Dalla Cornovaglia con imbarazzo: tra cooperazione e ipocrisia

Dalla Cornovaglia con imbarazzo: tra cooperazione e ipocrisia

Il G7 si è concluso e ha rilanciato l’intesa occidentale nei confronti della Cina. Tuttavia, la distanza tra le due sponde dell’Atlantico resta netta.

La cooperazione internazionale rappresenta un settore fondamentale per lo sviluppo globale e il suo rafforzamento. Tuttavia, se la cooperazione a livello non governativo funziona e svolge un ruolo primario, specialmente in ambito di diritti umani, lo stesso non si può dire per quella tra gli Stati. Diverse analisi hanno mostrato come la mancanza di dialogo tra i principali attori della comunità internazionale abbia favorito la diffusione del Covid-19. Eppure, dopo questi anni di pandemia, molti non sembrano aver compreso la lezione. Anzi, l’impressione è quella di voler iniziare una sorta di “Guerra semi-fredda” con Russia e Cina.

Infatti, l’atteggiamento è quello di voler procedere con un muro contro muro. Da una parte, l’Unione Europea nei suoi continui battibecchi con Mosca portati avanti senza una minima strategia. Dall’altra, gli Stati Uniti di Joe Biden che nei rapporti con Pechino sta seguendo fedelmente la strada segnata dall’amministrazione Trump. Washington nelle parole vorrebbe cercare un dialogo con il dragone cinese, ma nei fatti, come prevedibile, non è stato compiuto un passo in questa direzione.

Il problema maggiore è che il mondo occidentale vuol mostrare una compattezza che non c’è, senza fare i conti con le proprie contraddizioni. La dimostrazione di ciò sta nel vertice G7 della Cornovaglia appena conclusosi. Solidità di facciata, diversi imbarazzi nella sostanza.

Certo, l’obiettivo di Biden in questo summit era quello di riallacciare un rapporto forte con i partner europei. Missione non riuscita completamente. Gli strascichi lasciati dall’amministrazione Trump sono ancora lungi dall’essere risolti. Inoltre, il primo passo per riallacciare un rapporto tra Stati Uniti e UE attualmente è stato compiuto da Bruxelles, che ha revocato i dazi di risposta alle misure americane. La stessa cosa non è stata fatta da Biden, né è stata data alcuna garanzia in merito nel corso del summit britannico. 

Anche sul fronte del rapporto con Pechino le conclusioni non sono state unanimi. Sicuramente la questione dei diritti umani e i dubbi sulle origini della pandemia sono condivisi dalle potenze occidentali, ma diverso è l’approccio. Infatti, per quanto Pechino sia un avversario strategico di Bruxelles, l’atteggiamento europeo è quello di trovare nuove intese in ambito commerciale e climatico. Invece, Washington avrebbe voluto alzare il tono dello scontro e creare un fronte occidentale unico. 

Sempre dal punto di vista americano il piano di mettere all’angolo la Cina sembra pura utopia. Biden incontrerà a Ginevra il Presidente russo, Vladimir Putin. L’obiettivo americano di questo bilaterale è di scardinare l’alleanza tra Mosca e Pechino. Tuttavia, sembra difficile che Biden possa trarre grossi risultati su questo fronte dall’uomo che solo pochi mesi fa aveva definito come “assassino”. Inoltre, Putin difficilmente metterà in discussione l’asse strategico raggiunto con il dragone cinese.

Tornando sulle contraddizioni occidentali, in particolare europee, il G7 ha mostrato come i dissapori sulla Brexit siano tutt’altro che risolti. Durante il summit, il confronto tra i vertici europei e Boris Johnson non è stato certo idilliaco. In questi mesi diversi sono stati i dissapori fra Londra e le capitali europee, in particolare Parigi sulla questione della pesca. Tuttavia, a tener banco è sempre la questione doganale irlandese. Johnson pretende che l’Europa capisca che serve flessibilità sulla questione dei confini, dimenticando che tale accordo è stato firmato anche da lui.

In breve, il summit di Cornovaglia ha mostrato come manchi una linea comune tra le potenze occidentali. Unici punti di accordo sono stati il clima, con obiettivi minimi e di facciata, e la lotta alla pandemia. Tuttavia, di concreto c’è stato ben poco e troppi sono gli attriti che ancora permangono. Certo, il G7 doveva essere un primo passo per il rilancio delle relazioni atlantiche e così è stato. Tuttavia, sono passi timidi e portati avanti senza una strategia globale di fondo. In un mondo che sta ancora riprendendo dalla crisi sanitaria e dove c’è necessità di rafforzare la cooperazione tra i principali attori internazionali, queste contraddizioni sopite e la continua ricerca di uno scontro con le potenze orientali rischia di creare solo ulteriori ostacoli alla crescita globale.

 

di Gregory Marinucci.

 

Fonti e ulteriori approfondimenti:

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