La comunicazione deviata

La comunicazione deviata

La nuova (rischiosa) frontiera dell’informazione e il cambiamento nella ricezione delle notizie.

 

Ciò che mi ha spinto inizialmente a scrivere questo articolo è stato un post Facebook del noto politico italiano Matteo Salvini datato 1° aprile 2020. Il post in questione si riferiva alla polemica riguardante il sovraccarico e conseguente mal funzionamento del sito dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) il primo giorno in cui è stato possibile fare richiesta del bonus di 600 euro per le partite iva.

La didascalia riportava: “In Svizzera con un solo foglio ti accreditano subito fino a 500.000 franchi (equivalenti circa a 500.000 euro) sul conto, in Italia milioni di Italiani in coda virtuale”. Questa si è rivelata essere un’informazione imprecisa, smentita addirittura dalla televisione Svizzera: in realtà, il famoso “foglio” è una procedura costituita da diversi passaggi burocratici. Questo unico post conta 18.700 like e 11.821 commenti.

Stiamo parlando, dunque, di un politico che attraverso il suo influente profilo social dà un’informazione imprecisa, come molte altre che sono state collegate a queste figure soprattutto di stampo populista.

Questa tattica, però, non ha colore politico. Si tratta di una strategia per arrivare al cittadino, prima di tutto potenziale elettore, con una notizia che di base è anche vera, non radicalmente falsa, la quale viene presentata con un taglio diverso, con omissioni e distorsioni.

Un’informazione presentata sotto una luce soggettiva e piegata alle necessità e agli scopi di chi la sta postando. Uso lo specifico verbo “postare” perché questo tipo di comunicazione politica ha luogo proprio nelle piattaforme social delle varie personalità.

Andiamo a vedere come funziona questo tipo di approccio. Il Corriere della Sera nella sua rubrica “data room” a cura di Milena Gabanelli ha proposto un’interessante analisi della struttura social di una figura a dir poco emblematica in questo campo: lo stesso Matteo Salvini.

Si può notare che i suoi post hanno delle caratteristiche comuni tra di loro: trattano temi spesso divisivi, attaccano i nemici politici, contengono messaggi motivazionali per i sostenitori e cercano un’interazione con l’utente. Non importa che questa sia positiva o negativa, l’importante è riscontrare il più alto numero di contatti possibile.

Un aspetto interessante non è solo di cosa trattano, ma anche di come sono poste certe questioni. Vediamo didascalie di poche parole e grafiche grandi, colorate apposte sui video o sulle foto a portata di “click” quindi facili da leggere, recepire e condividere. In un’epoca in cui l’informazione è sempre più passiva questo fa sicuramente la differenza.

È necessario porre l’attenzione proprio sul concetto di passività, perché è un tassello importante per comprendere perché questo tipo di comunicazione sembra essere così efficace. Un cambiamento radicale in questo campo è avvenuto proprio grazie alla grande diffusione di internet, che ha permesso di velocizzare qualsiasi processo: dalla ricerca alla comunicazione, passando anche e soprattutto per l’informazione.

Nello specifico, la condivisione di notizie che non necessariamente deve passare attraverso il vaglio del fact checking o, in generale, attraverso alcun vaglio. Dobbiamo pensare ai social network come una piazza, in cui ognuno può dire la sua, condividere un’opinione o un fatto, spesso facendo passare l’una per l’altro.

Un altro fattore molto importante è che sulle piattaforme vengono a crearsi le cosiddette community, gruppi di persone che hanno interessi, opinioni, idee in comune e tendono a confrontarsi solo su queste senza contradditorio o dati oggettivi.

Sul fronte dell’informazione si crea quindi una sorta di fedeltà ed anche affidamento alla figura politica di riferimento e nella community di appartenenza vengono condivise le “notizie” provenienti molto spesso da quella specifica parte.

Il lettore-elettore le percepisce come una fonte autorevole, la notizia arriva a lui pronta e riassunta nella didascalia di un post; inoltre, quest’ultimo è circondato da messaggi simili a causa della profilazione fatta dalla piattaforma social e si confronta quasi esclusivamente con persone del suo stesso pensiero.

Non è più necessario controllare la fonte, approfondire l’argomento, in un certo senso non c’è nemmeno il tempo o la motivazione di farlo data la velocità con cui corrono le notizie sul web. Il cittadino non si informa più da sé e di conseguenza non discerne più, ma aspetta di essere informato, venendo spesso deviato dai fatti oggettivi: perde la sua autoconsapevolezza e si chiude sempre di più nella sua nicchia.

Molto spesso può accadere che ci sia un approccio di questo tipo su temi che sembrano lontani dal singolo individuo, come la finanza, l’economia o il dibattito interno alle istituzioni europee, si pensi a tutto quello che è stato detto sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).

Il problema è che oggi si può essere disinformati su un complesso sistema economico, domani lo si può essere sull’importanza di un vaccino. Inevitabilmente ci sono grandi rischi, forse minori rispetto ai vantaggi ottenuti da chi decide di diffondere queste informazioni.

Una simile azione portata avanti proprio da figure di riferimento della scena pubblica, come appunto gli esponenti politici, non può che avere dirette ricadute sul dibattito sociale della nostra democrazia, che inevitabilmente subisce un deterioramento ed un impoverimento dovuto alla bassa informazione.

Tutto questo andrà ad influenzare sulle scelte politiche dei nostri rappresentanti, che appoggeremo rischiando di non sapere realmente cosa o chi stiamo votando. È difficile orientarsi in questo vortice di informazioni che viene incrementato ogni ora, minuto e secondo delle nostre giornate.

Comprensibilmente si avverte la necessità di trovare delle fonti da cui poter accedere alle notizie in modo più semplice, ma non tutte sono affidabili né hanno interesse a fornire un’informazione precisa.

È importante sviluppare il proprio senso critico, porsi delle domande, fare ricerche ulteriori, soprattutto non chiudersi nella propria cerchia, ma confrontare più fonti ed informarsi su quali siano quelle effettivamente attendibili. Problemi complessi necessitano spiegazioni approfondite, che non si concludono certo in un paio di righe di un tweet.

Certo non è facile, talvolta può risultare pesante, ma è fondamentale avere una visione più ampia delle cose, sapere cosa succede nel nostro Paese e nel mondo, perché sono cose che, più o meno direttamente, oggi o domani influenzeranno le nostre vite. Abbiamo il diritto di far valere la nostra volontà, ma abbiamo il dovere di fare scelte consapevoli e indipendenti.

 

di Noemi Bressan

 

Un pensiero su “La comunicazione deviata

  1. Aggiungerei che oggi anche i vecchi media, stampa, radio e televisione, spesso altro non fanno che un copia-incolla di testi o di messa in onda di filmati auto-generati dai soggetti, in specie quelli politici. Tuttavia, va anche riconosciuto che mentre i mezzi di comunicazione a mezzo stampa e radio televisivi, il sistema così detto mainstream, come aveva intuito Pasolini già alla fine degli anni ’50, offre solo una fruizione passiva, nella quale il ricevente non ha mezzi per interloquire con l’emittente, i sistemi digitali mettono ciascuno di noi nella condizione di interagire, ricercare attivamente, o addirittura, e qui sta la grande rivoluzione culturale, diventare a sua volta un’emittente senza la necessità di passare attraverso la dogana invalicabile dell’editoria d’establishment. Questo interessante sito, Dixxit, è il tipico esempio di questa possibilità. Il sistema internet è quindi un sistema libero che generà libertà. Detto questo, su internet come nei bacini di utenza old media esiste una gamma variabile di odiens che va dalle fasce più passive e influenzabili a quelle più attive e critiche, queste ultime sulla Rete diventano non solo attive quanto, sempre più spesso, liberi influencer. Se, come diceva McLuhan, il media è il messaggio, il web è decisamente un messaggio di libertà!

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