Cittadinanza italiana a Patrick Zaki, tra diritti umani e realpolitik

Cittadinanza italiana a Patrick Zaki, tra diritti umani e realpolitik

Nei giorni scorsi si è parlato tanto dell’ordine del giorno votato dal Senato della Repubblica il 14 marzo che, in merito alla vicenda di Patrick Zaki, impegna in particolare il Governo «ad avviare tempestivamente mediante le competenti istituzioni le necessarie verifiche al fine di conferire a Patrick George Zaki la cittadinanza italiana ai sensi del comma 2, dell’articolo 9, della citata legge n. 91 del 1992». Ovviamente, l’ordine del giorno in parola, risultante dalla sintesi di due mozioni a prima firma Verducci (Pd) e Montevecchi (M5s) poi ritirate, contiene anche altri indirizzi all’Esecutivo presieduto da Mario Draghi, che pure ha dato parere favorevole per il tramite della viceministra agli Affari esteri e alla cooperazione internazionale Marina Sereni.

Come si legge nel testo votato dalla maggioranza parlamentare a Palazzo Madama (con l’astensione di FdI e di pochi altri), infatti, l’ordine del giorno impegna il Governo anche «ad intraprendere tempestivamente ogni ulteriore iniziativa presso le autorità egiziane per sollecitare l’immediata liberazione di Patrick Zaki, valutando la possibilità dell’utilizzo degli strumenti previsti dalla convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984; a continuare a monitorare, con la presenza in aula della rappresentanza diplomatica italiana al Cairo, lo svolgimento delle udienze processuali a carico di Zaki e le sue condizioni di detenzione; ad attivarsi, a livello UE, per sollecitare istituzioni e Stati membri affinché richiedano all’Egitto, e agli altri Paesi in cui persistono diffuse violazioni dei diritti umani, miglioramenti concreti su questo tema e si adoperino altresì per effettuare un monitoraggio rafforzato sulle questioni più critiche in materia nel Paese; a farsi portatore attivo della cultura del rispetto e della promozione dei diritti umani nel quadro delle discussioni in ambito G7, con particolare riguardo ai casi di repressione nei confronti degli attivisti politici e dei difensori dei diritti umani».

Ma è chiaro che è stata la questione della cittadinanza a tenere banco nell’opinione pubblica, anche a seguito di una (probabilmente poco meditata) uscita del Premier Draghi, che in una conferenza stampa ha parlato di “un’iniziativa parlamentare in cui il governo al momento non è coinvolto”. Certamente anche la posizione della senatrice a vita Liliana Segre, sempre in prima fila quando si parla di libertà, nonché firmataria della mozione Verducci e del risultante ordine del giorno, ha contribuito ad un interesse importante degli organi di stampa. Ma sulle parole del Presidente del Consiglio dei Ministri si è levato nei giorni scorsi il disappunto di Amnesty International Italia e di diversi parlamentari. Anche se, stando alle parole del sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, nella giornata di ieri il Governo ha cominciato a verificare le condizioni per il riconoscimento della cittadinanza italiana a Patrick Zaki.

Il Governo, infatti, non soltanto è stato coinvolto a pieno titolo quando ha espresso parere favorevole all’atto di indirizzo in parola (pur potendo accogliere l’ordine del giorno soltanto come “raccomandazione”), ma sarà necessariamente coinvolto nel caso dell’eventuale conferimento della cittadinanza italiana a Patrick Zaki. Sul punto, del resto, la legge prevede che il Presidente della Repubblica possa concedere la cittadinanza italiana “allo straniero quando questi abbia reso eminenti servizi all’Italia, ovvero quando ricorra un eccezionale interesse dello Stato”, sentito il Consiglio di Stato e comunque a seguito di una deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno di concerto con il Ministro degli esteri.

È chiaro però che il documento approvato a Palazzo Madama la settimana scorsa vuole “dimostrare che per l’Italia lo Stato di diritto è una frontiera irrinunciabile, non derogabile” (Verducci): è “un atto dall’alto valore simbolico” (Montevecchi), ma anche “un chiaro segnale alle autorità egiziane, un modo per attribuire più forza alle nostre istituzioni nella pretesa di rilascio di Zaki e nella richiesta di verità sul caso Regeni” (Gravini). In sostanza, “non è semplicemente un atto di indirizzo, ma l’espressione del Parlamento italiano che chiede la cittadinanza italiana per un ragazzo che è stato imprigionato, torturato e ingiustamente detenuto, che non può avere diritto a un processo e che non ha contatti con il resto del mondo” (Laforgia).

Tra l’altro, a sostegno della richiesta di liberazione dello studente egiziano dell’Università di Bologna – che dal 7 febbraio 2020 è sottoposto ad una detenzione preventiva in Egitto con accuse che vanno dalla propaganda sovversiva al terrorismo, solo per alcuni post su Facebook, che la sua difesa sostiene essere falsi – vi è stata una mobilitazione importante dal mondo delle università e delle istituzioni, anche considerando che più di mille Comuni italiani hanno votato per la cittadinanza onoraria a Patrick Zaki.

Inoltre, non è passato molto tempo dal 18 dicembre 2020, quando il Parlamento europeo ha approvato una proposta di risoluzione comune sulle violazioni dei diritti umani in Egitto che cita espressamente Regeni e Zaki e chiede un’indagine indipendente nel Paese nordafricano. Mentre l’11 marzo scorso anche il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha espresso la profonda preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Egitto, dopo che 31 Paesi (tra cui l’Italia) hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta.

Lo ha ricordato anche la viceministra Sereni, tracciando quello che è stato l’impegno del Governo italiano in questi anni. «Sebbene le relazioni con Il Cairo restino fortemente compromesse dalla drammatica vicenda del nostro connazionale Regeni e perciò depotenziate fintanto che non sarà fatta piena verità su questo caso, l’Egitto rimane un Paese cruciale su dossier come la stabilizzazione della Libia, il Mediterraneo Orientale, la collaborazione nella lotta al terrorismo e ai traffici illeciti, la gestione dei flussi migratori, come è stato qui ricordato sia dal senatore Casini che dal senatore Ferrara. Ma sui valori non si arretra» ha specificato la viceministra agli Affari esteri, la quale, in merito all’ordine del giorno ed in particolare alla richiesta di attribuzione della cittadinanza italiana a Zaki, ha aggiunto che «si riconosce la portata ideale, simbolica e umanitaria del possibile gesto, al pari delle altre numerose iniziative susseguitesi in questi mesi da parte di enti locali, ONG e associazioni, a testimonianza della sensibilità della società civile italiana su questi temi; una sensibilità in cui l’azione del Governo si rispecchia e di cui si avvale al fine di ribadire la propria fermezza in materia di diritti umani in ogni foro bilaterale e multilaterale».

Sebbene, come ha specificato la stessa Sereni, non sono da trascurare le circostanze di contesto in cui l’eventuale riconoscimento della cittadinanza italiana a Zaki andrebbe ad inserirsi: «l’attribuzione della cittadinanza italiana a Zaki si configurerebbe, in definitiva, quale misura simbolica, priva di effetti pratici a tutela dell’interessato. Anche alla luce del diritto e dei principi internazionali, l’Italia incontrerebbe, infatti, notevoli difficoltà a fornire protezione consolare al giovane, essendo egli anche cittadino egiziano, poiché prevarrebbe la cittadinanza originaria, principio applicato peraltro dall’Egitto in maniera particolarmente stringente. Ancor più importante è addirittura il rischio, da valutare, di effetti negativi sull’obiettivo che più ci sta a cuore: ottenere il rilascio di Patrick. In questo senso, la concessione della cittadinanza potrebbe – dico “potrebbe”, per questo chiediamo e accettiamo l’idea di una verifica – addirittura rivelarsi controproducente ed è responsabilità di tutti noi fare una riflessione su questo».

Tale aspetto è stato poi ripreso dal senatore Balboni di Fratelli d’Italia nell’esprimere il timore che il conferimento della cittadinanza italiana a Patrick Zaki quando quest’ultimo è ancora detenuto in Egitto possa rappresentare “un atto di provocazione nei confronti dell’Egitto che potrebbe avere l’effetto di irrigidire le autorità egiziane anziché di favorirne la liberazione. Lo Stato egiziano, leggendo la nostra legge, si potrebbe chiedere quali sono gli eminenti servizi che Patrick ha svolto a favore dello Stato italiano. Potremmo addirittura ottenere il paradossale risultato di confermare l’Egitto e l’autorità giudiziaria egiziana nei loro sospetti”.

Certamente bisognerà fare tutte le verifiche del caso, ma è chiaro che l’impegno del Governo all’eventuale conferimento della cittadinanza italiana non esclude altre azioni, come l’utilizzo degli strumenti previsti dalla Convenzione ONU contro la Tortura, il che pure viene indicato nell’ordine del giorno. Del resto, a scanso di equivoci, il senatore Casini ha sottolineato che proprio nella consapevolezza del ruolo che ha l’Egitto nel Mediterraneo “richiamiamo le autorità egiziane a un rispetto dei diritti dell’uomo, perché non è in nessun modo possibile macchiare tutti gli elementi di positività, che noi vediamo in questo Paese, con un comportamento che è del tutto intollerabile”. Gli ha fatto eco il senatore Ferrara: «L’Egitto, come diceva anche il senatore Casini, ha un ruolo geopolitico di fondamentale importanza sul piano internazionale e ancor di più locale, ma nessun ruolo politico ed economico potrà mai giustificare certi metodi medioevali. La storia ci ha donato strumenti internazionali per assicurare che alcune linee non venissero mai superate e per assicurare che ogni essere umano potesse vivere una vita degna di essere chiamata tale. È il caso della Convenzione contro la tortura adottata dalle Nazioni Unite nel 1984. L’Egitto è parte della Convenzione dal 1986, tuttavia sembrerebbe non osservarne i principi fondanti».

Mentre è stato il senatore Sandro Ruotolo (Misto) a porre il nocciolo della questione: «Come possiamo coniugare i nostri interessi strategici, i rapporti diplomatici e di cooperazione con l’Egitto di al-Sisi, responsabile dell’omicidio di Giulio Regeni e della detenzione illegale di Patrick Zaki. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ci dà una risposta quando definisce il presidente turco Erdoğan un dittatore. Si deve essere franchi – ha detto il presidente Draghi – nell’esprimere le proprie diversità di vedute, di opinioni e di visioni della società e si deve essere anche pronti a cooperare per assicurare gli interessi del proprio Paese. Bisogna trovare l’equilibrio giusto. Vi chiedo e mi chiedo quale sia l’equilibrio giusto con l’Egitto che tiene in carcere illegalmente Patrick Zaki e che è responsabile dell’omicidio di Giulio Regeni».

Per cui, per riprendere le parole del sen. Laforgia (Leu), “dove finisce la realpolitik e dove inizia la sacrosanta richiesta, che mi pare tutti stiamo formulando, del rispetto dei diritti umani?”

di Giuseppe Grieco

Fonti e ulteriori letture:

  • Senato della Repubblica, resoconto stenografico della 315° seduta pubblica, mercoledì 14 aprile
  • Risoluzione del Parlamento europeo del 18 dicembre 2020 sul deterioramento della situazione dei diritti umani in Egitto, segnatamente il caso degli attivisti dell’organizzazione Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR),
  • Riccardo Noury, Cittadinanza a Patrick Zaki: il Senato ha battuto un colpo, ora il governo smetta con l’incoerenza, in ilfattoquotidiano.it
  • Senato, ok alla cittadinanza italiana a Patrick Zaki. Segre in Aula: qui per un innocente in prigione, ilsole24ore.com
  • Zaki, Draghi sulla cittadinanza: “Un’iniziativa parlamentare, il governo non è coinvolto”. La protesta di Amnesty e di diversi parlamentari, in ilfattoquotidiano.it
  • Cittadinanza a Zaky, Draghi: “È un’iniziativa del Parlamento”. Amnesty: “Brutto segnale”. Anche Pd e M5S protestano, in it
  • Zaki: Della Vedova, da oggi verifiche per la cittadinanza, in ansa.it
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