeni naturali e le attività volte a limitarne gli effetti, saranno trattati distintamente i due ulteriori articoli che troverete nelle prossime settimane sempre nella sezione de “Lo Stivale” di Dixxit.eu.

 

Di Gregory Marinucci.

 

Fonti e ulteriori letture:

– La lettera di Mattarella: https://www.lastampa.it/topnews/lettere-e-idee/2020/08/14/news/la-cultura-della-sicurezza-1.39191726;

– Un approfondimento sulle perturbazioni del 2019: https://www.kongnews.it/politica/litalia-insicura/

– Focus tematici del Consiglio Nazionale Geologi: https://www.cngeologi.it/t/sigea/

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