Il concetto di “terzo sesso” tra ieri ed oggi

Il concetto di “terzo sesso” tra ieri ed oggi

Partiamo subito specificando che il concetto di “terzo sesso” è un po’ fuorviante, in quanto viene usato più che altro per indicare un’identità di genere (non solo dunque un sesso biologico) diverso dai canonici di maschio/femmina. Quest’espressione, quindi, viene utilizzata per parlare di chiunque non si riconosca nel binarismo di genere, oltre a indicare individui intersex (che nascono con caratteri sessuali primari e/o secondari non definibili come esclusivamente maschili o femminili).

Ciò che però potrebbe stupire è il fatto che questo concetto non sia un’invenzione di questo secolo, anzi. Estendere al resto del mondo la visione cristiano-europea del Vecchio continente con il suo rigido binarismo potrebbe risultare riduttivo. Sociologicamente parlando, infatti, esistono da sempre culture lontane e diverse dalla nostra che, fra le altre cose, prevedevano una divisione della società che ammetteva più di due generi. Vediamo qualche esempio.

Il terzo sesso in Mesopotamia

Nella mitologia delle religioni della Mesopotamia, facente parte dei primi documenti scritti dell’umanità, si possono intravedere certi riferimenti ad alcuni tipi di persone che non sono considerati né uomini né donne.

In un mito sull’origine del mondo stilato su una tavoletta di pietra databile al II millennio a.C. leggiamo che la Dea Ninhursag in un dato momento delle origini si mise a creare un essere “sprovvisto di organo maschile e senza organo femminile”, per il quale Enki trova però una posizione consona da affidargli nella società: quella cioè di “stare di fronte al Re“.

In India

Riferimenti ad un terzo sesso possono essere trovati praticamente in tutti i testi delle tre più antiche tradizioni spirituali delle religioni indiane, ovvero Induismo, Giainismo e Buddhismo. Si può pertanto facilmente dedurre che la cultura rappresentativa della civiltà vedica riconobbe tre generi. I Veda descrivono gli individui come appartenenti ad una di queste tre categorie secondo la propria natura. Essi vengono anche enunciati nel famoso libro sacro del Kama Sutra del IV secolo d.C. e sono “pums-prakrti” (di natura maschile), “stri-prakrti” (di natura femminile) ed infine “tritiya-prakrti” (di terza natura). Tali testi suggeriscono perciò che gli individui del terzo sesso erano ben noti già nel subcontinente indiano pre-moderno ed includevano persone con corpo maschile o con corpo femminile e gli intersessuali i quali assai spesso potevano essere ben riconosciuti fin dalla prima infanzia.

Il terzo sesso in terra d’Israele

Nell’antico Regno di Israele vi erano molti generi riconosciuti, addirittura sei; a partire da Zachar, il maschio; Nekeva, la femmina; Androgynos, con genitali sia maschili che femminili; Tumtum, con genitali nascosti dalla pelle (di genere sconosciuto, a meno che non sia stata rimossa la pelle); Aylonit, la femmina afflitta da sterilità e quindi con un apparato genitale femminile sterile; Sari, il maschio sottoposto a castrazione o naturalmente sterile (spesso tradotto come “eunuco”). 

Tra la popolazione Illinwek 

Storicamente, questo popolo indigeno originario dell’Illinois ha sempre deciso quale dovesse essere il genere di appartenenza dei propri membri in base al comportamento da loro dimostrato a partire dalla prima infanzia e non in base al sesso biologico del neonato, come siamo abituati a pensare. Se un bambino maschio utilizzava strumenti considerati “da donna”, come una vanga o un’ascia invece di un arco, ecco che era subito considerato come “uomo femminile” e pertanto appartenente ad un terzo genere separato e distintivo.

Il terzo sesso nelle Hawaii e a Tahiti

Per i nativi delle Hawaii e di Tahiti, quello denominato Mahu è uno stadio intermedio tra uomo e donna, ovverosia una “persona di genere indeterminato”. Durante il secolo XVIII i viaggi di de Bougainville intorno al globo scossero le coscienze europee, proprio per via dello straordinario divario scoperto tra la struttura della società europea rispetto a quella tahitiana. Si scoprì insomma che la società è una costruzione e che non necessariamente si ottengono sempre gli stessi risultati in ogni luogo del mondo.

Insomma, in realtà non vi è nulla di nuovo sotto il sole. Forse, in un mondo così cosmopolita e globalizzato, dovremmo fare uno sforzo proprio per accogliere e riconoscere questa magnifica diversità ancor più di quanto non sia già stato fatto. Ci riscopriremmo così arricchiti da questo pluralismo culturale e più tolleranti verso ciò che ancora ci è sconosciuto.

di Giada Lagetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.