I Padri Fondatori della comunità europea

I Padri Fondatori della comunità europea

Quante volte ormai non ci rendiamo neanche più conto della comodità di vivere in una comunità senza frontiere, propensa alla cooperazione e pacifica? E se vi chiedessero come è nata l’Unione Europea, sapreste rispondere?

 

Erasmus, Recovery Fund, Commissione Europea, Schengen, Brexit, ultimamente sentiamo spesso citare queste parole, soprattutto in un momento delicato come quello che ormai stiamo vivendo da quasi un anno e mezzo. L’avvento del Covid-19 ha creato una forte necessità di cooperazione tra i paesi del mondo, che si sono ritrovati a dover affrontare una sfida più grande di loro. Insieme hanno realizzato accordi, piani e strategie, rendendosi conto che da soli non potevano affrontare una minaccia che colpisce le sue vittime in maniera velata. 

Questo fenomeno, tuttavia, non ci è completamente estraneo. Infatti, già dopo la seconda guerra mondiale alcune personalità sentirono la necessità di creare una zona sicura, senza guerre, che garantisse la pace. Da questa necessità nascerà quell’istituzione che oggi si chiama Unione Europea (UE) e che ha rivoluzionato l’Europa, unificandola ed eliminando le sue frontiere interne, in modo da favorire l’integrazione economica, politica e culturale tra i paesi che ne fanno parte. Nonostante sia conosciuta da tutti, molti ignorano le sue funzioni, la sua storia e i suoi vantaggi, come se fosse una sovrastruttura fissa e decorativa.

Come nasce l’idea? 

Nonostante i molti volti che hanno partecipato alla sua formazione, si possono identificare quattro figure principali, che stanno alla base di questa unione: Robert Schuman, Jean Monnet, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer. Tutte personalità provenienti da paesi e storie diverse, ma con un obiettivo comune. Il progetto iniziale aveva lo scopo di riappacificare i rapporti tra Francia e Germania, che erano state divise da quasi un secolo di guerre responsabili di aver portato distruzione e povertà in Europa. 

Konrad Adenauer, nato a Colonia nel 1875, aveva ricoperto la carica di sindaco nella sua città natale fino alla salita al potere del Partito Nazista che, dopo una lunga campagna diffamatoria, lo rimosse dalla carica quando si rifiutò di decorare la città con le svastiche in onore della visita del cancelliere Adolf Hitler.

In seguito alla fine del rovinoso conflitto, non potendo ricoprire nuovamente la sua vecchia carica, essendo la Colonia sotto il potere Britannico, decise di fondare il suo partito: l’Unione Cristiano Democratica (UCD), che gli consentì di diventare il primo Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca (RFT) nel 1949. Questa posizione gli diede la possibilità di promuovere la democrazia nel suo paese, distrutto dall’ennesima guerra, ricucendo i rapporti con i paesi vicini, tra cui la Francia.

Anche la Francia, in quel periodo, era impegnata nella ricostruzione del paese dopo la guerra, quando Robert Schuman e Jean Monnet idearono nel 1950 un piano destinato a cambiare la storia delle relazioni internazionali. La famosa Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 segna l’inizio del progetto di unificazione europea. Schuman, che in quel periodo era Ministro degli Affari Esteri, aveva una famiglia molto particolare: sua madre era Lussemburghese mentre suo padre proveniva dalla Lorena, regione inizialmente francese ma spesso contesa con la Germania, ragione per cui era stato costretto a prendere la cittadinanza tedesca in quegli anni.

Le sue origini avranno un ruolo fondamentale in quanto gli consentiranno sia di imparare a parlare quattro lingue in maniera fluida (tedesco, francese, lussemburghese e inglese), che ad apprezzare i valori e le caratteristiche uniche di tutti i paesi. Tali contaminazioni lo influenzeranno durante la sua vita, come sottolineano da diverse testimonianze: “riusciva a difendere, senza conflitti di interessi, le particolarità del Lussemburgo, l’unicità della Francia e il ruolo speciale della Germania nella formazione dell’Europa”.

Tali origini costituiranno anche il motivo della sua determinazione nel risolvere il conflitto tra Francia e Germania, paesi che apprezzava un sacco e a cui non era disposto a rinunciare. Nonostante spesso ci si riferisca a lui come “architetto d’Europa” bisogna ricordare che la realizzazione effettiva del Piano Schuman è da ricondurre al famoso politico e consigliere economico Jean Monnet che dopo la realizzazione di un piano di ripresa finalizzato a far rinascere l’economia francese e vedendo che il processo di integrazione europea non stava procedendo come avrebbe voluto, decise di promuovere l’iniziativa di Schuman.

Monnet ideò un accordo che proponeva di unificare l’intera produzione franco-tedesca di carbone e acciaio e di metterla sotto il controllo di un’autorità superiore ai singoli stati (che in seguito diventeranno sei) creando il primo nucleo dell’UE. Da questa collaborazione derivò nel 1951 il trattato costitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), anche chiamato Trattato di Parigi, che con la durata di 50 anni, si proponeva di creare un mercato comune del carbone e dell’acciaio tra Belgio, Paesi Bassi, Francia, RFT, Italia e Lussemburgo.

La realizzazione di questo accordo non sarebbe però stata possibile senza il contributo del “mediatore ispirato dalla democrazia” Alcide De Gasperi, Primo Ministro italiano dal dopoguerra fino al 1953 e fondatore del partito di Democrazia Cristiana. De Gasperi, nato in Trentino, dovette trasferirsi a Vienna per concludere i suoi studi universitari a causa dell’impossibilità di ricevere una borsa di studio per un’università in lingua italiana e qui venne a contatto con un movimento studentesco cattolico.

Gli anni a Vienna gli servirono per perfezionare le sue doti da mediatore, comprendendo che arrivare alla soluzione del problema restava più importante che portare rancore. Queste doti gli saranno molto utili per il suo futuro nella politica, infatti, non solo gli fu affidato il compito di ricostruire l’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma senza il suo sostegno nella mediazione tra Francia e Germania non si sarebbe giunti all’accordo che pose le basi per l’Unione Europea. Inoltre è importante citare anche la sua tempestiva partecipazione, negli ultimi anni della sua vita, al progetto della Comunità Economica Europea (CEE), anche se non riuscirà mai a vederne la realizzazione.

A seguito del Trattato di Parigi che istituì la CECA e che promosse dei protocolli collaterali sui privilegi e le immunità della comunità che si stava formando, iniziarono a prendere forma altre collaborazioni utili all’economia dei vari paesi, ad esempio la Comunità europea dell’energia atomica (EURATOM).

La formazione di queste nuove forme di collaborazione economica influenzarono dunque la formazione di una più solida Comunità Economica Europea che fu consolidata con il Trattato di Roma del 1957 e che diede vita al Mercato Comune Europeo e al Sistema Monetario Europeo. Da questo momento in poi inizia ad aderire un numero sempre maggiore di stati che accolgono l’ideologia di un’Europa unita man mano che ci si allontana da regimi dittatoriali e dalle crisi energetiche scatenate dal conflitto arabo-israeliano.

Nel 1993 finalmente, con le nuove adesioni e l’integrazione sempre più evidente, sarà firmato il Trattato di Maastricht, che porrà le fondamenta politiche ed economiche obbligatorie per i paesi che vogliono prendere parte all’iniziativa sovranazionale. A questo punto erano 12 i paesi.

La storia della formazione di questa comunità è complessa e difficile da riassumere in pochi passi, soprattutto se si pensa che inizialmente era nata unicamente come un’unione di tipo economico. La verità è che Schuman stesso, negli ultimi anni della sua vita, ha ammesso che se avesse potuto ricreare l’unione da capo avrebbe preferito mettere al primo posto l’istruzione, considerandola un fattore chiave per la società, poiché aiuta la formulazione delle idee, a comunicare in maniera pacifica, a imparare gli errori da non commettere più e a tessere relazioni.

Non si può dire però che il suo piano sia fallito. Una grossa parte delle agenzie europee odierne si occupa di istruzione e pian piano la comunità è diventata sempre più forte e integrante. Non si parla di fusione, poiché perfino in parlamento i membri sono liberi di rivolgersi all’Assemblea nella propria lingua nativa. Si parla di comunità, di condivisione e cooperazione, di aiutarsi a vicenda per creare un posto sicuro e libero dalla violenza delle guerre.

Molto interessante per questa riflessione è la famosa citazione di Monnet: Non ci sarà pace in Europa se gli Stati verranno ricostituiti sulla base della sovranità nazionale… Gli Stati europei sono troppo piccoli per garantire ai loro popoli la necessaria prosperità e lo sviluppo sociale”. Questa frase è molto simbolica, racchiude infatti il problema principale che l’Europa ha sempre avuto ed esprime la necessità di unire le forze e di non combattersi a vicenda. Nonostante non si parli molto delle sue iniziative nella ricerca scientifica, degli stage o dei nuovi disegni di legge che stanno cercando di approvare, l’UE c’è e continua a cercare di mediare nelle difficoltà per proporre una soluzione migliore, come i “Padri d’Europa” hanno fatto quando ancora non esisteva.

 

di Mara Vos Carrero

Fonti ed ulteriori approfondimenti:

https://europa.eu/european-union/about-eu/history_it#1960-1969

https://europa.eu/european-union/sites/default/files/docs/body/jean_monnet_it.pdf

https://europa.eu/european-union/sites/default/files/docs/body/robert_schuman_en.pdf

https://europa.eu/european-union/sites/default/files/docs/body/konrad_adenauer_it.pdf

https://europa.eu/european-union/sites/default/files/docs/body/alcide_de_gasperi_it.pdf

https://it.wikipedia.org/wiki/Comunità_europea_del_carbone_e_dell%27acciaio

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