I trentuno anni della Giornata Universale per i diritti dell’infanzia

I trentuno anni della Giornata Universale per i diritti dell’infanzia

Una breve riflessione sulla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 e le problematiche ancora attuali, aggravate dalla pandemia nel campo della tutela dei minori.

 

Ieri (20 Novembre) il logo di ‘Google’ si è trasformato in coloratissimi origami circondati da bambini intenti a giocarci. Questo doodle è dedicato alla Giornata universale dei diritti dell’infanzia, ma da dove nasce questa ricorrenza?

Il 20 Novembre marca l’anniversario dell’approvazione nel 1989 da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della “Convention on the Rights of the Child – CRC” (Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza), nata per fornire un’adeguata protezione giuridica a bambini ed adolescenti nel mondo. L’atto è stato ratificato da ben 196 Stati, tra cui l’Italia nel 1991, e il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) lo descrive come: “un testo giuridico di eccezionale importanza poiché riconosce, in forma coerente, tutti i bambini e tutte le bambine del mondo come titolari di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici”; sono, inoltre, preposti degli organi di monitoraggio e miglioramento, i quali periodicamente hanno il compito di redigere rapporti sull’applicazione della convenzione. Il testo racchiude quattro principi fondamentali: il principio di non discriminazione, il principio di superiore interesse (in ogni legge, provvedimento o iniziativa sia pubblica che privata, gli interessi del bambino hanno la priorità), il diritto alla vita, sopravvivenza e sviluppo, infine ascolto delle opinioni del minore.

Questa convenzione ha segnato un importante punto di svolta ed ha portato molti progressi anche a livello legislativo nei singoli Stati: dalla predisposizioni di sistemi di giustizia riservati ai minori alla condanna delle punizioni corporali, agli aiuti per la povertà, al diritto all’istruzione per tutti, cittadini e non. Si osserva comunque che molti obiettivi previsti sulla carta non sono ancora stati raggiunti. Al mondo ancora troppi bambini sono vittima di violenza o sfruttamenti a causa della povertà, della mancanza di istruzione e di un sistema volto a proteggerli. Fortunatamente, esistono organizzazioni, come Save the Children o UNICEF (parte delle Nazioni Unite), preposte all’aiuto dei minori in difficoltà, specialmente nei Paesi in via di sviluppo o piegati dalla guerra, in cui spesso anche i bambini stessi sono arruolati. Questi enti come molti altri lavorano direttamente sul campo e si interfacciano con le istituzioni, operando anche e soprattutto sulla base dei principi sanciti dalla Convenzione del 1989. Save the Children, in particolare, stila un report annuale (Global Childhood Report) inserendo vari dati riguardanti la condizione dei bambini a livello globale, come livello di povertà, di istruzione ed anche un aspetto particolarmente interessante: l’ “end of childhood index” (letteralmente “indice di fine infanzia”), un criterio che indica in che misura i bambini di un certo paese fanno esperienza di fattori che “terminano la loro infanzia” ad esempio morte prematura, abbandono degli studi, lavori pesanti, matrimonio, ecc. I dati sono progressivamente più positivi, ma la strada è ancora molto lunga.

Osservatorio Diritti ha trattato di questo tema sia nel 2019 sia nel 2020, dando la possibilità di confrontare la situazione prima e durante la pandemia di Covid-19. Nel 2019 si festeggiavano i 30 anni dalla firma della convenzione con numeri piuttosto positivi: il numero di spose bambine è diminuito di 10 milioni, quello delle gravidanze precoci di 3 milioni, meno 4,4 milioni di morti infantili, meno 49 milioni di bambini affetti da malnutrizione, mentre sono saliti di 115 milioni i bambini con accesso all’istruzione, facendo quindi calare il numero dei bambini coinvolti in lavoro minorile. Nonostante ci fossero ancora molte cose da fare, la situazione era ottimistica, anche perché la tutela dei diritti dei bambini, come quello ad un’istruzione di qualità, sono inseriti nei “17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile” delle Nazioni Unite. Un anno dopo, sempre Osservatorio Diritti dipinge un quadro non più altrettanto roseo. Riporta, così, un intervento di Ted Chaiban, direttore regionale UNICEF: «L’erogazione e l’accesso ai servizi di assistenza sanitaria di base relativi a vaccinazioni, cure neonatali e nutrizione sono stati interrotti a causa della paura, della disinformazione e delle limitazioni alla circolazione imposte alle persone e alle merci, tra cui il materiale medico. Di conseguenza c’è il rischio che 51 mila bambini con meno di 5 anni di età possano morire. Causando un aumento dei decessi in questa fascia d’età del 40%» .

Non sorprende che la crisi abbia toccato tutti gli aspetti delle nostre economie, specialmente quei sistemi estremamente fragili e solitamente riconducibili ai Paesi più poveri, però non sempre vengono tenuti in considerazione questi risvolti della pandemia, che non sono percepiti come direttamente collegati ad essa. Secondo le stime UNICEF, circa 80 milioni di bambini con meno di 1 anno non hanno potuto ricevere il vaccino contro il morbillo e la poliomielite a causa del Covid-19. Un altro grande problema riguarda il diritto all’istruzione che molti bambini vedono compromesso o negato, nonostante molti paesi abbiano adottato la didattica a distanza, altrettanti meno attrezzati si sono visti costretti ad interrompere anche solo momentaneamente le lezioni, aspetto rischioso in quanto “a seguito della chiusura delle scuole, infatti, si registra spesso un aumento dei matrimoni precoci delle ragazze e del lavoro minorile” scrive Osservatorio Diritti. 

L’incertezza e la precarietà di questi mesi hanno colpito duramente queste realtà, che però continuano a ricevere importante sostegno da molte persone che scendono sul campo ogni giorno, anche sotto il nome di questa fondamentale convenzione, che è bene conoscere e riconoscere nel panorama normativo della tutela dei diritti dei più deboli, in questo caso dei bambini e degli adolescenti.

di Noemi Bressan

 

fonti e ulteriori letture:

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