Il mondo del calcio prima e dopo la pandemia

Il mondo del calcio prima e dopo la pandemia

Una fotografia dell’industria del calcio prima e dopo la pandemia da Covid-19: le perdite economiche e l’impatto sociale.

Il mondo del calcio, a livello nazionale e a livello globale, rappresenta uno dei maggiori settori industriali: la pandemia ha duramente colpito il comparto, determinando perdite importanti che avranno conseguenze nel breve, ma soprattutto nel medio-lungo periodo.

Il mercato calcistico presenta un impatto di natura economica e sociale di primaria importanza. Per comprendere in maniera dettagliata la centralità di questo settore risulta utile riportare alcuni dati relativi alla stagione 18/19: si tratta di una fotografia di una situazione pre – virus di crescita dei ricavi e dei fatturati.

Come sottolineato all’interno della Annual Review of Football Finance 2020, analisi redatta dallo Sport Business Group di Deloitte, società di consulenza internazionale, il mercato calcistico europeo presentava una forte prospettiva di crescita economica e finanziaria al termine della stagione 18/19: i ricavi generati dall’industria erano pari a 29 miliardi, trainati dai cinque grandi campionati europei (Premier League, Liga Spagnola, Bundesliga, Serie A e Ligue 1).

In termini di fatturato dei cinque grandi campionati, la stagione aveva determinato una crescita del 9% circa rispetto all’anno precedente, determinando un fatturato record di 17 miliardi di euro. Crescita determinata in gran parte dal campionato inglese, vera e propria “locomotiva” economica del calcio europeo, seguito a ruota dal campionato spagnolo e tedesco. Anche la Serie A italiana e il campionato francese rappresentano ormai, da un punto di vista economico, un fondamentale tassello del calcio europeo, registrando ricavi complessivi che superano i 4,5 miliardi di euro, in forte crescita rispetto agli anni precedenti.

Un focus dettagliato merita sicuramente il mercato del calcio italiano, in forte crescita sotto molteplici punti di vista, come sottolinea il bilancio della Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC) del 2019. 

Circa il 65% della popolazione over 18 italiana si interessa al calcio: detto in altri termini, 32,4 milioni di italiani seguono questo sport, contribuendo alla crescita economica di questo importante settore per il sistema Paese. Si stima che il fatturato generato dal calcio italiano si aggiri intorno ai 5 miliardi di euro, pari circa al 12% del PIL del calcio globale. 

Un fattore di primaria importanza, poco considerato dall’opinione pubblica, è il contributo che il calcio garantisce al fisco italiano: il calcio professionistico versa nelle casse dello Stato una cifra pari a 1,3 miliardi di euro annui, con un’incidenza oltre il 70% rispetto al gettito fiscale complessivo dello sport italiano. In altri termini, la fotografia prima della pandemia mostrava un universo in forte crescita economica e sociale, spinto anche dalla diffusione e dal maggior interesse generato anche dal calcio femminile.

Quali saranno quindi le conseguenze della pandemia rispetto ad un settore così importante come quello del calcio? Le prime stime, elaborate durante la più strana estate del calcio mondiale, nella quale si sono terminati i campionati interrotti a causa del virus e si è rinviata un’importantissima manifestazione come gli europei, sono alquanto negative.

A livello globale, come sottolinea Olli Rehn, ex vicepresidente della Commissione Europea, che attualmente presiede la gestione del dossier Covid per la Fédération Internationale de Football Association (FIFA), si stima che il virus potrebbe costare al calcio mondiale una cifra intorno ai 14 miliardi di dollari: la crisi ha colpito duramente non solo il calcio europeo, fetta più ricca e importante da un punto di vista economico, ma anche il calcio sudamericano. 

Rehn afferma che già 150 federazioni affiliate alla FIFA hanno richiesto assistenza, sulla base del piano di aiuti previsto dalla stessa organizzazione, piano che prevede contributi pari a 1,5 milioni di dollari tra sovvenzioni e prestiti per ciascuna federazione, dei quali un terzo da destinare al calcio femminile. A livello europeo la situazione sembra essere altrettanto grave e preoccupante: come riporta uno studio pubblicato all’inizio di luglio 2020, si stima una perdita dei ricavi pari a 4 miliardi di euro nei prossimi due anni per il calcio del vecchio continente. 

Come sottolinea Andrea Agnelli, presidente della European Club Association, circa il 90% di queste perdite ricadrà sui club: questo determinerà, semplicemente, un minor circolo di soldi nel calcio europeo, che potrebbe rivelare gravi crisi di cassa, in particolare per i top club europei, il cui peso economico è, in alcuni casi, più significativo di alcune intere federazioni minori.

Agnelli mette in evidenza, inoltre, le principali cause di queste ingenti perdite che si registreranno in relazione al calcio europeo. In primis i mancati introiti legati alla chiusura degli stadi. Oltre all’assenza della magica atmosfera delle partite con spalti gremiti di tifosi, si è cancellata causa Covid-19 una delle più importanti fonti di introiti, soprattutto per i grandi club

In secondo luogo, a causa dell’interruzione dei campionati, è risultato necessario applicare importanti sconti ai principali broadcaster per il pagamento dei diritti televisivi: trattasi della più significativa entrata, vera e propria fonte di sopravvivenza per molti club minori. Infine, minori ricavi da diritti televisivi e nessun ricavo da stadio si traducono in minori introiti da sponsor: il tutto non solo per una inevitabile minore visibilità dei marchi commerciali, ma anche a causa della crisi economica che sta colpendo il mondo delle imprese.

A livello italiano è invece interessante analizzare alcuni dati relativi all’impatto degli stadi chiusi sui singoli club: le perdite relative alla chiusura dei botteghini hanno portato i club a richiedere un ristoro di 600 milioni di euro al Governo, richiesta celermente rispedita al mittente. Come riporta l’analisi presente sul portale Calcio e Finanza, sulla base dei documenti contabili disponibili si stima una perdita netta media pari al 14% del fatturato totale. 

In altri termini, club importanti come la Juventus dovranno rinunciare a circa 70 milioni di euro, pari al 15% dei ricavi complessivi. Simili conseguenze sono previste per altri grandi club italiani, come Roma, Inter, Milan e NapoliIn totale, per la Serie A, le perdite stimate da “stadi chiusi” ammontano a circa 290 milioni di euro: 220 milioni per i top club, circa 70 milioni per i club minori. 

Tutte le stime presenti nell’articolo non considerano anche altri elementi e introiti: negozi per la vendita del merchandising, ristoranti, bar e alberghi, veri e propri generatori di ricchezza strettamente legati al mondo del calcio.

Quale futuro, dunque, per il mondo del calcio? Un ridimensionamento, figlio della pandemia, sembra inevitabile. Minori introiti determineranno minori cifre investite dai club sul calciomercato e sugli stipendi di calciatori e staff. Sarà necessario anche pensare a nuove forme di introiti legate al digitale, per un mondo del calcio ormai travolto dai cambiamenti della società odierna.

Nonostante i vari indicatori negativi messi in evidenza, è presente un buon grado di fiducia intorno ad una rapida ripresa del settore: una ripresa V-shape, per una delle più grandi industrie del mondo moderno.

di Federico Stassi

 

Fonti:

  • Stefano Vivaldi, “Effetto Covid sul calcio mondiale: a rischio 14 mld $”, Calcio e Finanza, 2020
  • Redazione, “Agnelli: «Ricavi giù di 4 mld: molti club a rischio crisi»”, Calcio e Finanza, 2020
  • Deloitte, Annual Review of Football Finance 2020, 2020
  • Redazione, “Il 12% del PIL del calcio mondiale è prodotto in Italia”, Calcio e Finanza, 2020
  • Stefano Vivaldi, “Stadi chiusi, persi 400 milioni: lo sport chiede ristori al governo”, Calcio e Finanza, 2020
  • Marco Pino, “Stadi chiusi fino al 2021? In Serie A -14% di ricavi”, Calcio e Finanza, 2020

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