Governi e social network: tra censura ed opposizione

Governi e social network: tra censura ed opposizione

La libertà di opinione destabilizza il mondo dei politici che impongono le loro decisioni nell’oscurare, evitare e limitare l’uso di alcuni social potenzialmente minacciosi.

E’ un dato di fatto: al giorno d’oggi i social network acquistano quotidianamente sempre più importanza, costituendo il mezzo di comunicazione più utilizzato in assoluto. Piattaforme che creano un collegamento globale, capace di raggiungere chiunque da qualsiasi parte del mondo. Si ricevono e si pubblicano informazioni, rimanendo comodamente nei nostri confort. Basta avere un cellulare, un tablet, un pc e il gioco è fatto.  Semplicemente andando nella sezione ricerche, in pochi secondi veniamo inondati da nuove notizie provenienti da tutto il mondo. 

Motivo di riflessione è il potere che hanno oggi i social. Bastano pochi attimi per far circolare delle notizie senza nessuna censura e impedimento da parte di organi di controllo superiori, al contrario di ciò che succede invece nella televisioni o nei giornali. In ogni caso, queste piattaforme sono molto altro. È come se fossero un “free space” in cui ognuno di noi può esprimere democraticamente la propria opinione e il proprio pensiero. Questo vale anche se troppo spesso accade che si superino i limiti del rispetto verso gli altri. Tuttavia, questo è un altro problema.

Ciò che però per noi è normalità, magari dall’altra parte del mondo, a volte non proprio così lontano da noi, è considerato proibito. Questo succede in alcuni paesi in particolare con regimi dittatoriali o governi  autoritari, poco democratici e che temono l’uso dei social, impedendone o limitandone il pieno utilizzo.

Il paese maggiormente restrittivo nell’utilizzo dei social è la Corea del Nord. Tutti i social sono vietati e in particolere i contenuti di tematiche politiche sono creati ad hoc dalla Korean Central News Agency (KCNA), che è l’unica fonte autorizzata dal governo a pubblicare notizie. In questa lista, poi, troviamo la Cina, con uno dei sistemi di censura web più avanzati del mondo: social network come Facebook, Twitter e Youtube sono bannati e i media politici sono strettamente limitati. 

Naturalmente, non finisce qui. Infatti, troviamo paesi come l’Iran, che nel 2009, dopo dei dibattiti politici sui social in seguito alle elezioni presidenziali, ha bloccato le principali piattaforme per la comunicazione. In Vietnam, invece, dal 2013 è in vigore una legge che vieta di pubblicare sui social contenuti su dibattiti politici. E ancora l’esercito indiano che vieta l’uso di tutte le app social, mentre negli Emirati Arabi le autorità controllano i social e in particolare l’uso che ne fanno gli attivisti. 

Gli esempi sarebbero tantissimi. Solo nell’ultimo anno tra Myanmar e Bielorussia abbiamo assistito a pesanti di misure di censura mediatica.

Purtroppo, un evento di ban simile si è rischiato anche in uno dei principali esponenti del mondo occidentale: gli Stati Uniti. In particolare, negli ultimi mesi dell’amministrazione americana a guida repubblicana, l’allora presidente Donald Trump ha cercato di bannare l’app cinese Tik Tok dagli USA. Naturalmente, come ben si sa, il ban è stato definitivamente revocato dalla nuova amministrazione americana targata Joe Biden.

Tuttavia, perché il Tycoon fece questa presa di posizione? I motivi forniti dall’ex amministrazione sono diversi, tra cui questioni di sicurezza informatica, legate all’origine cinese dell’applicazione. Non a caso, anche il neo Presidente democratico ha tenuto a chiarire, nonostante l’eliminazione delle restrizioni, che l’attenzione nei confronti delle attività cyber cinesi resterà alta.

Oltre alle questioni di sicurezza già citate, vi erano altri motivi.

Tik Tok è diventato in pochissimo tempo uno dei social più popolari e di tendenza, soprattutto tra i ragazzi, scalando tutte le vette. Se inizialmente era nato come un social frivolo e spensierato, fatto di balletti e musica allegra, sempre più spesso è stato usato in maniera più impegnata e intelligente da alcuni utenti. In particolare, alcuni utenti lo hanno usato per scopi politici, denunciando alcune situazioni alquanto sconvenienti per i capi di stato. 

Alcuni episodi tra l’estate e l’autunno 2020 hanno proprio visto protagonista l’ex presidente Trump. L’episodio più famoso fu comizio di Tulsa, appuntamento molto atteso dal Tycoon e da tutti i suoi sostenitori,. In particolare, era vista come un’occasione di rilancio dopo il calo di consensi avuto a seguito della scioccante morte di George Floyd.

 

Per prendere parte al comizio era necessario prenotare gratuitamente i biglietti online. Le richieste sono state oltre il milione, tanto che lo staff aveva previsto un altro appuntamento con il Presidente, viste le tante richieste. Ciò che pero non avrebbero mai potuto immaginare, è che dietro a tutto c’era un gruppo di tik tokers anti Trump. Questi giovani “influencer”  tra un video e una canzone, davano indicazione su come prenotare i biglietti per l’evento. Ovviamente, l’obiettivo era quello di non presentarsi. Così, il comizio si è rilevato un vero flop per il Presidente, con poche migliaia di sostenitori presenti all’evento.

Dunque, possiamo dedurre che il ban verso l’applicazione voluto dalla vecchia amministrazione fosse  rivolto più a fermare i propri oppositori interni che ipotetici attacchi cinesi. Un episodio grave e inquietante, specialmente se compiuto da una delle principali democrazie del mondo. 

Per rimanere in tema, un altro caso di denuncia politica ha fatto molto scalpore per la potenza mediatica mostrata. Tale episodio ha visto protagonista una giovane attivista americana, Feroza Aziz, che, fingendo un semplice tutorial di make up sempre su Tik Tok, ha denunciato le persecuzioni e le violenze subite dalle comunità musulmane degli Uiguri in Cina. La ragazza pochi giorni dopo è stata bloccata dalla stessa piattaforma social, ma il video ha avuto un impatto e una potenza comunicativa enorme, totalizzando più di due milioni di views in pochissimo tempo Un risultato importante, nonostante la censura.

Questi esempi rappresentano la vera forza dei social. Dove c’è la libertà democratica di espressione, il loro potenziale può arrivare a creare qualcosa di costruttivo quando vi è un giusto uso degli stessi. In alcuni casi, può addirittura destabilizzare uno status quo negativo, mettendo in difficoltà chi è sicuro di esercitare il suo potere  senza alcun tipo di impedimenti e ostacoli.

Certo, i social network non sono mondi perfetti e tanti sono gli aspetti negativi che devono essere risolti. Tuttavia, queste piattaforme rappresentano sempre uno spazio di condivisione e confronto che deve essere tutelato, per non rischiare di degenerare i strumenti favorevoli alle persone di potere.

 

di Giulia Scuderi

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