Guida intergenerazionale per autostoppisti terrestri

Guida intergenerazionale per autostoppisti terrestri

Le categorie generazionali sono diventati un ‘trend’ non molti anni fa. Sicuramente ci ricordiamo tutti quando nel novembre del 2019 una giovane deputata Neozelandese (25 anni, Millenial), nel mezzo del suo discorso riguardante l’ambiente, rispose ad un altro deputato (circa 50 anni) esclamando“ok, Boomer”. Ma chi sono i Boomer? Chi sono i Millenial? Come funzionano le classifiche generazionali? Sono un po’ come i segni zodiacali? Comuni fattori che inevitabilmente influenzano intere annate di nascita?

Circa due tre anni fa, una sera eravamo a cena io, mio cugino, mio padre e mia nonna. Pensai a quanto sarebbe stato divertente riuscire a fare una tavola rotonda, in cui si buttavano in mezzo delle idee e delle tematiche sulle quali ognuno di noi avrebbe dovuto dire la sua. Sicuramente, molti elementi ci distinguevano e ci distinguono: il carattere, la personalità e le esperienze di vita, totalmente diverse e influenzate dal momento storico e culturale nel quale nasciamo e cresciamo. Da lì venne la mia curiosità per le generazioni. All’inizio ero convinta di essere una Gen X, perché Millenial mi sembrava dispregiativo e mi sembrava non giusto che si facesse riferimento al millennio nonostante avessi vissuto solo una parte degli anni ’90.

Il riferimento alle generazioni si è fatto sempre più evidente e, dispiace ammetterlo, penso che dovremmo ringraziare la Gen Z, che attraverso diversi canali social tra cui TikTok, ha messo sempre più focus ed attenzione alle tematiche legate alla differenza di età e quindi alle differenze intergenerazionali. Questa guida (con il titolo spudoratamente ispirato al capolavoro di Douglas Adams: Guida Intergalattica per autostoppisti) ha come scopo quello di dare qualche chiarimento a chi ne ignora totalmente il significato, spiegare a che generazione appartiene o semplicemente darne una illustrazione a chi ha voglia e piacere di approfondire la questione ‘generations’.

Come premessa, inoltre, c’è da dire che nelle categorizzazioni generazionali tendenzialmente le denominazioni sono di origine Americane. Dunque, alcune caratteristiche che vengono segnate, cambiano inevitabilmente in base alla geografia. Cercherò di attenermi alle spiegazioni anglosassoni, ma cercherò di dare anche una declinazione italiana degli stessi.

Dunque, partiamo dalla “Silent Generation”, quella di mia nonna, che comprende le persone nate dal 1928 al 1945. Appena scoperto questo nome tutti ci rimanemmo male. Nonna racconta sempre della guerra, del duro lavoro, dei sacrifici che lei e tutti i suoi coetanei hanno fatto per il loro Paese: la loro presenza , gli scioperi, la legalizzazione dell’aborto, l’introduzione del divorzio, l’economia che funzionava e il fatto che “si stava bene allora”. Dunque, perché Silent? Perché hanno voluto mettere in modalità silenziosa una generazione? Una prima ricerca in merito mostra come sia stata infelice la scelta del nome. Infatti, la Silent generation seguì quella chiamata la Great Generation (nati dal 1901 al 1927): la generazione dei grandi, eroici soldati della Seconda guerra mondiale cresciuti nella durante la grande depressione.

Comunque sia, sulle origini di questa denominazione non abbiamo dati certi, tranne il suo uso in un articolo del Times del 5 novembre 1951. Una spiegazione viene data dal fatto che al tempo del secondo dopoguerra i giovani avessero difficoltà a parlare in pubblico ma che, grazie al loro attivismo politico, avessero fatto nascere il termine ‘silent majority’, con il quale ci si riferisce appunto ad una forma passiva di partecipazione alla vita sociale e politica.

Uno della Silent Generation adora Frank Sinatra e ascolta la radio. Probabilmente, se lo chiami tramite videochiamata istintivamente andrà a mettere il telefono all’orecchio nel rispondere. Sicuramente possiede un oggetto di valore che ha comprato prima del 1960 e ha tanti ricordi della guerra da raccontare. E’ leale e legato ai suoi valori, ma se essere mentalmente flessibile. Probabilmente ne ha viste troppe.

Dalla Silent Generation nascono i figli della mitica generazione BABY BOOMER. Baby Boomer è mio padre (mio babbo, classe 1964, late boomer), è la generazione dei nostri genitori. Allora, il termine Boomer per alcuni fa riferimento al boom economico, mentre per altri, invece, al boom di nascite (come conseguenza, comunque, di un benessere legato al boom economico). A mio avviso, è più adatto utilizzarlo nell’ottica della seconda ipotesi, in quanto nell’era post Seconda guerra mondiale, in America, ci fu un aumento notevole nelle nascite.  I Baby Boomer sono adulti che hanno vissuto un’adolescenza fatta di lavoro, studio, sudore e sono cresciuti testimoni dei più grandi cambiamenti a livello storico-sociale. Nel loro tempo sono state fatte grandi rivoluzioni sociali ed economiche. In breve, sono cresciuti sapendo che qualcosa nel mondo potevano cambiarlo, avevano le possibilità di lavoro, di istruzione.

Questa generazione è la più numerosa di sempre e posso dire, prendendo esempio anche da mio padre, che per quanto “workaholics”, sapevano anche divertirsi. Hanno visto la nascita di gruppi musicali che hanno fatto la storia, l’entrata nelle loro case della televisione e solo da adulti hanno avuto i loro primi cellulari. Sembrava che la loro generazione, avvolta spesso da un’aurea mitica, avrebbe cambiato il mondo e continuato ad arricchirlo; almeno fino agli anni Duemila, quando iniziarono le crisi e in molti capirono che forse non sarebbe stato tutto così facile. Questa generazione è quella che rispetto alla Silent si vanta di essere più tecnologica, di saper usare bene i social. Tuttavia, è anche la stessa che manda immagini di cani con una rosa in bocca con scritto: “Buongiornissimo, Kaffè?!”. Forse non avranno Instagram, ma hanno almeno una casa di proprietà. Crede nel potere delle macchine belle e si vanta di aver una volta conosciuto quell’attore famoso quando ancora era un ragazzino.

 

Passando alla generazione successiva, troviamo la Gen X: i nati dal 1965 al 1979/1980, la generazione di mio cugino. Quella che ha assistito alla caduta del muro di Berlino e alla fine della Guerra Fredda. Non è molto chiaro perché non gli sia stato attribuito un ‘soprannome’, ma presenta anche questa una variante, che a me piace tanto: la ‘MTV generation’. La generazione X è quella che ha avuto più influenza sulla cultura pop, soprattutto negli anni ’80 e ‘90. Sono anche loro figli di genitori della Silent Generation o degli ‘early Baby Boomers’. Dunque, quando erano bambini, hanno vissuto un periodo in cui i divorzi, a livello mondiale, diventavano sempre più frequenti e le mamme erano sempre più attive nella vita lavorativa, portando la generazione a crescere da sola e ad essere più aperta a cambiamenti anche di dinamiche familiari. A differenza dei Boomer, la Gen X , per quanto sia stata anche la generazione dei film indipendenti, della musica grunge e dell’apertura mentale, è una generazione cresciuta con meno ottimismo verso il futuro, spinta dallo scetticismo crescente nei confronti degli istituti e del governo.

Con la Generazione X la comunicazione è senza dubbio divenuta più semplice, più rapida. È diventata qualcosa di divertente, anche con l’avvento delle sale giochi e i cartoni animati. Dunque, non più solo informativa. Un Gen X non manda gli emoji che manda il Boomer. Sa usare tutti i “device” tecnologici e, se non sa fare qualcosa, non chiede in giro ma guarda un tutorial su Youtube. Probabilmente su Twitter scrive cose con gli hashtag, ascolta buona musica, possiede ancora maglie della “Fruit of the Loom” e ha i polaroid di quando fece il giro dell’Europa con gli amici a bordo di un furgoncino Volkswagen.

Infine, arriviamo ai “Millenial” o “Gen Y”, cioè la mia. Questa generazione comprende i nati tra il 1981 e il 1995. Alcuni studi dividono questa nostra generazione in “early” e “late” anche per scopi commerciali: infatti gli early magari già sono madri, padri e hanno già acquistato la loro prima casa, mentre i late, sono in una fase diversa della loro vita. Siamo la generazione della TV, dei reality, del trash, dell’ingresso della tecnologia nella vita di ogni giorno e nel mondo del lavoro. Generalmente come genitori hanno i Boomers, ma è frequente che un Millenial abbia un membro della Gen X come genitore.

Una volta lessi che ci chiamavano anche la generazione Boomerang, perché per quanto spinti dalla voglia dell’indipendenza, di fare Erasmus, di vedere il mondo, di studiare fuori sede, tornavamo sempre a casa dei genitori. Abbiamo vissuto la crisi del 2008, che ha portato un tasso di disoccupazione molto elevato, così come anche l’età di uscita dalla casa familiare o comunque dalla dipendenza economica familiare è diventata molto più alta. Che non ci dipinge proprio come degli eroi, spesso appesantita con altri epiteti, come “bamboccioni”, ma che non rappresentano minimamente la realtà o la complessità del nostro tempo e i nostri tratti generazionali.

Dunque, i Millenial abusano internet, lo usano per divertirsi, per lucrarci, per informarsi anche. Una cosa che si diceva sempre, infatti, era come con internet l’informazione diveniva qualcosa di semplice, qualcosa di veloce e che rischiava quindi di far perdere il valore della ricerca, l’emozione del possedere un segreto, dell’acquisire una conoscenza. Ricordo da piccola quando facevo le ricerche dalle enciclopedie: li si che si sudava per l’informazione. Un Millenial crescendo ha usato MSN, aveva una maglietta Guru, ha probabilmente passato una fase emo, sicuramente aveva un indumento o un accessorio con i baffi e sa chi erano gli Hipster. Se vive da solo ha qualche pianta grassa, su Instagram anche se non posta niente guarda tutte le storie e sicuramente ha visto Tre Metri Sopra il Cielo o riguarda il Re Leone e Pocahontas ogni tanto, anche se ha 26 anni.

Last but not least (ultimo ma non per importanza): la Generazione Z o GEN Z. Nati tra il 1996 e il 2010 e definiti anche come la generazione del futuro e ‘digital natives’. Se i Millenial erano i primi come generazione ad utilizzare la tecnologia da piccoli, la Gen Z è nata con un cellulare in mano. Questa generazione non ha tempo da perdere, la loro comunicazione è veloce, rapida, poche parole o addirittura emoji e basta.

La Gen Z è arrabbiata con le generazioni prima della loro, perché hanno lasciato un mondo che soffre su tutti i fronti: economico, lavorativo, sociale e persino ambientalmente. Loro sono attenti e attivi nel voler risolvere le questioni e i principali problemi del mondo per avere un futuro migliore. Vogliono la parità dei sessi, pari opportunità, il riconoscimento della libertà senza condizioni. Hanno creato una forza che nasce dal digitale e dalla comunicazione attraverso social network e non hanno paura di utilizzarla. Durante la “presidential run” (la campagna elettorale statunitense), Trump aveva un comizio a Tulsa, in Oklahoma, che fu un fallimento. Secondo diverse fonti, i responsabili furono proprio i ragazzi della Gen Z: users di TikTok e i K-pop fans. Si crede, infatti, che abbiano fatto acquistare in massa i biglietti per il comizio con l’intento di far fare sold out, facendo credere che ci sarebbe stata una enorme partecipazione. L’obiettivo fu centrato: pochissima gente partecipò e in generale è risultato uno dei comizi meno riusciti.

Alla Gen Z piace cambiare: cambiare brand, cambiare piattaforma social, cambiare look. Si fidano dell’e-commerce e degli acquisti tramite social, cercano recensioni prima di andare in un ristorante e prendono il tempo per lasciarne una, anche se negativa. Sono la generazione che passa meno tempo sui libri, cosa che inevitabilmente influisce sul loro linguaggio e la loro attenzione.

Un Gen Z se viene chiamato Millenial si offende. Sa parlare l’inglese che ha arricchito con le serie Netflix. Prendere l’aereo probabilmente gli è più comodo che prendere la macchina. Ha come minimo due account su Instagram, non usa Facebook e se lo usi ti prende in giro. Probabilmente non sa come si chiede un prestito alla banca, ma sa tutto sulla lotta al cambiamento climatico ed è un attivista per i diritti umani. Puoi contare su di loro se hai qualche problema con il telefono o qualsiasi cosa legata alla tecnologia.

Spero che questa piccola guida possa esservi stata utile o avervi strappato un sorriso.

In questi crazy times, vi auguro insieme a tutti i soci di Dixxit un buon nuovo anno!

Di Olimpia Ballardin

 

Fonti e ulteriori letture:

https://www.kasasa.com/articles/generations/gen-x-gen-y-gen-z

https://www.generationmover.com/category/baby-boomers/#:~:text=Chi%20sono%3F,milioni%20nel%20mondo%20del%20lavoro.&text=La%20parola%20chiave%20che%20li,%E2%80%9Cself%2Dmade%20man%E2%80%9C.

https://www.familysearch.org/blog/en/

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