Intervista a Antonio Diurno, Dj social.

Intervista a Antonio Diurno, Dj social.

Questa intervista va a chiudere il mese di marzo per Dixxit, periodo che abbiamo deciso di dedicare a tematiche e curiosità legate al mondo dello showbusiness.

Abbiamo scelto un format diverso dal solito, oggi sono qui a scrivervi e a raccontarvi di una chiacchierata, di una intervista telefonica, che ho avuto il piacere di avere con Antonio Diurno, classe 1991 che partì come Dj da ragazzo per poi sbarcare, insieme al mondo, sui social e internet.

Antonio come tutti i ragazzi dell’era pre-social è cresciuto nella vita vera, quella dei campetti e delle vie tra i palazzi.

Attratto dal mondo della musica e dalla convivialità si avvicinò da ragazzo al mondo della musica e del DJ set: a 13 anni iniziò a muovere i suoi primi passi per poi spostarsi anche verso il mondo della fotografia.

Quando ebbe inizio l’era social, come molti, si avvicinò a questo universo pieno di sfaccettature diverse, ma ricco di possibilità.

Antonio colse lo spirito di questa “seconda realtà” e riuscì a integrare la passione per il DJ set, primo album ideato a 17 anni da autodidatta e poi pubblicato con Antibemusic, con gli altri aspetti che creano l’immagine che viene veicolata al pubblico. Piano a piano si scoprì anche interessato alla fotografia e a molti altri aspetti di questa vita, come comparsate e reality.

La cosa che colpisce dell’evoluzione del percorso di Antonio è la progressione: a partire dal primo CD distribuito fisicamente, quindi acquistabile anche in negozi fisici, per poi sbarcare sul digitale e sui social. Da una vita offline a un mondo interconnesso e con la possibilità di interazione costante con il proprio pubblico.

Durante il suo percorso, Antonio è arrivato nella bella Tenerife, isola spagnola in cui il turismo è al centro dell’economia. Qua il nostro DJ ha deciso di stabilirsi e continuare a vivere in questa realtà insulare.

È proprio a Tenerife che si trovava nel 2020 quando è iniziata l’epopea del Covid-19. Racconta di una vita lontana dalla famiglia, vicina solo per mezzo dello strumento del cellulare e della connessione internet: il mondo in cui tutti si sono dovuti spostare. Anche le Canarie, territorio spagnolo, sono terra in cui il contrasto alla pandemia si sta evolvendo, ma la progettazione e la visione di medio-lungo periodo che tutti invocano manca anche da loro. Certo, pochi saranno stupiti da questa frase, ma fa sempre bene ricordarlo.

Durante la nostra chiacchierata non sono riuscito a resistere e quindi abbiamo aperto una parentesi sull’esperienza che Diurno ha avuto prendendo parte al reality show “L’isola di Adamo ed Eva”, programma televisivo in cui vengono fatte incontrare coppie di partecipanti su un’isola completamente nudi.

Questo episodio ci serve per capire in parte la personalità di Antonio. Durante il suo racconto dell’esperienza, la prima riflessione personale è stata sull’immancabile necessità di avere una buona dose di autostima per poter prendere parte a questo prodotto.

Quello del reality è un mondo un po’ dubbio, in cui vengono proposte attività, dove sono organizzate situazioni. Un mondo che molti di noi si sono trovati ad immaginare, ma che pare essere abbastanza diverso da quello che molti si figurano.

Per avviarci alla conclusione della chiacchierata con Antonio, ci siamo persi in un ragionamento in merito al prossimo anno.

Lui si dice fiducioso e si aspetta un’ulteriore esplosione del mondo del digitale, quello che lui sottolinea, come molti di coloro che sono attivi sui social, è l’importanza della possibilità di adattarsi e di aggiustarsi a seconda degli stimoli che il mondo online fornisce e fornirà.

Importanti, anzi fondamentali, a sua dire sono la capacità di adattarsi e di reinventarsi, dedicandosi sempre al contenuto. Quello che sottolinea in merito al periodo che stiamo vivendo è che potranno sviluppare e modificarsi le piattaforme social. Che è quello che è successo con Instagram all’inizio o con TikTok e Clubhouse. Sempre ricordandosi quello che può questa generazione: creare un proprio prodotto e sottoporlo al mondo.

Questa è un’intervista che si apre come tutti i contenuti dell’ultimo anno, con il rammarico di non poter essere faccia a faccia. Qui sta un po’ il punto di tutto quanto ruota intorno al mondo dello spettacolo, più di altri, questo è il mondo della presenza e della convivialità.

Questo mondo è quello, o quanto meno uno di quelli, che ha sofferto più di tutti, che è da un anno in attesa di poter riprendere a respirare. Basta pensare ai teatri o ai cinema.

Perché è vero che non tutti si sono fermati, ma è anche vero che questo mondo non può vivere solo online. Da tutto ciò una riflessione: cosa sarebbe stato il 2020, per l’arte e la cultura, senza internet e senza social?

 

di Iacopo Santi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.