Darwin, le pazze avventure del padre dell’evoluzione

Darwin, le pazze avventure del padre dell’evoluzione

In occasione del Darwin Day, ecco una rassegna di aneddoti sul padre dell’evoluzione e della moderna scienza naturale per tutti i più curiosi. Infatti, questo personaggio noto ha avuto una vita molto movimentata e, si potrebbe dire, poco convenzionale.

Nel 1825, all’età di soli sedici anni, fu iscritto dal padre alla facoltà di medicina e chirurgia di Edimburgo. Tuttavia, si narra che, su due interventi chirurgici cui assistette, in entrambi i casi si sentì male. Probabilmente a causa di questo disgusto per la dissezione, abbandonò la scuola di medicina due anni più tardi. Il padre, deluso degli insuccessi negli studi del figlio e preoccupato per il suo futuro, lo indirizzò verso una carriera ecclesiastica, iscrivendolo nel 1828 nel Christ’s College dell’Università di Cambridge. Anche lì, tuttavia, il giovane Charles ebbe l’impressione di sprecare il suo tempo. Pare che disse addirittura di sentirsi “imbrancato in una folla di perdigiorno che comprendeva giovani corrotti e di dubbia moralità“. 

Quando Darwin era un giovane ventiduenne, l’Ammiragliato britannico aveva messo a punto una spedizione intorno al mondo, a bordo di una nave chiamata Beagle. L’imbarcazione era agli ordini del comandante Robert Fitzroy e, come naturalista di bordo, era già stato proposto il reverendo Leonard Jenyns, stimato entomologo. Tuttavia, quest’ultimo si era ritirato poco prima della partenza, ragion per cui venne proposto a Darwin di prendere il suo posto.

Proprio questo fu il viaggio grazie al quale lo scienziato raccolse una gran quantità di dati ed evidenze scientifiche per i suoi studi, portandolo infine alla teoria dell’evoluzione e della selezione naturale. Questa teoria sostiene che siano le specie che meglio si adattano all’ambiente ad avere la meglio sulle altre. Tutto ciò andava contro non solo al creazionismo, ma anche alla teoria del naturalista Lamarck. Per fare un esempio: per Lamarck le giraffe avevano il collo lungo a furia di sforzarsi per raggiungere gli alberi. Per Darwin le giraffe avevano il collo lungo perché quelle col collo più corto morivano, poiché, non potendo raggiungere i rami più alti, non riuscivano a cibarsi delle foglie e, di conseguenza, non riuscivano nemmeno a riprodursi.

Ecco un fatto curioso: Darwin non sapeva, in realtà, che una delle finalità del viaggio, nella mente di Fitzroy, era completamente opposta alla sua. Oltre all’obiettivo ufficiale di completare il rilevamento geografico di terre fino ad allora in parte inesplorate, il capitano si proponeva in realtà anche lo scopo di rinvenire prove scientifiche degli avvenimenti descritti nella Bibbia, con particolare riferimento alla Genesi.

Non tutti sanno che, oltre agli studi sull’evoluzione delle specie e sull’adattamento in natura, Darwin dedicò una particolare attenzione all’opera degli allevatori dell’Isola ed effettuò sulle loro procedure considerazioni fondamentali, che possono considerarsi la prima riflessione scientifica sul “miglioramento” degli animali allevati. Studiando l’opera degli allevatori del proprio paese, lo scienziato britannico compose la propria produzione più voluminosa: La variazione delle piante e degli animali in condizione di domesticità.

Siccome l’uomo, effettuando questa selezione, altera radicalmente i meccanismi naturali e produce esseri viventi dai caratteri spesso opposti a quelli che avrebbe conservato la selezione naturale, Darwin ritenne che questi studi sugli effetti della domesticazione fossero il complemento logico delle indagini sulla selezione naturale.

Come si è visto, lo scienziato aveva anche un rapporto complicato con la fede. Se da giovane sentiva propria la fede cristiana, lo stesso non poteva dirsi al raggiungimento dell’età adulta. Infatti, mentre nell’edizione originale dell’Origine della Specie del 1859 Darwin non menzionava il Creatore, nelle successive edizioni lo aggiunse come inciso nella penultima frase: “Nella vita, con le sue diverse forze, originariamente impresse dal Creatore in poche forme, o in una forma sola, vi è qualcosa di grandioso; e mentre il nostro Pianeta ha continuato a ruotare secondo l’immutabile legge di gravità, da un semplice inizio innumerevoli forme, bellissime e meravigliose, si sono evolute e continuano a evolversi“. Quando poi venne interrogato sull’uso del termine “creatore”, egli rispose: “Mi sono a lungo pentito di aver ceduto all’opinione pubblica, e di aver usato il termine pentateucale di creazione, con il quale intendevo in realtà dire “apparso” per qualche processo interamente ignoto”.

 

 

Purtroppo, nonostante Darwin fosse un personaggio di larghe vedute (era ad esempio contro la schiavitù), le sue teorie furono applicate anche ad ambiti politici-sociologici, dando luogo al cosiddetto “darwinismo sociale”, sostenuto ad esempio dal filosofo Spencer. L’idea è che si debba accettare anche nel mondo sociale il criterio secondo cui a sopravvivere sia il più forte. Per questo Spencer è considerato uno strenuo difensore del liberalismo più sfrenato. Egli arriva a dire che lo Stato non deve assolutamente intervenire con criteri di solidarietà o di agevolazioni, per non impedire che maturino le forme di selezione naturale funzionali alla sopravvivenza della società stessa.

Chiaramente questo non si deduce dalle osservazioni puramente scientifiche di Darwin, il quale rimane ad oggi uno dei personaggi più influenti del corso di tutta la storia umana.

di Giada Lagetti

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