Covid-19, 365 e più giorni dall’inizio di tutto

Covid-19, 365 e più giorni dall’inizio di tutto

Brevi valutazioni dopo questo anno di pandemia da Covid-19: sarà ancora lunga. Già un anno. Quando il 30.01.2020 fu dichiarata l’epidemia internazionale, e furono fermati i voli dalla Cina, pensavamo che saremmo stati risparmiati. Quando il 21.02.2020 fu identificato il primo caso in Italia, eravamo certi che sarebbe stata una cosa seria sì, ma controllata. Quando il 28.02.2020 fu dichiarata la Pandemia Mondiale alcuni non ne erano più tanto certi.

Da quel punto in poi è stato un susseguirsi di eventi, dopo la chiusura delle scuole il 04.03, della Lombardia il 07.03 e il “lockdown” all’italiana partito il 07.03, abbiamo iniziato a perdere il filo. Il 2020 è l’anno del Covid, argomento trattato in tutte le salse, salotti, tg, approfondimenti. Quasi non se ne può più, ma un bilancio andrà pur tirato a 365 e più lunghi giorni dall’inizio di tutto?

Sulla base dei dati che riporta l’AGI possiamo stilare una “classifica oggettiva” in cui il virus SARS-CoV-2 si colloca immediatamente dopo la Spagnola in quanto a contagiosità e mortalità. Provocata dal virus H1N1, l’influenza spagnola si diffuse principalmente dal 1918 al 1919 e colpì tutti i continenti: anche se più lenta rispetto ad oggi, la globalizzazione era già all’opera, come si legge nell’efficace descrizione di Atlante, blog della Treccani.

Ovviamente paragonare le due pandemie è impossibile, i tempi sono troppo diversi tra loro. Oltretutto durante “la Spagnola”, all’inizio almeno, era anche in corso la Prima guerra mondiale: il ritorno delle truppe in patria favorì il contagio. E poi un altro aspetto differente riguarda le misure per farvi fronte: non si chiusero i confini né si confinarono le persone (si delegò ai prefetti e similari le chiusure) per non affossare l’economia già provata dalla guerra.

Occorrerebbe anche un’analisi su decreti, aiuti e effettività delle misure. Mi dolgo di non averne le competenze. Una cosa è certa, guardandoci intorno vediamo i nostri paesi fratelli, la “Vecchia Europa”, agire più o meno in maniera concorde: usare misure di restrizione al movimento e alle aperture di attività e servizi in presenza per evitare i contagi. Chi più, chi meno, chi meglio, chi peggio, la strategia è stata questa. Quello che ha fatto la differenza è stata la tempestività di applicazione e la reattività del sistema paese per assicurare effettività alle misure deliberate.

Siamo stati fortunati, ma non saggi. In questo anno abbiamo visto l’Italia migliore e l’Italia peggiore, ma non siamo riusciti a ricompattarci come popolo. Abbiamo visto, a livello politico, i soliti noti dire tutto e il contrario di tutto, alcuni hanno anche fatto saltare il banco per gioco. Abbiamo visto i nuovi, gli ignoti, prendere in mano la gatta da pelare e dare un proprio taglio di azione, a livello domestico e europeo. Con tutti gli errori e le mancanze, va come minimo riconosciuta la capacità di adattamento di un esecutivo che pareva nato per sbaglio e raffazzonato.

Molte categorie hanno sofferto e soffriranno. Una sola merita la nostra sincera attenzione, quella che più di tutte, da sempre viene sacrificata: la cultura. Teatri, cinema, il mondo dello spettacolo e tutto ciò che gli sta intorno hanno visto annullare quasi totalmente le loro possibilità di lavoro (e quindi sopravvivenza per molti) per un anno. La scuola è stata chiusa a lungo, a mio avviso non abbastanza, ma questa è un’altra storia che potete leggere qui.

Alcuni spazientiti saranno arrivati a chiedersi: ok, quindi? Dove vogliamo arrivare? Per quanto mi riguarda voglio arrivare a sottolineare che con poche settimane in più di chiusure in primavera, la situazione sarebbe stata più gestibile, e che sarebbe stato molto utile agire per tempo e fermare tutti anche da novembre a gennaio, per allentare seriamente la tensione sul Sistema Sanitario Nazionale, arginare la diffusione delle varianti e dare modo alla campagna vaccinale di partire in maniera massiccia.

Occasioni perse. Ad oggi, nel mentre l’Italia ha superato i 100mila morti da inizio pandemia, con il numero di vaccini che sale sempre di più e con un altalenante livello di rischio delle regioni che ha stancato un po’ tutti, una soluzione potrebbe essere chiudere tutto tranne i processi produttivi per un “lockdown” mirato e finalizzato a una vaccinazione di massa (marzo/aprile, massimo metà maggio), a patto che ci sia effettivamente la capacità organizzativa per un’operazione del genere.

Mi aspetterei in questo scenario, con un anno di esperienza alle spalle, che i sistemi di aiuti economici di Stato siano più efficienti dell’anno scorso (per quanto sia stato fatto tanto e in fretta rispetto ai nostri standard).

Tendenzialmente le discussioni su questo tema si scaldano subito. Capita spesso che la situazione tenda a polarizzarsi perché, spesso, le parole pronunciate celano un dolore e una difficoltà personale difficilmente esprimibile. È stato un anno difficile, ma dobbiamo fare lo sforzo di dirci la verità che un po’ non abbiamo voluto sentire l’anno scorso: sarà ancora lunga. Nel frattempo, affidiamoci a ricercatori, medici e infermieri.

di Iacopo Santi

 

Fonti e ulteriori letture:

  • Un anno di Covid, il confronto dei numeri con le altre pandemie, in agi.it, 22 dicembre 2020
  • Storie virali. L’influenza spagnola, in treccani.it
  • Scuola: DAD o in presenza? Questo è il dilemma, in dixxit.eu, 20 febbraio 2021.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.