Crisi di Governo, responsabili e irresponsabili alla prova del nove

Crisi di Governo, responsabili e irresponsabili alla prova del nove

La rappresentatività senza rappresentanza sarebbe “narcisismo sociale senza scopo”. Cosa ci ha insegnato questa irresponsabile crisi di governo in piena pandemia?

In questi giorni stavo ripercorrendo le riflessioni di Andrea Manzella sull’assemblea parlamentare nel volume “Elogio dell’Assemblea, tuttavia” pubblicato nel settembre scorso. In un passaggio, Manzella ci ricorda che senza la tecnica dialogica nel confronto sarebbe impossibile nella assemblea «quella fusione di “particelle di ragione” in cui risiede il valore della sua “verità” collettiva». Perché «se il fine dell’assemblea è l’unità, questo risultato può essere raggiunto infatti solo con un dialogo paritario tra i suoi componenti: senza di esso, ciascuna parte rimarrebbe nel buio della sua “verità”».

Mentre mi soffermavo su queste righe, non potevo non domandarmi quale “verità” fosse maturata dai dibattiti parlamentari di lunedì e martedì scorso, relativi alla fiducia al Governo Conte dopo la scelta del gruppo politico “Italia Viva” di ritirare le sue ministre dalla compagine di governo, aprendo di fatto una crisi politica. Una mossa che è stata definita a più riprese (e – direi – a ragione) “irresponsabile”, in particolar modo in un momento delicato per l’Italia, con la pandemia da Covid-19 in corso, la campagna vaccinale da seguire e con il Recovery Plan da approvare. Tuttavia, le argomentazioni a sostegno di questa scelta, sviscerate anche a Montecitorio e a Palazzo Madama, poco hanno chiarito il perché dei modi e dei tempi di un vulnus tra Iv e Palazzo Chigi che era nell’aria da qualche tempo e che è stato portato agli estremi, causando una crisi politica così destabilizzante non solo per l’Italia, considerate le preoccupate attenzioni dell’Unione Europea.

Dal Mes al ponte sullo Stretto, dai servizi segreti ai banchi a rotelle, dalla governance per il Recovery alla liberazione dei pescatori in Libia, da Trump ad un presunto vulnus democratico. Tutte cose che venivano sparate giorno dopo giorno per provare a giustificare una crisi di governo che con questi “alibi” resta inspiegabile. Anzi, che sia stata una “manovra politica non per il bene del Paese ma per gli interessi del proprio partito” – come ha sintetizzato efficacemente il direttore del settimanale liberale tedesco DieZeit Giovanni Di Lorenzo – mi pare sia stato chiaro ai più. Anche oltre i confini nazionali, dove ad esempio il Financial Times titolava ‘Demolition man’ Renzi roils Rome.

Non è semplice, tuttavia, cercare di capire quali possano essere gli interessi di chi una forza politica nata nei palazzi e data nei sondaggi intorno al 2% pensa di rappresentare. Se è vero che, per tornare a citare Manzella, «senza rappresentatività, cioè senza corrispondenza con la base sociale, non vi può essere rappresentanza. Senza di questa, la rappresentatività sarebbe narcisismo sociale senza scopo».

Per questo ho provato a trovare (senza successo) delle ragioni più solide nella lettera di dimissioni firmata dalle ex ministre Bellanova e Bonetti e dall’ex sottosegretario Scalfarotto. Nella stessa vengono addotti motivi di metodo, di merito e quelli collegati al Recovery. In merito a questi ultimi, nonostante vengano riconosciuti degli interventi migliorativi del Recovery Plan rispetto alla prima bozza presentata ad inizio dicembre in Consiglio dei Ministri, si segnalano altri temi “rimasti aperti”, come l’impianto di stampo giustizialista sulla giustizia e “la vaghezza di alcuni interventi” come in tema di cybersicurezza e riforma della PA. Poi spunta, immancabile, il Mes, seppure anche il Ministro dell’Economia Gualtieri avesse spiegato “che lo strumento del fondo Salva Stati non ha nulla a che vedere con il programma Next Generation EU e che, in ogni caso, anche se si decidesse di attivare il Mes, non nell’ambito del Recovery ovviamente, non avremmo a disposizione risorse per investimenti aggiuntivi rispetto a quelli già programmati perché altrimenti avremmo un deficit che aumenterebbe in modo corrispondente”.

Per quanto riguarda il merito, invece, l’accusa principale al Governo Conte II è di immobilismo: «questo Governo deve affrontare un’emergenza drammatica, legata alla pandemia. Ma non può essere soltanto l’emergenza a tenere in piedi il Governo: devono essere le scelte, gli atti, le riforme, i provvedimenti». Certo, ma chi può non condividere il fatto che un Governo (nelle intenzioni) di legislatura non possa essere “tenuto in piedi” solo dalla necessità di far fronte all’emergenza legata alla pandemia da Covid-19? Non è però neanche difficile immaginare che, oltre alle difficoltà legate alla pandemia, non sia così semplice affrontare in tempi rapidi tutti gli altri dossier “quando il terreno è disseminato continuamente di mine difficilmente superabili”, quando non si perde occasione nel dibattito pubblico per alzare l’asticella dello scontro politico, quando si passa dalla richiesta di un confronto alla pretesa, in una specie di ricatto, di dettare l’agenda.

Quanto alle censure di metodo, mi pare singolare che dopo aver motivato la nascita del Governo Conte II per evitare la deriva verso i “pieni poteri”Abbiamo voluto questo Governo convinti che fosse necessario per evitare la deriva verso i “pieni poteri” che un importante esponente del precedente Esecutivo aveva richiesto per sé stesso»), si provochi una crisi di governo per un presunto vulnus democratico, aprendo di fatto alla possibilità che si materializzino nuovamente quei pericoli che si volevano evitare nell’agosto 2019.

Normalmente, infatti, se ci sono divergenze di vedute si cerca di trovare soluzioni e punti di caduta nei confronti parlamentari e governativi a questo preposti. Perché se si pensa che “per gli interessi degli italiani” le cose andrebbero fatte diversamente, una forza di maggioranza avrebbe più coerenza – e se vogliamo convenienza – nel dare il proprio apporto nel seno della squadra di Governo, piuttosto che farla cadere e guardare dalla finestra.

È vero, alla fine il Governo Conte II ha retto alla prova della fiducia, la settimana scorsa, anche senza i voti favorevoli del drappello di renziani. Al Senato non è stata raggiunta la maggioranza assoluta di 161, ma il Governo è rimasto in piedi anche per l’astensione di Iv. Intanto è già partita la ricerca dei “responsabili” che possano sostituire i renziani e consolidare questa maggioranza parlamentare nelle commissioni e in Aula, in entrambi i rami del Parlamento. Ma l’ei fu rottamatore che nel 2017 tuonava contro “i piccoli partiti che mettono i veti” deve realizzare di non essere in un consiglio comunale, dove spesso si realizzano gli scenari tipo “appoggio esterno”: il Governo italiano, in questo periodo delicato della storia del Paese, non può vivacchiare provvedimento per provvedimento, grazie all’appoggio esterno di alcuni che ritenendosi liberi dal c.d. vincolo di maggioranza pensano di guadagnare qualche “zero virgola” nei sondaggi comportandosi alla maniera dell’opposizione.

Tuttavia, l’operazione responsabili si è rivelata più complessa del previsto e il voto inizialmente previsto per domani sulla relazione annuale del Guardasigilli sullo stato della giustizia ha accelerato la formalizzazione della crisi politica aperta due settimane fa. Dopo il Consiglio dei Ministri di questa mattina, infatti, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è salito al Colle per consegnare le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato. Così verrà dato il via a tutta la fase delle consultazioni (che si svolgeranno da domani pomeriggio): una fase che si voleva cercare di evitare in piena pandemia, visti gli esiti ed i tempi non scontati. Una crisi pilotata che porti ad un Governo Conte III sostenuto dai “responsabili” organizzati in un nuovo gruppo parlamentare? È uno degli scenari possibili. Forse è la strada che alla fine si percorrerà, anche se si parla pure di inedite “maggioranze Ursula” con (quasi) tutti dentro. L’alternativa, inevitabile, sembra essere il voto anticipato. Anche se, come è ovvio, si farà tutto il possibile per evitarlo.

Un Governo Conte III con Iv nuovamente in maggioranza? Tutti i dialoghi e i confronti sono possibili “per le tradizionali forme della liturgia democratica”. L’importante, tuttavia, è che non si faccia finta di niente e che chi gioca con la politica come si fa nel poker non abbia nuovamente la possibilità di destabilizzare i destini di un Paese. Visto che, come è stato anche dichiarato pubblicamente, non sembrava esserci un problema di poltrone. Ma se è vero che c’è chi gongola per il fatto che “solo chi ha aperto la crisi può chiuderla”, spiace constatare che per la Politica c’è ancora tanta strada da fare. Se, nonostante la pandemia e tutte le difficoltà che conosciamo, c’è ancora chi pensa di mettere sotto scacco il Paese, in preda ad un eccesso di protagonismo in un quadro di durevole fragilità del sistema politico-partitico. Se la credibilità anche e soprattutto nei consessi europei ed internazionali che il nostro Paese ha faticosamente riacquistato possa essere messa in discussione dai capricci di pochi, nell’anno in cui l’Italia presiede il G20 e organizzerà, in collaborazione con la Gran Bretagna (altro Paese che vive un periodo particolare anche in conseguenza della Brexit) la conferenza sul clima COP26.

Adesso la palla passa nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma i giocatori in campo sono i partiti. All’esito di questa crisi politica, dunque, tireremo le somme. Responsabili o irresponsabili? “Qui si parrà la tua nobilitate” direbbe il Sommo Poeta.

di Giuseppe Grieco

 

Fonti e ulteriori letture:

  • Manzella A., Elogio dell’Assemblea, tuttavia, Mucchi editore, Modena, settembre 2020
  • Crisi di governo, Conte accetta le dimissioni delle ministre di Iv. “Danno al Paese” in Sky Tg24, 13 gennaio 2021
  • Crisi, la diretta – Il Cdm approva il Recovery plan senza i voti d’Italia viva. Renzi: “Senza il Mes ci asteniamo. Via le ministre? Decidiamo oggi”. Palazzo Chigi: “Se si sfilano basta governi con loro” in ilfattoquotidiano.it, 13 gennaio 2021
  • Crisi di governo, per i giornali stranieri Matteo Renzi è “demolition man” in larepubblica.it, 14 gennaio 2021
  • FT: “Renzi Demolition Man mette sotto sopra l’Italia”. La crisi di governo sui siti stranieri in huffingtonpost.it, 14 gennaio 2021
  • La lettera di Teresa Bellanova, Elena Bonetti e Ivan Scalfarotto al Presidente del Consiglio, consultabile su italiaviva.it
  • Lucarelli S., “Bellanova-Bonetti: la profonda dignità delle statue di sale”, in Il Fatto Quotidiano, 15 gennaio 2021
  • Revelli M., Renzi, ovvero la fenomenologia del demolition man”, in ilmanifesto.it, 16 gennaio 2021
  • Lerner G., “Italia in pericolo, io a Roma per votare la fiducia a Conte” – intervista a Liliana Segre, in Il Fatto Quotidiano, 18 gennaio 2021
  • Zunini R., “In Germania non ci si capacita della crisi italiana: Renzi ha pensato a sé non al Paese” – intervista a Giovanni Di Lorenzo, in Il Fatto Quotidiano, 19 gennaio 2021
  • Barbacetto G., “Chi rimpiange i Servizi del passato: 30 anni di traffici, scandali, reati”, in Il Fatto Quotidiano, 19 gennaio 2021
  • Curreri S., “Si scioglierà il gruppo parlamentare Italia Viva – P.S.I. al Senato?”, in lacostituzione.info, 20 gennaio 2021
  • Consiglio dei ministri, Benassi sottosegretario con delega ai Servizi, in ilsole24ore.com, 21 gennaio 2021
  • Massaro B., “Gli ultimi sondaggi: le intenzioni di voto”, in panorama.it, 23 gennaio 2021
  • Colombo E. M., “Macchine indietro tutta!”. Sull’orlo del baratro della crisi, Pd e Iv si lanciano segnali, in ettorecolombo.com, 25 gennaio 2021
  • Vitale G., Voto a rischio in aula il Pd spinge il premier: meglio provare il ter”, in La Repubblica, 25 gennaio 2021
  • Tito C., Conte, dimissioni sul tavolo E tratta con i centristi per puntare al reincarico”, in La Repubblica, 25 gennaio 2021
  • Lopapa C., Centrodestra diviso Un nuovo governo può spaccare FI”, in La Repubblica, 25 gennaio 2021
  • Verderami F., “Le dimissioni poi l’appello ai partiti. La via di Conte per il governo ter”, in Corriere della Sera, 25 gennaio 2021
  • Fubini F., “Le ragioni nascoste (e i conti) della crisi”, in Corriere della Sera, 25 gennaio 2021
  • Colombo E. M., “La mossa del gambero è un’idea ma perdente. Conte oggi si dimette”, in ettorecolombo.com, 26 gennaio 2021
  • Dimissioni Conte, la diretta: il premier ringrazia i ministri in Cdm. Poi sale al Quirinale da Mattarella. Pd, M5s e Leu: “Sostegno al presidente”, in ilfattoquotidiano.it, 26 gennaio 2021
  • Tito C., “Parte la scommessa sul ter, ma gli ostacoli crescono. Un altro premier è possibile”, in La Repubblica, 26 gennaio 2021
  • Sorgi M., “Il bivio più difficile del Cav l’ingresso in maggioranza o la corsa per il Quirinale”, in La Stampa, 26 gennaio 2021
  • Nigro L., Prodi: “No alle elezioni. La priorità è un governo per fare il Recovery” – intervista, in La Repubblica, 26 gennaio 2021
  • Picariello A., “Conte al capolinea, oggi si dimette”, in Avvenire, 26 gennaio 2021
  • Palmerini L., “Il pallino della crisi passa a Mattarella: servono numeri certi”, in Il Sole 24 Ore, 26 gennaio 2021
  • Meli M. T., “Avanti con il premier” E il Pd (dopo le divisioni) non chiude all’ex leader, in Corriere della Sera, 26 gennaio 2021
  • Ciriaco T., Guerini “Un nuovo patto aperto anche a Italia Viva ma Conte deve restare” – intervista, in La Repubblica, 26 gennaio 2021
  • Franco M., Non basta più sopravvivere, in Corriere della Sera, 26 gennaio 2021
  • Folli S., La crisi è a Roma ma pesa in Europa, in La Repubblica, 26 gennaio 2021
  • Conti M., Scoglio Renzi, se salta tutto ipotesi Cartabia o Patuanelli, in Il Messaggero, 26 gennaio 2021
  • D’Alimonte R., L’ipoteca della legge elettorale, in Il Sole 24 Ore, 26 gennaio 2021

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