Il Carnevale e il Centro Nazionale di Coordinamento delle Maschere Italiane

Il Carnevale e il Centro Nazionale di Coordinamento delle Maschere Italiane
Una foto durante l'edizione 2013 di Maschere Italiane a Parma

La maschera come elemento che rappresenta la cultura, le tradizioni e le tipicità di un territorio. Un breve viaggio tra le maschere italiane con il Centro Nazionale di Coordinamento. 

Nella giornata di oggi, Martedì Grasso, si concludono come da tradizione tutte le iniziative legate al Carnevale. Anche se quest’anno la pandemia ha portato a trasferire online gli eventi oppure a rimandarli. 

Come è noto, il periodo del Carnevale è strettamente legato alla Pasqua. Si tratta, infatti, di una festa mobile, le cui date vengono fissate nel periodo immediatamente precedente alla Quaresima. Non a caso, l’interpretazione più accreditata della parola “carnevale” richiama la locuzione latina carnem levare, letteralmente “eliminare la carne”. Il riferimento è appunto agli abbondanti banchetti che caratterizzavano la settimana che precedeva i quaranta giorni di digiuno e preghiera prima della Pasqua. 

Normalmente il Giovedì Grasso (quest’anno l’11 febbraio) dà il via alle manifestazioni carnevalesche, che si concludono, appunto, nel giorno del Martedì Grasso, prima del Mercoledì delle Ceneri. Fa eccezione il Carnevale ambrosiano celebrato a Milano, dove la conclusione degli eventi carnevaleschi cade quattro giorni dopo. 

Durante il periodo del Carnevale, in Italia, grande rilievo è dato a quello sfarzoso e scenografico di Venezia con il concorso “La Maschera più Bella” (che quest’anno si svolgerà in streaming). Famosi sono anche il Carnevale di Viareggio con i suoi sontuosi carri allegorici di cartapesta che prendono di mira personaggi famosi della politica o dello spettacolo (che quest’anno è stato rinviato a settembre-ottobre), il Carnevale di Ivrea con la Battaglia delle arance (la cui edizione 2021 sarà virtuale) ed il Carnevale dei carri allegorici di cartapesta di Putignano, in provincia di Bari, uno dei carnevali più antichi d’Europa (rinviato probabilmente all’estate). 

Il Centro Nazionale di Coordinamento delle Maschere Italiane

Tuttavia, con questo articolo vorrei concentrare l’attenzione su quello che potremmo definire un movimento culturale legato al Carnevale ed incentrato sul ruolo della Maschera allegorica italiana quale momento di sintesi delle tradizioni e delle tipicità del territorio di appartenenza. Sto parlando del Centro Nazionale di Coordinamento delle Maschere Italiane. Il Centro, costituito in associazione culturale nel novembre 2015 ed oggi associazione di promozione sociale, ha sede a Parma e coinvolge oltre 300 maschere in rappresentanza di 13 regioni italiane: da personaggi della commedia dell’arte alle maschere allegoriche più recenti. Ad oggi contempla sette sedi regionali (Valle d’Aosta, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Puglia, Liguria e Calabria) e una sede provinciale (Novara). 

L’idea del Centro Nazionale di Coordinamento delle Maschere Italiane è nata nel corso delle edizioni della manifestazione “Maschere Italiane a Parma”, organizzata sin dal 2012, generalmente nel mese di maggio, con l’obiettivo di raccogliere in un’unica sede i soggetti rappresentativi delle maschere allegoriche italiane. Come si legge sul sito ufficiale, infatti, “la maschera allegorica coniuga la piacevolezza di uno storico spettacolo e l’utile fine di valorizzare il patrimonio culturale e sociale di un territorio; unisce cultura e spettacolo, tradizioni e storia, prodotti e produzioni, collabora cioè a mantenere vivo il patrimonio culturale italiano, fatto di tradizioni popolari, di dialetti, di prodotti tipici, di bellezze architettoniche ed ambientali”

Le Maschere Italiane all’ingresso del Castello di Bardi per inaugurare il Museo (2018)

Tra le maschere riunite nel Centro ci sono quelle note a livello nazionale come Pulcinella, Gianduia, Sandrone, Brighella e Arlecchino. Ma anche meno note come Pescarello Scherzarello, il Bicciolano, le Landzettes e lo Dsèvod. Tanti sono stati i passi che le Maschere hanno percorso insieme nell’ambito del Centro Nazionale, tra i quali un Museo delle Maschere Italiane ospitato nello storico Castello di Bardi (Pr), un registro nazionale delle maschere pubblicato grazie al supporto della Regione Emilia-Romagna e, tra gli ultimi eventi, una due giorni in Puglia con un convegno nazionale dal titolo “Maschere e territorio” in occasione dell’ufficializzazione delle maschere di Conversano, Conte Smeraldino e Contessa Roverella, a cui poi si è aggiunta Fumarella. Maschere queste ultime che da un lato riprendono alcune caratteristiche del territorio conversanese (come la quercia roverella e il rospo smeraldo) e dall’altro ricordano dei vizi antichi, come quello di bruciare le carte. 

In questo periodo, a causa della pandemia, i comitati delle varie maschere si sono impegnati online con dei video di presentazione, come quelli promossi dall’Aps Work In Progress. Per questo ho pensato di arricchire questo scritto con una breve carrellata di alcune maschere italiane poco note iscritte al Centro Nazionale di Coordinamento delle Maschere Italiane. Rinviando al sito ufficiale del Centro ed al Registro delle maschere italiane per l’elenco completo.

Carnevale e territorio, alcune maschere italiane

Al Dsèvod è la maschera ufficiale di Parma. Nata nel 1600 e riscoperta dalla Famija Pramzana, richiama la figura del “servitore” ed è vestita con i colori della città (gialloblù). Il Bicciolano, assieme alla Bela Majin, è uno dei personaggi simbolo del Carnevale di Vercelli: le sue origini risalgono al 1700, mentre agli inizi del 1800 il personaggio appare nei teatrini di marionette. Le Landzettes sono le maschere tradizionali del carnevale di Valpelline in Val d’Aosta: sono personaggi che ricordano i soldati delle truppe napoleoniche, con costumi fatti di panno e adornati con perline, paillettes e specchietti. Agitano delle code di mulo per scacciare i venti gelidi e per richiamare quelli più miti. Da Courmayeur, invece, ci sono le Beuffon con un vestito arricchito da collane, spille, onorificenze, medaglie e alamari dorati che riprende ironicamente una divisa militare apparsa ad inizio ‘900 a Dolonne. 

Il Papà del Gnoco rappresenta, invece, il carnevale di Verona, uno dei più antichi carnevali d’Italia (1531): è un panciuto e barbuto Re del Carnevale con una grossa forchetta infilzata in un grosso gnocco di patata al posto dello scettro. Buscaja e la Bella Antilia sono due personaggi folkloristici di Busca, in provincia di Cuneo, che riprendono le origini del comune situato al termine della valle Maira. Mentre da Biella ci sono il Gipin e la Bela Catlina che a Carnevale, come da tradizione, ricevono le chiavi della città. A Novara, invece, il Carnevale di festeggia assieme a Re Biscottino e alla Regina Cunetta in onore dei celebri biscotti Camporelli e di un importante canale realizzato dai Savoia. 

Le Maschere Italiane a Polignano a Mare durante la due giorni a settembre 2019

Dalla commedia dell’arte alle più giovani maschere italiane

Poi nel Centro Nazionale di Coordinamento delle Maschere Italiane c’è anche Giangurgolo maschera calabrese della commedia dell’arte. Mentre tra le maschere allegoriche più recenti ci sono Tiburtello e la Bella Romanina, i protagonisti del Gran Carnevale Romano che si svolge nel V Municipio della Capitale e Pescarello Scherzarello, maschera ufficiale di Polignano a Mare in provincia di Bari. Quest’ultima è tra le più giovani maschere italiane ed esprime l’allegria di un bambino amante del mare. Un pescatore birichino, che con la sua canna da pesca di bambù pesca gioie, divertimento, amore e solidarietà dal cuore degli uomini. 

La storia di Pescarello, figlio di Babbo Natale e della Befana Marinara, è raccontata in una serie di fiabe pubblicate dal 2006, mentre nel gennaio 2008 il Comune di Polignano con una delibera di giunta ha decretato Pescarello Scherzarello maschera ufficiale del paese. Da allora la maschera si è fatta conoscere aprendo una sfilata del Carnevale di Putignano (2008), arrivando in semifinale al concorso “La Maschera più Bella” al Carnevale di Venezia (2010) e portando in Puglia le altre maschere italiane in occasione del convegno “Maschere e Territorio”.

Pescarello Scherzarello con l’abito di gala al Carnevale di Venezia 2010

Un convegno che ha rappresentato l’ultimo grande evento in presenza prima della pandemia dedicato al ruolo della Maschera sul territorio in un periodo non carnevalesco. Cogliendo lo spirito del Centro Nazionale di Coordinamento delle Maschere Italiane.

Non sappiamo quando si potrà tornare a vivere la gioia del Carnevale al di là delle “esperienze virtuali”, ma mi piace concludere l’articolo citando il motto che campeggia sulla canna da pesca di bambù di Pescarello: «la vita è un’emozione, l’amore è vita, ma la fantasia è ricchezza».

di Giuseppe Grieco

 

Fonti e approfondimenti: 

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