Breve storia dell’europeo di calcio- prima parte

Breve storia dell’europeo di calcio- prima parte

Un rapido ripasso degli avvenimenti e delle curiosità del torneo per Nazioni per eccellenza del Vecchio Mondo.

Dopo cinque lunghissimi anni i tifosi della Nazionale italiana di calcio potranno finalmente tornare a seguire gli Azzurri in uno dei tornei estivi di maggior successo. Questo lasso di tempo rappresenta la pausa più lunga dalle competizioni nella storia recente dell’Italia: un Paese che fa della frase “il calcio è la cosa più importante fra le cose meno importanti”, come insegnava Arrigo Sacchi, il suo credo. Infatti, successivamente alla mancata qualificazione ai Campionati Mondiali in Russia del 2018, la pandemia di Covid-19 ha fatto slittare di un anno l’intero torneo di Euro 2020.

La denominazione rimane sempre quella ma le partite inizieranno l’11 giugno 2021, con il primo match giocato proprio dagli Azzurri, impegnati a Roma contro la Turchia. L’Italia giocherà tutte le partite del suo raggruppamento, quindi anche gli incontri contro Svizzera e Galles, nella sede romana, ma l’intero torneo si svolgerà in undici diverse città europee. Inizialmente le città scelte erano tredici, poi il nuovo stadio a Bruxelles non ha soddisfatto i criteri della UEFA e la scelta di Dublino è stata abolita in seguito alla pandemia. Per la prima volta il torneo sarà davvero paneuropeo, per celebrare il sessantennale della sua fondazione.

Dunque, è il caso di ripercorrere velocemente la storia di questa affascinante competizione, dando uno sguardo a eventi e aneddoti legati alla stessa.

La Coppa Henri Delaunay venne messa in palio per la prima volta nel 1960 in Francia, patria del fondatore della competizione cui il trofeo è stato dedicato. Una creatura che Delaunay, già arbitro, primo segretario generale della FFF (Federation Francaise de Football, la federazione calcistica transalpina), membro della FIFA e, infine, primo segretario generale della UEFA, non poté mai vedere, dato che venne a mancare nel 1955. La sua idea si rifaceva ovviamente a quella della Coppa del Mondo FIFA, ma contemporaneamente prendeva spunto dalla Coppa Internazionale, un trofeo per Nazioni giocato in più anni, che si disputò dal 1927 al 1960 fra alcuni Paesi dell’Europa Centrale, dall’Italia (che vinse per due volte negli anni Trenta) e, solo per l’ultima edizione, anche dalla Jugoslavia.

Il 6 luglio 1960 si svolse quindi la prima partita ufficiale di un torneo, il quale però era realmente iniziato il 5 aprile 1959 con la partita Irlanda-Cecoslovacchia. Infatti, per le prime edizioni dell’Europeo, la formula era quella di una competizione in cui le migliori si sarebbero affrontate in una specie di Final Four a scontro diretto, anticipate da partite di qualificazione andata e ritorno. Tali incontri avrebbero infine decretato le semifinaliste, cioè le partecipanti al torneo vero e proprio, con quattro partite finali, inclusa una valevole per il terzo e quarto posto, definita nel gergo comune la “finalina”, che verrà poi abolita nel 1984. Tuttavia, molte furono le Nazionali che decisero di non partecipare alle gare di qualificazione, tra cui Italia, Germania Ovest e Inghilterra. 

Ad aggiudicarsi la Coppa fu l’URSS del leggendario portiere Lev Yashin, che nei quarti di finale era riuscita a passare il turno grazie all’aiuto del dittatore Francisco Franco, il quale vietò alla nazionale spagnola di giocare contro i sovietici, rimediando due vittorie a tavolino. Memorabile fu proprio la prima partita del 6 luglio 1960, in cui si ebbe il record (mai battuto) di gol segnati nella competizione. Il match inaugurale della competizione tra Francia e Jugoslavia si concluse con un rocambolesco 4-5 in favore della squadra ospite. L’Unione Sovietica, dopo aver regolato nell’altra semifinale la Cecoslovacchia per 3-0, vinse  la finale ai tempi supplementari per 2-1 proprio contro gli slavi. Il podio fu interamente composto da Paesi non esistenti, dato che la Cecoslovacchia vinse la finalina contro i padroni di casa della Francia.

L’URSS provò il bis quattro anni più tardi in terra spagnola, dopo aver eliminato alle qualificazioni un’Italia finalmente partecipante, ma dovette arrendersi proprio in finale contro la squadra iberica, che questa volta era scesa in campo. La fase finale vide contrapporsi Ungheria e Spagna (1-2 dopo i tempi supplementari) e Danimarca e URSS (perentorio 0-3). La finalina fu vinta dagli ungheresi, mentre la finale, in un Santiago Bernabéu scaldato dagli 80.000 tifosi presenti, fu preda proprio dei padroni di casa con un gol di Marcelino a cinque minuti dal novantesimo, che fissò il risultato sul definitivo 2-1. 

Nel 1968 la competizione fu organizzata in Italia e fu nuovamente vinta dai padroni di casa, come quattro anni prima. Nel frattempo erano stati introdotti dei gironi nell’ambito delle qualificazioni, da cui sarebbero uscite la compagini che avrebbero partecipato prima a un ulteriore turno di qualificazione e poi alla fase finale vera e propria.  In semifinale gli Azzurri incontrarono nuovamente l’URSS e la partita finì 0-0 anche dopo la fine dei tempi supplementari. Il regolamento per il passaggio del turno prevedeva un sorteggio fatto dall’arbitro con la monetina e proprio l’Italia ebbe la meglio.

L’altra semifinale fu vinta dalla Jugoslavia per 1-0 contro l’Inghilterra, che raggiunse in seguito il terzo posto contro i sovietici grazie al 2-0 nella finalina. Nel corso di questa edizione, l’Italia si appropriò di un record ormai impossibile da replicare: dopo la semifinale vinta con il sorteggio, la finale contro gli slavi venne ripetuta dopo il pareggio per 1-1 dopo i supplementari. Erano i regolamenti di un calcio ormai decaduto, prima dell’invenzione della lotteria dei rigori, e la ripetizione, giocata due giorni dopo, portò finalmente la Coppa nelle mani di capitan Facchetti, con il match che si concluse con il finale di 2-0 con gol di Riva e Anastasi e con l’unico trionfo dell’Italia nella manifestazione.

L’Unione Sovietica dimostrò di essere una vera corazzata anche quattro anni più tardi, nell’edizione del 1972, qualificandosi ancora una volta per la fase finale in Belgio, ma la Germania Ovest, trascinata dal campione del Bayern Monaco Gerd Müller, vinse il trofeo a Bruxelles proprio contro i sovietici, dopo aver battuto i padroni di casa in semifinale per 2-1. L’URSS ebbe la meglio sull’Ungheria per 1-0 nell’altra semifinale, con i magiari che non otterranno medaglie dopo esser stati battuti dal Belgio nella finalina. La finale fu apoteosi tedesca, con la Mannschaft che schiantò i rivali con doppietta del solito Müller, inframezzata da una rete di Wimmer. Un secco 3-0 e Germania che conquistò poi il double con l’affermazione in Coppa del Mondo da padrona di casa due anni più tardi.

Euro 1976 si svolse in Jugoslavia e fu vinto a sorpresa dalla Cecoslovacchia, la cui ultima affermazione in una competizione era stata nell’ultima Coppa Internazionale finita nel 1960. Tutte e quattro le partite della fase finale finirono dopo i tempi supplementari. La Cecoslovacchia superò la Grande Olanda del leggendario Cruyiff per 3-1, mentre la Germania Ovest regolò i padroni di casa slavi per 2-4 grazie ad una maestosa tripletta di un altro Müller: Dieter. I Paesi Bassi vinsero il bronzo contro la Jugoslavia (2-3), mentre in finale si ricorse, per la prima e l’unica volta nella storia della manifestazione, ai calci di rigore dopo il 2-2 maturato nei 120 minuti di gioco.

Proprio durante i tiri dal dischetto, dalla mente del quinto rigorista cecoslovacco, Antonìn Panenka, scaturì un gesto che sarebbe divenuto leggenda. Il suo era l’ultimo rigore della serie della propria nazionale e poteva essere quello decisivo, dato che la Germania aveva appena sbagliato con Uli Hoeness. Panenka superò il portiere rivale con quello che in Italia chiamiamo comunemente “cucchiaio” o “scavetto”, ma che nel resto del mondo viene riconosciuto proprio con il cognome del calciatore che, grazie a questo colpo di genio, si portò a casa il trofeo.

Nel 1980 la fase finale si svolse nuovamente in Italia e la Germania Ovest, finalista per la terza volta consecutiva, si portò in testa all’Albo d’Oro della competizione con il secondo alloro conquistato a Roma. Per la prima volta le partecipanti furono 8, divise in due gironi da 4 in cui le prime classificate avrebbero giocato la finale e le seconde la finalina. Gli italiani non apprezzarono una nazionale con un attacco sterile, che segnò solo una rete nella fase a gironi, grazie a un centrocampista, Tardelli, venendo relegata al secondo posto dietro al Belgio.

La nazionale belga, invece, giocò la finale contro i tedeschi, capaci di vincere il proprio raggruppamento contro Grecia, Olanda e, soprattutto, Cecoslovacchia, che incontrò nella partita inaugurale proprio come era successo nell’ultimo atto di Jugoslavia ‘76. La finalina vide l’Italia soccombere dopo una lunga serie di rigori contro i cecoslovacchi (e qui Panenka non ripeté  lo stesso gesto di quattro anni prima) con l’errore decisivo di Collovati, mentre la Germania vinse il suo secondo Europeo grazie alla doppietta di Hrubesch, che segnò il suo secondo gol a due minuti dal novantesimo, superando i belgi per 2-1.

La prima parte della ricostruzione storica di questa affascinante competizione si chiude qui, mentre la seconda e conclusiva parte la troverete sui canali di Dixxit nei giorni antecedenti la finale.

Tornando invece al presente, una breve analisi sull’Europeo 2021. Il torneo di quest’anno vede di nuovo la stessa formula del 2016, 24 squadre divise in sei gironi con possibilità di ripescaggio delle quattro migliori terze classificate e incontri poi dagli ottavi di finale, e avrà termine l’11 luglio nella cornice dello stadio di Wembley a Londra. La favorita è all’unanimità la selezione francese, vicecampione d’Europa e campione del Mondo in carica. Altre possibili pretendenti al titolo sono sicuramente il Belgio, l’Inghilterra, la Spagna, la Germania e di nuovo il Portogallo, campione in carica. L’Italia torna dopo aver giocato ottimi match di qualificazione e amichevoli grazie alla guida attenta del C.T. Roberto Mancini, che ha profondamente rinnovato e ringiovanito una rosa che per la prima volta da molti anni non si affida a un “blocco” di giocatori di un solo club. Dunque, gli Azzurri potranno essere possibili outsider di un torneo che vedrà finalmente il ritorno del pubblico sugli spalti dopo la crisi pandemica, anche se a capienza limitata, con la speranza che anche lo sport possa segnare un punto di svolta nella difficile situazione di questo biennio.

di Jacopo Bisignani.

Fonti immagini:

  • Immagine copertina: https://www.tuttocampo.it/Italia/News/1412995/uefa-euro-2020-modalita-di-richiesta-rimborso-biglietti-per-le-gare-di-roma
  • Logo coppa e squadre partecipanti: https://it.uefa.com/uefaeuro-2020/news/0256-0db4324fc8b4-cd5b00879ade-1000–le-squadre-della-fase-finale-di-euro-2020/
  • Panenka cucchiaio: https://www.eurosport.it/calcio/il-mito-dell-inventore-antonin-panenka-icona-del-cucchiaio_sto7938056/story.shtml 
  • Riva e coppa: https://www.repubblica.it/dossier/sport/la-partita-della-vita/2019/11/01/news/europei_1968_la_notte_gigi_riva_e_della_scoperta_del_calcio_-240005776/

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