Aborto, la discussione sulla pillola RU486

Aborto, la discussione sulla pillola RU486

Ultimamente si è spesso sentito parlare di aborto per le strade, nei telegiornali, un po’ ovunque. Infatti, è passato meno di un anno da quando il Ministero della Salute ha promulgato le nuove linee di indirizzo riguardo l’interruzione di gravidanza, che è attualmente possibile anche per mezzo della tanto discussa pillola RU486.

A seguito di ciò torna dunque in auge anche la guerra dei manifesti, che a volte assume caratteri di valenza politica e religiosa: se da un lato abbiamo solitamente cristiani conservatori, dall’altro lato, quello pro-choice, si sono schierati ad esempio i membri dell’Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti). 

Ma come mai questa pillola è così discussa? Proprio perché faciliterebbe l’interruzione di gravidanza indesiderata. Infatti,  l’aborto farmacologico si avvale della pillola abortiva e di un altro farmaco.

La pillola abortiva RU486 è a base dell’ormone mifepristone, che blocca gli effetti del progesterone, l’ormone femminile che sviluppa la gravidanza. In pratica provoca un distaccamento dell’embrione annidato nell’utero sin dal concepimento.

La seconda pillola è una prostaglandina: stimola le contrazioni dell’utero, aiutando l’espulsione degli ultimi tessuti che si stavano sviluppando nel corso della gravidanza. L’aborto avviene nel giro di due giorni, attraverso un sanguinamento che comincia già dopo la somministrazione della pillola abortiva. La seconda pillola, ovvero la prostaglandina, aiuta a completare il processo, liberando completamente l’utero.

L’intero processo abortivo dura circa una settimana o poco più, dopo il quale si torna lentamente alla normalità del ciclo.

Risulta quindi subito evidente come l’impatto a livello di stress sia decisamente meno grave rispetto al subire un’intervento di raschiamento, con un minore impatto psicologico e un recupero piuttosto veloce.

 

Esistono chiaramente dei rischi, come per tutti i farmaci, ma il problema sembra essere più che altro morale: è lecito semplificare un procedimento tanto discusso come l’aborto?

Personalmente la domanda sembra un po’ fallace. Penso, infatti, che nessuno prenderebbe mai l’aborto come un giro in giostra e, di conseguenza, nel caso in cui una donna dovesse arrivare alla conclusione di voler abortire, non vedo perché le si dovrebbe creare un danno psicologico più grande del dovuto.

Si potrebbe sostenere che, semplificando la procedura, le donne ricorrerebbero più spesso agli aborti. Questa effettivamente potrebbe essere un’ipotesi, eppure molti sostengono che la RU486 dia una maggior consapevolezza fisica e maggior presa di coscienza, visto che non prevede anestesie come invece succede con l’intervento chirurgico.

Inoltre, bisogna ricordare che, tenendo appunto in particolare considerazione la questione etico-morale, se in Italia i medici e farmacisti obiettori di coscienza fossero meno, allora la richiedente impiegherebbe meno tempo a trovare un medico disponibile a eseguire l’intervento o prescrivere la RU486: di conseguenza l’embrione sarebbe meno sviluppato.

Purtroppo, però, i ginecologi obiettori di coscienza in Italia sono tutt’oggi un grandissimo numero, arrivando a toccare addirittura il 90% in alcune regioni.

Per concludere con una breve riflessione personale, vorrei dire che si può sempre portare avanti una gravidanza indesiderata con il proprio utero, ma decidere per le altre donne riguardo una questione secolare che riguarda la coscienza e la definizione stessa di “vita” (sulla quale esistono moltissimi pareri discordi) è un discorso profondamente diverso e complicato. Ecco perché chi sostiene la possibilità di decidere preferisce chiamarsi pro-choice e non pro-aborto.

 

di Giada Lagetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.